Scelta di articoli
di Genetica Clinica/Umana pubblicati in Febbraio
2015 nelle seguenti riviste: British
Medical Journal, Lancet, Lancet Neurology, Nature, Nature Biotechnology, Nature
Genetics, Nature Medicine, Nature Neuroscience, Nature Reviews Genetics, Nature
Reviews Neuroscience, NEJM, PNAS, Science & Cell.
ARTICOLI DA NON
PERDERE
Are we ready for direct-to-consumer genetic testing? Lancet Neurology
2015;14:138. Come sappiamo (selezione articoli Gennaio 2015 Margaret McCartney: Direct to consumer genetic testing—is
all knowledge power? BMJ 2015;350:h439 e Dicembre
2014 Personal genome service launches in UK. BMJ 2014;349:g7435) il 2
Dicembre 2014 la compagnia 23andMe ha lanciato la sua offerta di Personal
genetic testing diretto al consumatore che al costo di € 158 fornisce una risposta
che riguarda più di 100 malattie o caratteri, inclusi la presenza di
alleli-malattia ma anche la stirpe, la risposta ad alcuni farmaci. Ti danno un
kit per la raccolta della saliva e spedisci senza una valutazione preliminare
del medico. Pareri vari, alcuni favorevoli (come anche nelle due pubblicazioni
precedenti), i più scontati quello dalla mancanza di un counseling pre- e
post-test. Se questo è ritenuto un dovere per i medici perché non deve valere
per 23andMe? E se nella pratica comune applicando l’usuale procedura per un
test genetico il genetista e il medico inviante non riescono ad interpretare
una variante e forniscono un adeguato counseling post-test, è lecito che
23andMe spedisca a casa la sua risposta di una variante con una nota interpretativa
e che può però essere mal interpretata? Questa nota informa che sono in corso
studi longitudinali di oltre 1.600 utilizzatori di test diretti al consumatore,
i cui risultati preliminari dicono che circa un quarto di questi “consumatori”
ha discusso il risultato con il proprio medico di famiglia e un decimo ha
richiesto ulteriori esami o test in base a quello che ha capito. Da
sottolineare che la FDA ha bloccato in USA tale iniziativa della compagnia
23andMe, almeno nella parte dedicata all’interpretazione dei dati genetici,
fornendo quindi solo dati sulla genealogia e dati grezzi. E’ possibile tutto
questo in Europa perché la raccolta della saliva e quanto offre 23andMe non si
possono considerare come parte della medicina e quindi non competono
all’Agenzia europea del farmaco. E non può esserci anche alcuna obiezione dalla
UK Medicines and Healthcare Products
Regulatory Agency (MHRA) (ed altre noiosissime precisazione legali, ndr).
Comunque le informazioni genetiche raccolte potrebbero, se centralizzate,
almeno servire per avere dati genetici di popolazione. I fatti comunque sono
che tale iniziativa è ora possibile in UK e lo diventerà presto in altri paesi.
Dobbiamo sapere come regolamentarla, ed è tempo di decidere (in realtà sarebbe
stato meglio farlo prima e darsi delle regole, perché era facilmente
immaginabile, ndr)(vedi anche pagine “reclamistica” nella pagina Cronaca di
Repubblica 10 Marzo 2015 di un’iniziativa privata veronese con costi, es. “lettura”
esoma 3.000 euro, 7.000 del trio che ne affida il counseling pre e post al
medico di fiducia).
Vedi anche: 23andMe sets sights on UK/Canada, signs up Genentech.
Nature Biotechnology 2015;33:119.
MALATTIE
NEUROLOGICHE/NEURODEGENERATIVE
Spreading of pathology in
neurodegenerative diseases: a focus on human studies. Nature
Reviews Neuroscience 2015:16:109. Si ritiene che molte malattie neurodegenerative siano dovute a
malripiegamento di proteine malattie-specifiche, aggregazione, trasmissione
cellula-cellula che porta alla disseminazione in sequenza di aggregati proteici
patologici. Questa Review ci aggiorna su quanto si sa sulla propagazione della
proteina da neurone a neurone con particolare riguardo agli aspetti
neuropatologici e sulla immagini della PET nell’uomo.
Cold shock protects the
brain. Nature 2015;518:177. Commento di
una lettera (RBM3 mediates structural plasticity
and protective effects of cooling in neurodegeneration. Pg. 236) in cui viene identificata una proteina rilasciata durante
l’ipotermia che nel topo sembra interessare la progressione della malattia
neurodegenerativa evitando la morte dei neuroni e preservandone la connessione.
L’uso del freddo come agente terapeutico risale a millenni fa quando Galeno lo
usava per curare la febbre e attenuare gli effetti della chirurgia dopo gravi
ferite di guerra. L’interesse in questi ultimi anni si è concentrato su un
piccolo gruppo di proteine la cui sintesi aumenta durante l’ipotermia, quando
su riduce la sintesi di tutte le altre. Queste proteine da shock da freddo si
legano all’RNA e mediano la produzione proteica. Una di queste, RBM3
(RNA-binding motif protein 3), ha un ruolo chiave nella protezione neuronale
dopo periodi di ipotermia. In questo studio
ricorrendo a un modello murino di Alzheimer e a topi infettati con prioni si è
osservato che quando questi topi sono posti in ipotermia (16-18° per 45 m’) il
numero di contatti interneuronali cala bruscamente nell’ippocampo, importante
per la formazione della memoria. Quando gli animali giovani sono portati alla
normale temperatura il numero di sinapsi torna ai valori normali. Mentre nei
topi di età maggiore questo recupero dei contatti non avviene.
La stessa differenza è stata osservata per i livelli di RBM3, che
aumenta nell’ipotermia nei giovani ma non negli anziani in cui la
neurodegenerazione è in fase più avanzata. La sovraproduzione indotta di RBM3
negli animali infettati con prioni ha effetti neuroprotettivi e clinici
(riduzione dei deficit comportamentali.). Questo ed altri esperimenti fanno
pensare che questa proteina raggiunga alti livelli durante lo sviluppo
cerebrale e che abbia un ruolo nel mantenimento neuronale, anche in epoca postnatale
quando alcune sinapsi cerebrali sono perse e successivamente riformate e quindi
un ruolo nella plasticità cerebrale dell’adulto.
Quanto descritto potrebbe avere effetti a distanza anche in altre
patologie, come lesioni cerebrali da ictus e per malattie con alterata
plasticità cerebrale come l’effetto dell’età o il deficit intellettivo.
Pivotal trials
for b-secretase inhibitors in Alzheimer’s. Nature Biotechnology 2015;33:115. Nonostante gli insuccessi delle sperimentazioni cliniche
nell’Alzheimer sono state recentemente annunciate ulteriori iniziative: nello
scorso Dicembre è iniziato il reclutamento di 1.500 pz con Alzheimer in stadi
precoci per una sperimentazione in fase 2/3 con un inibitore dell’enzima β-secretasi.
E è stata annunciata una sperimentazione in fase 3 con un anticorpo anti β-amiloide,
aducanumab, dopo una sperimentazione con risultati incoraggianti sugli aspetti
cognitivi in pz con stato predemenziale.
Queste
iniziative si avvalgono anche del ricorso a nuovi biomarcatori della malattia e
dell’individuazione di pz in fase preclinica o con lievi segni clinici. La
compagnia Lilly sta partendo con un’altra sperimentazione in fase 3 con
Solanezumab che, dato per inefficace sugli obiettivi primari (deficit
cognitivo) sembra, in base alla rivalutazione dei dati, avere invece qualche
effetto.
Quindi
ricerca molto attiva e molti fondi impiegati. Perché c’è la speranza che i
farmaci possano essere efficaci in qualche sottogruppo di pz o se somministrati
nel tempo giusto.
Marinesco-Sjögren
syndrome protein SIL1 regulates motor neuron subtype-selective ER stress in
ALS. Nature Neuroscience
2015;18:227.
Pz con sclerosi laterale amiotrofica sporadica o familiare hanno in comune
simili anomalie fisiopatologiche e molecolari, con degenerazione dei motoneuroni
alfa, ad eccezione di alcuni muscoli (sfinterici pelvici ed extraoculari). L’analisi
longitudinale del trascrittoma di topi che sovraesprimono una SOD1 mutata di
ALS familiare hanno un aumentato stress ER (reticolo endoplasmatico) e inizio
della risposta alla proteina malripiegata (UPR)(pathway che ne diminuisce la
quantità e che riguarda l’omeostasi del ER) in alcuni sottotipi di motoneuroni
(suscettibili alla fatica), aspetti che costituiscono il più precoce segno
della malattia. Nel lavoro viene identificato un
co-chaperone, SIL1, mutato nella sindrome Marinesco-Sjögren (MSS, MIM #248800)(cataratta congenita, atassia
cerebellare, miopatia e ritardo psico-motorio), che è altamente espresso nel
sottogruppo di motoneuroni resistenti, ma non in quelli sensibili alla
malattia. Nel modello murino di MSS vi è un’aumentata omeostasi ER nei
motoneuroni come risposta alla mancata funzione di SIL1.
Nel modello murino di ALS con mutazione SOD1 (G93A) la perdita di un allele Sil1 aumenta ancor
di più lo stress ER e peggiora la gravità della malattia con i livelli di SIL1 che
sono progressivamente e selettivamente ridotti nei motoneuroni affaticabili. La
somministrazione di SIL1 mediata da adenovirus a motoneuroni con mutazione ALS
familiare ha normalizzato l’omeostasi ER, ritardato la denervazione muscolare e
ne ha prolungato la sopravvivenza.
Rectifying RNA
splicing errors in hereditary neurodegenerative disease. PNAS
2015;112:2637. Commento dell’articolo sullo stesso
fascicolo (Rectifier of aberrant mRNA
splicing recovers tRNA modification in familial dysautonomia. Rectifier of aberrant mRNA splicing recovers tRNA modification
in familial dysautonomia. Pg. 2664) sugli
errori di splicing dell’RNA, in particolare in sede 5’, tappa critica nei
meccanismi di creare una moltitudine di RNA, codificanti e non codificanti,
necessari per funzioni specifiche sia cellulari che tissutali. Questi errori
possono causare malattie come la Disautonomia autonomica sensitivo ereditaria (Disautonomia
Familiare o s. Riley-Day, MIM #223900)(FD) che comporta un grave deficit di
attività del sistema autonomico, che porta poi ad una disfunzione sistemica
(difficoltosa deglutizione dalla nascita, polmonite da spirazione, instabilità
della temperatura corporea e ritardo psico-motorio e poi altri e vari segni
clinici in età adulta). E’ una malattia tipica degli ebrei askenaziti (Ashkenaz significa Germania, e sono
ebrei dell’est Europa) in cui la frequenza di portatore è di 1:30. La mutazione
tipica della FD è in omozigosi nell’introne 20 (IVS20 + 6T > C) del gene
IKBKAP, che codifica una proteina chinasi IkB chinasi (IKAP), mutazione che
modifica l’interazione tra IKBKAP pre-mRNA e una piccola proteina
ribonucleoproteina (snRNP) con skipping dell’esone 20, frameshift e aumentato
turnover di RNA tramite il pathway di decadimento del RNA nonsense-mediato.
Con questa mutazione il grado di skipping dell’esone varia da tessuto a
tessuto, ed è maggiore nel tessuto nervoso centrale e periferico spiegando
almeno in parte il fenotipo di FD. Nel lavoro ricorrendo a uno screening di
librerie chimiche usando uno specifico splicing reporter è stato identificato
un composto, chiamato RECTAS (rectifier of aberrant splicing), che rettifica lo splicing
anomalo di IKBKAP nelle cellule di pz con FD, aumenta l’espressione di IKAP,
riduce le modificazioni di tRNA e migliora la vitalità delle cellule. Sembra
quindi una sostanza promettente per la terapia di FD.
AUTISMO
Whole-genome
sequencing of quartet families with autism spectrum disorder. Nature
Medicine 2015;21:185. Risultati di WGS di 85
quartetti (genitori e due figli con Disordine Spettro Autistico, ASD)(n° 59 con
2 maschi affetti, n° 23 1 maschio e 1 femmina, e n°3 due femmine) con 170
persone con ASD per generare un data base di tutte le varianti genetiche, tra cui
anche quelle non codificanti associate al fenotipo. Il progetto, che mette a
disposizione di tutti i dati ottenuti per future analisi, sottolinea l’importante
contributo della genetica e la grande eterogeneità genetica dell’ASD. Ma fa
anche presente che sarà necessario, applicando sempre WGS, studiare campioni
ben più ampi di pz per capire interamente l’architettura genetica di questa
condizione. Identificate nel 42.4% dei casi mutazioni dell’ASD, frequenza
simile a quella osservata negli studi di pz con deficit intellettivo usando la
stessa piattaforma. Considerando le SNV de
novo e le rare ereditate e le alterazioni strutturali di geni dell’autismo
o di altre malattie del neurosviluppo si è visto che oltre il 69% dei fratelli
affetti porta mutazioni ASD diverse. Questi fratelli discordanti per la
mutazione hanno una maggior variabilità fenotipica rispetto a quelli con la
stessa mutazione. Un altro dato utile da conoscere è che oltre il 95% delle
piccole CNV non erano state identificate con array ad alta risoluzione. Come
esempio viene riportata una delezione di 1.7 kb del gene SCN2A, piccola
quindi con entrambi i punti di rottura in un introne.
Genetic modules for
autism. Nature 2015;47:105. Research
Highlight di un articolo (Integrated
systems analysis reveals a molecular network underlying autism spectrum
disorders. Molecular Systems Biology 2015;10:774) in cui si vogliono identificare i pathway comuni sregolati
in questa condizione geneticamente estremamente eterogenea applicando un
sistema che integra l’interattoma, l’espressione genica e i dati del sequenziamento
genomico. Trovato un modulo di integrazione proteica con un’alta concentrazione
di geni candidati dell’autismo. Il sequenziamento con WES o WGS di tessuto
cerebrale di 25 pz e 5 controlli ha identificato 38 geni e ha confermato il
coinvolgimento di questo modulo, coinvolgimento confermato in un campione
indipendente di 500 pz con autismo. Il profilo di espressione di questi geni
consente di suddividerli in due gruppi, uno prevalentemente espresso nel corpo
calloso, che è un ponte di comunicazione tra i due emisferi, e l’altro ad
espressione più diffusa. Nel modulo si osserva poi una significativa
alterazione dei livelli di espressione dei geni in 6 pz rispetto ai controlli.
Questo
studio ha delineato un network comune coinvolto nell’autismo e nuovi geni-malattia.
Genotype to phenotype
relationships in autism spectrum disorders. Nature Neuroscience 2015;18:191. Sono probabilmente
parecchie centinaia i geni dell’autismo e dei fenotipi correlati (ASD). Le
mutazioni de novo funzionalmente
importanti per l’ASD sono rare, ma insieme contribuiscono in modo considerevole
alle forme sporadiche. Le mutazioni de
novo sono CNV di dimensioni considerevoli (come es. 16p11.2, vedi in questa
selezione Modelli animali) o SNV troncanti. E’ stato preparato un approccio
computazionale (NETBAG+) per individuare i
network biologici comuni che, anche in base ad altre ricerche, sono quelli
coinvolti nella neurogenesi e nella funzione sinaptica. In questa ricerca dei geni implicati nell’autismo,
utilizzando vari database, sono stati studiati i profili di espressione temporali,
spaziali e specifici per tipi cellulari, e come le caratteristiche di
espressione e funzionali di questi geni possono incidere sul fenotipo. Le
mutazioni causative sono in preferenza geni sensibili al dosaggio. Sono
coinvolti molti tipi cellulari e molte aree cerebrali, anche se l’impatto
sembra maggiore per gli interneuroni corticali, piramidali e per i neuroni
spinosi medi dello striato; questo indica il coinvolgimento dei circuiti
cerebrali corticali e corticostriatali. Le mutazioni troncanti nelle femmine
interessano geni con maggiore (del 50-100%) espressione nel SNC rispetto ai
maschi. Questa osservazione di maggiore perturbazione funzionale nelle femmine
è in analogia con quanto si ritiene, ma di cui non si conosce la base
biologica, che in questo sesso vi sia un “effetto protettivo”. Altro dato: il numero medio di mutazioni troncanti per
persona è correlato con il livello di QI: per i pz ad alto funzionamento è
uguale a quello dei fratelli non affetti, invece per coloro con QI<100 il
valore è doppio. In sintesi al maggiore danno funzionale corrisponde un
maggiore coinvolgimento intellettivo, sociale e comportamentale.
Autism-associated
mutation inhibits protein kinase C-mediated neuroligin-4X enhancement of excitatory
synapses. PNAS 2015;112:2551.
Non è noto il meccanismo patogenetico dei geni noti dell’autismo. Le
neuroligine (NLGN) è una famiglia di 5 geni (Nlgn1, 2, 3, 4X, and 4Y)
codificanti proteine sinaptiche, molecole critiche per l’assemblaggio,
mantenimento e plasticità sinaptica. Sono state individuate molte mutazioni di
NLGN3 3 4X (puntiformi e CNV) nei pz con autismo, e le puntiformi risiedono nei
domini extracellulari ad eccezione di una di 4X che è nel dominio cellulare
(arginina sostituita da cisteina). Questa mutazione inibisce considerevolmente
la modificazione post-traduzionale con conseguenti gravi alterazioni
sinaptiche. Questo studio in vitro
sottolinea come una semplice alterazioni di una proteina a livello sinaptico
può interferire con la trasmissione sinaptica e favorisce il proposto modello
patogenetico dell’autismo di uno sbilanciamento delle correnti
eccitatorie/inibitorie.
The idiosyncratic
brain: distortion of spontaneous connectivity patterns in autism spectrum
disorder. Nature Neuroscience 2015;18:302. E’ stata studiata con RMI funzionale la
connettività intra- ed interemisferica nei pz con autismo ad alta funzionalità per
determinare e definire le atipicità funzionali nell’autismo (ASD). Vi è un
pattern di connettività funzionale significativamente differente dai controlli
e una distorsione individuale differente (idiosincratica) da pz a pz, quindi
una alta variabilità di connettivale intra- ed interemisferica tra pz. L’ordine
di grandezza della distorsione individuale di connettività nelle stesse aree
interemisferiche correla significativamente con la sintomatologia
comportamentale: la varianza di deviazione dai controlli è risultata maggiore
nei pz con segni clinici più gravi.
GENETICA UMANA/CLINICA
***
Genetic privacy: Trust is not enough. Science
2015;347:957. Lettera
che fa riferimento all’articolo Trust
me, I’m a medical researcher (Science 2015;347:501) in cui si sosteneva che
“Scientists can no longer
guarantee patients’ privacy. They’re looking for new ways to build trust”,
quindi una mutua collaborazione e vantaggio, come il Sistema Uber per i taxi o
Airbnb per scegliersi un albergo.
Ma non è così, dice la lettera perché mentre con questi due
sistemi puoi interrompere la collaborazione, non puoi impedire che le tue
informazioni genetiche vengano diffuse ovunque e in modo non prevedibile. Se
uno che vive in un paese in cui c’è la protezione dei suoi dati genetici (GINA)
e poi si sposta in un paese dove non c’è, si trova non protetto. E gli può
essere rifiutata ad es. l’assicurazione malattia o vita se si viene a sapere
che ha alleli a rischio di grave malattia (es. cancro o neurodegenerative). E
anche dove c’è GINA (USA) non è protetto da discriminazione da parte delle
banche o assicurazioni malattia o di invalidità.
Non esiste una soluzione semplice. Bisognerebbe che vi siano in
tante altre nazioni buone leggi che consentano di evitare la discriminazione
genetica.
Exome
sequencing identifies rare LDLR and APOA5 alleles conferring risk for
myocardial infarction. Nature Genetics 2015;518:102. Risultati di uno studio internazionale (quasi un centinaio
gli AA, con partecipazione di 3 centri italiani) sull’applicazione di WES di 9.793
tra casi e controlli per individuare mutazioni rare che contribuiscono
all’infarto miocardico precoce (≤ 50 anni per gli uomini e ≤ 60 per le donne).
Nessuna differenza trovata tra casi e controlli per varianti a bassa frequenza
(1-5%). Mutazioni in eterozigosi rare non sinonime di LDR (recettore delle
lipoproteine a bassa densità) sono associate ad un rischio di 4.2 volte di
infarto miocardico e mutazioni nulle associate ad un rischio ancora maggiore
(13 volte). Il 2% dei pz ha una mutazione dannosa di LDR contro lo 0.5% dei
controlli; questi dati confermano quanto risultato più di 40 anni fa dosando i
livelli di colesterolo LDL (quello chiamato “cattivo”, ndr). I portatori di
mutazioni rare non sinonime di APOA5 (apolipoproteina A-V) hanno un rischio di
infarto miocardico aumentato (2.2 volte) ed hanno aumentati livelli di
trigliceridi plasmatici.
In
conclusione da questo studio risulta che non solo il colesterolo HDL ma anche
alterazioni del metabolismo delle lipoproteine ricche in trigliceridi contribuisce
al rischio di infarto miocardico.
Using iPSCs
and genomics to catch CNVs in the act. Nature Genetics 2015;47. Editoriale che commenta l’articolo 7q11.23 dosage-dependent dysregulation in
human pluripotent stem cells affects transcriptional programs in
disease-relevant lineages. Nature Genetics 2015;47:132, già citato tra gli articoli del Dicembre 2014,
sull’uso delle cellule staminali totipotenti per identificare il ruolo
fenotipico dei geni inclusi nel segmento deleto o duplicato di due sindromi da
geni contigui (s. Williams e s. Somerville–van der Aa da duplicazione della
regione Williams): PDLIM1 associato al deficit di attenzione ed
iperattività, sovracrescita neuritica, difetti cardiovascolari ed iperacusia; MYH14 associato al deficit uditivo; BEND4 che fa parte della famiglia
recentemente caratterizzata di repressori neurali sensibile a GTF21 e LSD1.
Germline ETV6
mutations in familial thrombocytopenia and hematologic malignancy. Nature
Genetics 2015;47:180. La sindrome mielodisplasica familiare
(MDS) e la leucemia acuta (AML) sono causate dai seguenti geni: RUNX1, CEBPA2, GATA2, ANKRD26,
SRP72. Quelli della leucemia linfoblastica acuta (ALL) sono PAX5e TP53. Ma
molti casi familiari di MDS rimangono senza una causa nota. Con
WES sono state studiate 3 famiglie con trombocitopenia e neoplasie ematologiche
a trasmissione AD, sono state trovate mutazioni germinali del gene ETV6
definendo così una nuova malattia di trombocitopenia con suscettibilità a
leucemia e altri tumori maligni ematologici. Le tre mutazioni risiedono in sedi
hot spot mutazionali somatiche nei tumori maligni e una di queste tre mutazioni
è nel dominio legante il DNA. Il sequenziamento di ETV6 in altri pz con leucemia
familiare (n° 55) o MDS senza causa nota o citopenia idiopatica a/o
insufficienza midollare (n° 1563) ha consentito di identificare due famiglie
con trombocitopenia e neoplasie ematologiche con mutazione germinale di ETV6.
Studi
funzionali dimostrano che le mutazioni eliminano la capacità legante il DNA, la
localizzazione subcellulare e diminuiscono la repressione trascrizionale in
modo dominante negativo bloccando l’ematopoiesi. Da tenere presente quanto
riscontrato come screening mutazionale nel caso di trombocitopenia e cancro per
il management delle persone a rischio.
Il
lavoro termina dicendo che lo studio genetico nelle sindromi tumorali familiari
affianca quello del sequenziamento genomico del cancro nell’identificazioni di
mutazioni causa delle neoplasie.
Friedreich’s ataxia: the European consortium. Lancet Neurology
2015;14:130. Commento di un articolo sullo stesso fascicolo (Biological and
clinical characteristics of the European Friedreich’s Ataxia Consortium for
Translational Studies (EFACTS) cohort: a cross-sectional analysis of baseline
data. Pg.
174) sulla storia naturale dell’Atassia Friedreich, m. neurodegenerativa con atassia
progressiva, cardiomiopatia, scoliosi e altro ad insorgenza tra i 5 e i 15 anni, rara
(1:50,000 persone in Europa) AR (MIM #229300) in genere da espansione trinucleotidica
GGA nell’introne 1 del gene fratassina (FXN), mutazione che comporta una
ridotta quantità di proteina e disfunzione mitocondriale. L’espansione della
tripletta non modifica la sequenza genica ma silenzia il gene tramite la
formazione di eterocromatina e una ridotta trascrizione di mRNA (vedi Epigenetic
and neurological eff ects and safety of high-dose nicotinamide in patients with
Friedreich’s ataxia: an exploratory, open-label, dose-escalation study. Lancet
2014;384:504)(Articoli Ottobre 2014). Sono presentati i risultati di uno studio
collaborativo EFACTS (un centro italiano e altri 10 europei) con analisi
degli aspetti neurologici con la scala per l’atassia SARA, di performance e misurazione
della qualità di vita. Con questa analisi di dati sezionali (cross-sectional)
di 592 pz si osserva una chiara relazione tra età di insorgenza e progressione
con insorgenza precoce della malattia associata ad una sua rapida progressione.
Questo in accordo con studi di altre popolazioni (USA, Canada). Risultati utili
per la gestione dei pz, l’individuazione di biomarcatori e le sperimentazioni
cliniche, anche se lo studio, come anche quello di altri paesi, ha un vizio di
accertamento dei pz al loro reclutamento (pochi bambini ed età media
all’insorgenza 13 anni) e non è uno studio longitudinale.
Beyond the genome. Nature 2015;518:273. Nel fascicolo del 19
Febbraio 2015 sono pubblicati una serie di articoli sulle modificazioni non
genetiche (epigenetiche) del genoma che determinano quali geni sono espressi da
quali tipi di cellule e quando. Sono pubblicati ora i risultati della Roadmap Epigenomics Project del NIH Americana riguardanti
le cellule staminali, le cellule mature di vari tessuti di persone sane e di pz
con malattie come il cancro, le neurodegenerative e le m. autoimmunitarie. Efficace
il seguente paragone: “Tackling disease using information on the genome alone has been like
trying to work with one hand tied behind the back”.
Roadmap for
regulation. Pg. 314
Integrative analysis
of 111 reference human epigenomes. Pg. 317
Chromatin architecture
reorganization during stem cell differentiation. Pg. 331
Genetic and epigenetic
fine mapping of causal autoimmune disease variants. Pg. 337
Transcription factor
binding dynamics during human ES cell differentiation. Pg. 344
Integrative analysis
of haplotyperesolved epigenomes across human tissues. Pg. 350
Dissecting neural
differentiation regulatory networks through epigenetic footprinting. Pg. 355
Cell-of-origin
chromatin organization shapes the mutational landscape of cancer. Pg. 360
Conserved epigenomic
signals in mice and humans reveal immune basis of Alzheimer’s disease. Pg. 365.
Uncovering
disease-disease relationships through the incomplete interactome. Science
2015;347:841. Anche se non conosciamo così bene
l’interattoma è già possibile studiare le interazioni fisiche tra i vari
componenti di una cellula. Le proteine associate ad una malattia costituiscono
sottografici connessi, chiamati moduli di malattia. In questo articolo vengono
rappresentati i network proteici di 3 diverse malattie, la Sclerosi multipla,
le malattie perossisomiali e l’Artrite reumatoide. La Sclerosi multipla e
l’Artrite reumatoide hanno moduli con una discreta sovrapposizione e mostrano
una certa somiglianza fenotipica e un’alta comorbilità. Malattie senza
sovrapposizione di modulo (Sclerosi multipla e m. persossisomiali) mancano
anche di una relazione clinica. Bella e chiara la Figura dei 3 moduli.
Interessanti
le conclusioni: la Medicina dei network (o dei moduli) può essere di
considerevole aiuto e può andare dall’interpretazione della gran quantità di
dati ottenuti nei vari studi GWAS (associazione genome-wide) all’individuazione
di target farmacologici per la cura delle malattie.
BIOLOGIA
Crossovers are
associated with mutation and biased gene conversion at recombination hotspots. PNAS
2015;112:2109. La ricombinazione meiotica, situata in
hotspot di ricombinazione, aumenta la diversità genetica con la formazione di
nuovi aplotipi e ha un effetto anche sull’evoluzione. Differenze di sequenza nella
specie e tra specie correla positivamente con le regioni ad alta attività di
ricombinazione, nella specie umana e in altri eucarioti. In questo lavoro sequenziando
molecole di DNA di cellule spermatiche si dimostra nell’uomo che la
ricombinazione associata al crossing-over è mutagenica, la meiosi risulta
quindi una fonte importante delle mutazioni germinali. Inoltre si osserva che
in siti polimorfici vi è una preferenziale trasmissione di alleli GC rispetto a
AT. Sia la mutagenesi che la trasmissione preferenziale sono quindi importanti
modificatori di sequenza negli hotspot ricombinazionali.
Double-stranded
RNA made in C. elegans neurons can enter the germline and cause
transgenerational gene silencing. PNAS 2015;112:2133. Sappiamo che fattori ambientali possono determinare modificazioni
in organismi che possono essere trasmesse alle successive generazioni, ma non
si sa se questi fattori agiscano direttamente sulle cellule germinali o
agiscano sulle cellule somatiche e da qui alle germinali. Nella C. elegans è
stata indotta la produzione di RNA mobile, frammenti di dsRNA (doppio
filamento), che possono portare a modificazioni non solo tra cellule somatiche
ma anche da cellule somatiche a cellule germinali determinando silenziamento
genico. Si dimostra quindi che fattori ambientali determinano alterazioni delle
cellule somatiche che possono essere trasmesse alle successive generazioni
tramite il passaggio di RNA mobile dalle cellule somatiche alle cellule
germinali.
MODELLI ANIMALI E NUOVE TERAPIE
***
Therapeutic
genome editing: prospects and challenges. Nature Medicine 2015;21:121.
Bella e sintetica introduzione alla terapia genica, che sottolinea che le due
tecniche in uso, la terapia genica con l’acquisizione funzionale del gene
mutato con espressione transgenica virale e l’interferenza dell’RNA che
silenzia il gene mutato tramite KO dell’RNA bersaglio, hanno delle limitazioni
che rendono impossibile il loro impiego per moltissime malattie. La prima può
avere effetti mutageni nella sede di inserzione e sregolare l’espressione
transgenica, la seconda può non reprimere completamente l’espressione del gene
mutato ed essere inefficace quando si richiede la sua completa repressione, ha
poca specificità e può avere effetti indesiderati.
In questa review vengono descritte le
varie tecnologie di genome editing (tra cui CRISR e Talen), i meccanismi con
cui vengono prodotte le modificazioni genetiche, le loro potenzialità
terapeutiche (vedi Tabella 2 con sperimentazione nell’Emofilia B, HIV, D.
Duchenne, Epatite B, SCID, cataratta, Fibrosi cistica, Tirosinemia ereditaria) ed
i principali problemi per il loro impiego in sperimentazioni cliniche
(sicurezza ed efficacia). In più, teoricamente è possibile prevedere il loro
uso non solo per le malattie monogeniche ma anche per le malattie complesse.
Contribution of mGluR5 to pathophysiology in a mouse
model of human chromosome 16p11.2 microdeletion. Nature Neuroscience 2015;18:182.
Studi di sindromi monogeniche con alta frequenza di segni dello spettro
autistico (ASD), come Sclerosi Tuberosa e la s. FragileX, hanno consentito di
conoscere il ruolo di mGluR5 (recettore del glutammato metabotropico 5) nella
patogenesi della s. FragileX e di verificare un effetto terapeutico della
modulazione genetica o farmacologica di mGluR sulla sintomatologia
neuro-comportamentale dei modelli animali di questa malattia. Il 5-10% dei pz
con ASD ha una variante del numero di copie, la più frequente di queste (0.5-1%
dei casi con ASD) è la microdelezione 16p11.2, che contiene circa 27 geni
codificanti una proteina, caratterizzata da deficit di linguaggio e cognitivo,
ASD, ADHD ed epilessia. Nel modello murino di questa CNV si è osservato che nell’ippocampo
è alterata la plasticità sinaptica dipendente da mGluR5 e la sintesi proteica ed
anche la memoria ippocampo-dipendente. Il trattamento cronico con un modulatore
allosterico (che modifica la struttura del recettore) negativo di mGluR5 è in
grado di annullare il deficit cognitivo.
Restoring
balance in Huntington disease. Nature Reviews Neuroscience 2015;16. Commento
di un lavoro (Reinstating aberrant mTORC1 activity in Huntington’s
disease mice improves disease phenotypes. Neuron 2015;85:303) sull’attività di mTORC1 nella m. Huntington (HC).
Si era ipotizzato che tale pathway fosse implicato nella patogenesi di HC e che
la sua inibizione potesse ridurre la neurodegenerazione in questa malattia. Nel
lavoro su Neuron si osserva una riduzione dell’attività di mTORC1
nello striato di pz con m. Huntington e nel topo transgenico modello della
malattia. Si è voluto verificare cosa succede nel modello animale se si aumenta
l’attività di mTORC1 iniettando un virus che esprime un regolatore positivo di
mTORC1, Rheb (Ras Homolog Enriched in Brain) nello striato di una parte dell’encefalo
del topo transgenico. Vi è un aumento dei livelli di proteine coinvolte nel
segnale dopaminico, nella funzione mitocondriale e dei geni dei pathway
antiossidanti, oltre ad aumentare l’espressione di geni della sintesi lipidica,
sintesi che sappiamo essere deficitaria nella HC.
Invece l’esposizione ad un inibitore di
mTORC1 nelle colture di cellule striatali che esprimono la proteina mutante
(mHTT) determina una riduzione dei livelli delle proteine e dei geni su citati.
Sappiamo che mHTT viene eliminata per autofagia, che l’alterazione
di questo processo con l’accumulo di proteine mutante fa parte della patogenesi
della malattia e che mTORC1 è un inibitore dei processi autofagici. Ma gli AA
hanno trovato che l’iniezione di Rheb nello striato aumenta i livelli delle
proteine autofagiche e il numero di autofagosomi e autolisosomi. In più Rheb,
quando espresso nell’ippocampo, riduce i livelli di proteine legate
all’aggregazione di mHTT e la quantità di aggregati mHTT. E stato anche
osservato nell’animale un positivo effetto clinico in vivo stimolando mTORC1. Si
poi visto che l’espressione di Rhes (Ras
Homolog Enriched in Striatum), un attivatore di
mTORC1 presente soprattutto nello striato, è ridotta nell’encefalo di pz e nei
topi HD e che la sua somministrazione migliora il fenotipo cellulare e clinico
(motorio) dei topi.
In sintesi la ridotta attività di
Rhes/mTORC1 nell’encefalo di pz con HD potrebbe indicare una particolare
suscettibilità dello striato e quindi indicare una promettente strategia
terapeutica.
Factoring in astrocytes. Nature Reviews Neuroscience
2015;16. Commento di
un lavoro (NFκB-activated
astroglial release of complement C3 compromises neuronal morphology and
function associated with Alzheimer’s disease. Neuron 2015;85:101)
in cui, sempre nel topo, si dimostra che la prolungata attivazione di NF‑κB (un
fattore di trascrizione che regola la neuroinfiammazione) negli astrociti porta
alla produzione ed alla liberazione di C3 (fattore 3 del complemento), che
altera la normale funzione neuronale. E che l’amiloide β, ben noto nella
fisiopatologia della m. Alzheimer, è un attivatore di NF‑κB. Questi risultati,
che identificano il gene C3 come un target di NF‑κB, suggeriscono che
l’attivazione di questo fattore di trascrizione può alterare la morfologia e la
funzione neuronale. Ancora risultati che possono avere rilevanza terapeutica
per una malattia così comune.
NADPH oxidase 4 is a critical mediator
in Ataxia telangiectasia disease. PNAS 2015;112:2121. L’Atassia-teleangectasia
(A-T) è una malattia AR (MIM #208900) il cui gene, ATM, assicura
l’integrità del genoma controllando il checkpoint del ciclo cellulare e
promuovendo l’arresto del ciclo, il riparo del DNA e la morte cellulare da
apoptosi in risposta a agenti genotossici. Ha anche un ruolo nella regolazione
delle specie dell’ossigeno reattivo (ROS). Clinicamente vi è una neurodegenerazione
del SNC con coinvolgimento delle cellule di Purkinje
e delle cellule granulari del cervelletto.
In questo lavoro si dimostra, in
vitro nei fibroblasti e nel tessuto cerebrale dell’uomo e in vivo nel modello animale, che la
NADPH 4 ossidasi (NOX4), che produce ROS in prossimità del nucleo di molti tipi
cellulari umani, è coinvolta nella manifestazione della malattia. Il topo
“nullo” per Atm ha una clinica differente da quello dell’uomo e muore di solito
per linfoma, mentre nella specie umana la causa di morte è la
neurodegenerazione. Questi topi A-T nulli, nutriti con antiossidanti vivono più
a lungo, hanno una minor frequenza di linfoma e una più rallentata perdita di
cellula staminali ematopoietiche rispetto ai controlli. In più la somministrazione
in loro di un inibitore di NOX4 è in grado di ridurre il rischio di linfoma.
Quindi la sottoregolazione di NOX4, nell’uomo e nel topo, migliora
gli effetti negativi della perdita di ATM. La conclusione quindi. NOX4 è in
mediatore critico nella malattia A-T.
Contribution of
reactive oxygen species to cerebral amyloid angiopathy, vasomotor dysfunction,
and microhemorrhage in aged Tg2576 mice. PNASS 2015;112:E881. L’angiopatia amiloide cerebrale (CAA) è caratterizzata da
depositi di amiloide nella parete delle leptomeningi e delle arteriole
corticali. I depositi di amiloide sono in gran parte formati da amiloide
fibrillare β (Aβ). Queste forme patologiche di Aβ sono i principali costituenti
anche delle placche neuritiche dell’Alzheimer. CAA sono, con un meccanismo non
ben noto, un indipendente e forte fattore di rischio per l’emorragia cerebrale,
l’ictus ischemico e la demenza. In questo lavoro, utilizzando il topo transgenico per il gene APP
(precursore della proteina β-amiloide), si dimostra che lo stress ossidativo
vascolare ha un ruolo nella disfunzione cerebrovascolare indotta da CAA,
nell’emorragia cerebrale sempre indotta da CAA e nella stessa formazione di
CAA. In più si dimostra che l’ossidasi NADPH è la causa dello stress ossidativo
e che inibirla può avere effetto terapeutico nell’Alzheimer e nella CAA.
iASPP, a
previously unidentified regulator of desmosomes, prevents arrhythmogenic right
ventricular cardiomyopathy (ARVC)-induced sudden death. PNAS
2015;112:E973. La displasia/cardiomiopatia del ventricolo
ds (ARVC)
è una malattia ereditaria caratterizzata da patologica infiltrazione adiposa
con perdita (apoptosi) di cardiomiociti del ventricolo ds, che è associata a
aritmie ventricolari anche letali. La malattia è dovuta a mutazioni di uno dei
geni del desmosoma (giunzione specializzata che
si forma fra le cellule all’interno dei tessuti e che consente a gruppi di
cellule di funzionare come unità strutturali) cardiaco che comprende PKP2
(oltre 50% dei casi), DSP, desmogleina-2 and desmocollina-2. I processi
patogenetici che portano alla displasia sono poco conosciuti perché la diagnosi
avviene tardivamente (età media 26 anni) o come riscontro autoptico e perché la
biopsia cardiaca nei casi sintomatici comporta il rischio di perforazione. E i
modelli animali non sono idonei (vedi anche Articoli Febbraio 2013: Studying arrhythmogenic right
ventricular dysplasia with patient-specific iPSCs. Nature 2013;494:105). Sono state osservate mutazioni spontanee di un gene chiamato
inibitore di p 53 (iASPP) causa di una miocardiopatia letale a trasmissione AR
in una razza bovina (Poll Hereford) e in topi Wa3. Si dimostra che in vivo e in vitro iASPP è espresso nei dischi intercalari (giunzioni
intercellulari, ndr) nei miocardiociti postmitotici dell’uomo e del topo. Il
suo prodotto interagisce con la desmoplachina e la desmina per mantenere
l’integrità dei desmosomi e degli intrecci dei filamenti intermedi. Il topo
carente di iASPP ha ARVC e muore di morte improvvisa. I miocardiociti di pz con
ARVC hanno ridotti livelli di iASPP nei miocariociti a livello delle giunzioni
cellulari e questo suggerisce un ruolo critico di questa proteina nella
patogenesi della malattia. Questo gene (iASPP) è quindi un potenziale gene candidato
di ARVC e, come per la γ-catenina, la mancanza del suo prodotto a livello dei
dischi intercalari dei cardiomiociti potrebbe essere un buon biomarcatore della
malattia.
E’
possibile che nel topo affetto la stimolazione di p53 possa mitigare il quadro
clinico (prossima ricerca? Ndr).
CARATTERI-MALATTIE COMPLESSE/STUDI ASSOCIAZIONE
High-density mapping of the MHC identifies a shared
role for HLA-DRB1*01:03 in inflammatory bowel diseases and heterozygous
advantage in ulcerative colitis. Nature Genetics 2015;47:172.
Gli studi di associazione genome wide (GWAS) hanno consentito di osservare una
forte associazione tra malattie come la infiammatoria intestinale (IBD), come la
colite ulcerosa e la m. Crohn, e il complesso maggiore di istocompatibilità
(MHC), regione che contiene un gran numero di candidati del sistema immunitario
tra cui le molecole HLA. Nella IBD sono state trovate più associazioni
indipendenti di gene HLA e non HLA, ma le associazioni trovate mancano del
potere statistico per consentire di capirne la base genetica. Questo studio con
SNP ad alta densità di MHC in oltre 32.000 pz con IBD ha individuato più alleli
HLA associati, soprattutto HLA-DRB1*01:03 nella m. Crohn e nella colite
ulcerosa, suggerendo per questo allele un ruolo nella risposta immunitaria alla
flora locale.
Con differenze tra queste due malattie,
in particolare con coinvolgimento nella colite ulcerosa delle varianti HLA
classe II e una ridotta eterozigosità di varianti in MHC e dei geni HLA (viene
suggerito quindi un vantaggio per la condizioni di eterozigosi). Tutto questo
fa pensare che nell’ambiente colico la risposta immunitaria adattiva sia
significativamente coinvolta nella patogenesi di IBD.
New genetic
loci link adipose and insulin biology to body fat distribution. Nature 2015;518:187. La distribuzione del grasso corporeo è ereditabile e un
elemento utile per prevedere l’insorgenza di malattie metaboliche. Lo studio di
associazione mediante GWAS del rapporto circonferenza della vita e di fianchi
corretta con l’indice di massa corporea ha riguardato 224.459 persone.
Identificati 49 loci, di cui 33 nuovi. Venti dei 49 loci hanno un significativo
dimorfismo sessuale, 19 di questi con maggior effetto nelle femmine. I geni
individuati sono espresso nel tessuto adiposo e coinvolti nella reolazione
adipocitaria. I pathway sono quelli dell’adipogenesi, angiogenesi, nella
regolazione trascrizionale e della resistenza insulinica.
Vedi anche: Genetic studies
of body mass index yield new insights for obesity biology. Nature 2015;518:197.
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