Scelta di articoli
di Genetica Clinica/Umana pubblicati in Aprile
2015 nelle seguenti riviste: British
Medical Journal, Lancet, Lancet Neurology, Nature, Nature Biotechnology, Nature
Genetics, Nature Medicine, Nature Neuroscience, Nature Reviews Genetics, Nature
Reviews Neuroscience, NEJM, PNAS, Science & Cell.
ARTICOLI DA NON PERDERE
Aneuploidy
and mother’s genes. Science 2015;348:180. Commento di un articolo sullo stesso
fascicolo con
un’ottima (e provocatoria, ndr) introduzione che dice: la tecnica ora ci consente(-irà,
ndr) di conoscere il nostro genoma e di agire di conseguenza. Quali geni
abbiamo ereditato? Con uno “sputo” e pagando poche centinaia di dollari US ti
comperi la risposta. Quale embrione non ha anomalie genetiche o genomiche?
Combinando la fertilizzazione in vitro, la diagnosi preimpianto e il
sequenziamento genomico ora puoi saperlo. E se sono i geni stessi che
selezionano il potenziale bambino? Lo studio a cui si riferisce (Common
variants spanning PLK4 are associated with mitotic-origin aneuploidy in human
embryos. Pg. 235) identifica una variante genetica nella nostra specie
associata ad una ridotta fertilità. A questa conclusione sono giunti
analizzando il genoma di migliaia di embrioni umani di 3 gg. Lo studio
genome-wide con SNP ha consentito di identificare una stretta associazione tra
aneuploidie embrionali di probabile origine mitotica e varianti sul cromosoma 4
della madre, dove c’è un gene, Polo-like chinasi 4 (PLK4), che è considerato il gene candidato in quanto opera nel
ciclo del centrosoma. In embrioni di 5 gg sono poche le madri con il genotipo
ad alto rischio e questo suggerisce che gli embrioni di queste madri non sono
vitali e muoiono prima di raggiungere la fase di blastocisti.
Questa
variante, ad alta frequenza, è stata sottoposta ad una selezione positiva nel
nostro recente passato e diminuisce considerevolmente la vitalità embrionale.
Come è possibile se è associata a ridotta fertilità? L’ipotesi deli AA, anche
questa provocatoria, è che la variante causa sì una scarsa fertilità materna ma
avrebbe anche un possibile effetto benefico “oscurando” la paternità tramite
una riduzione della probabilità di una nuova gravidanza per rapporto sessuale. Questa
interpretazione potrebbe avere senso per una specie come la nostra con bassa
fecondità e con un grosso investimento genitoriale. E il commento si chiede
ironicamente: “If the evolutionary driving force was indeed paternity
confusion, does it make sense to purposefully select against this variant now
that technology also exists to eliminate paternity confusion?”.
Developmental disorders: deciphering
exomes on a grand scale. Lancet 2015;385:1266.
Editoriale sull’articolo Genetic diagnosis of developmental disorders in the
DDD study: a scalable analysis of genome-wide research data. (pg 1305) già segnalato
nella selezione degli Articoli del Dicembre 2014.
No expectation to share incidental findings in genomic
research. Lancet 2015;385:1289. Lettera che riporta i risultati di una ricerca che
ha coinvolto 6.944
persone di 75 paesi a cui è stato chiesto un’opinione sul riscontro degli
Incidental Findings (IF), dati che riguardano la salute ottenuti dall’analisi
genomica, fatta per diagnosi o per ricerca, non direttamente correlati con il
quesito per cui è stata eseguita l’analisi (IF). Il campione riguarda 4.861
della popolazione generale, 607 ricercatori nel campo della genomica, 533 del
personale sanitario nell’ambito della genetica e 843 del personale sanitario in
generale (infermiere, chirurghi, pediatri e medici generalisti)(Soc
Sci Res 2014;44C:211 e J Community Genet 2014;5:291). L’88% di chi ha risposto
precisa che gli IF siano resi noti ai partecipanti alla ricerca. La seconda
domanda era se nella ricerca genomica si debba cercare attivamente IF non
rilevanti agli scopi della ricerca stessa: 31% Sì, 51% No, 18% non so.
Oltre a questi risultati c’è il parere
della commissione presidenziale sugli aspetti etici US che sottolinea che i
ricercatori non hanno il dovere, mentre analizzano il genoma, di ricercare
attivamente gli IF.
La lettera conclude quindi che anche se
nell’ambito di una ricerca genomica è possibile ricercare attivamente e
condividere gli IF, tenendo conto però degli aspetti etici, i ricercatori non
sono obbligati e cercare e comunicare IF ai partecipanti alla ricerca.
Race
for healthy hearts. Nature 2015;520:160. Commento
del lavoro (The
maternal-age-associated risk of congenital heart disease is modifiable. Pg. 230) con bel riassuntino: “Transplantation
experiments in mice reveal that the increased risk of congenital heart disease
in the pups of older mothers is not conferred by ageing eggs, but by the
mothers’ age, and can be mitigated by exercise”. Nota introduttiva: le malformazioni cardio-vascolari
sono le malformazioni più frequenti (1% dei nati, incluse le malformazioni
minori), l’1:1.000 ha una malformazione che richiede la correzione chirurgica.
Vari fattori di rischio tra cui: infezioni, fattori genetici e ambientali come
teratogeni, diabete m. materno e l’elevata età materna. Su quest’ultimo fattore
di rischio gli AA si sono chiesti: per l’età di per se o per l’invecchiamento
degli ovociti?
La risposta è: il primo. Come hanno fatto? Esperimenti semplici da capire
ma complessi da fare: ricorrendo al topo con una mutazione in eterozigosi di un
gene, Nkx2-5, un fattore di trascrizione homeobox fondamentale regolatore della
settazione cardiaca (il gene NKX2-5 è frequentemente mutato nei pz con
malformazione del setto). In questi topi hanno trapiantato ovaie “vecchie” in
femmine giovani e viceversa. Il 90% dei topi giovani ha avuto cuccioli con
cuore normale e solo il 10% con difetto del setto ventricolare (VSD), mentre il
20% dei cuccioli di madri “vecchie” ha sviluppato un VSD, indicando che l’età delle
madri fa la differenza. Per evitare il fattore confondente ambientale maggiore
(dieta materna, BMI, intolleranza al glucosio) hanno nutrito le madri con dieta
ricca di grassi, ma il maggior peso corporeo e l’alterato metabolismo glucidico
materno non hanno prodotto nei figli delle madri giovani un incremento di VSD e
solo un non significativo incremento nelle madri vecchie. Il ricorso a ceppi di
topi con diverso background genetico ha modificato il rischio di VSD, fatto che
sottolinea la complessa interazione ambiente-geni. Infine, la buona notizia:
l’attività fisica (correre sulla ruota) riduce il rischio di VSD per i
cuccioli. In sintesi: ci sono fattori di rischio di malformazione cardiaca che
non conosciamo ma sembrano solo materni, non legati all’embrione, influenzati
dal genoma materno e sensibili, con soglia, all’esercizio fisico. Due ipotesi:
metaboliche ed epigenetiche. Il Commento ne discute ampiamente. Leggetelo insieme all’articolo.
Whole-genome
sequencing is more powerful than whole-exome sequencing for detecting exome
variants. PNAS 2015;112:5473.
Il sequenziamento dell’intero esoma (WES) è entrato nella pratica clinica ed è
stato oggetto di sensibili miglioramenti nell’identificazione di rare e di
comuni varianti genetiche. Ma il sequenziamento dell’intero genoma (WGS) sta
diventando una buona alternativa per la maggiore copertura e per i costi,
maggiori rispetto a WES ma che stanno ora diminuendo, di più dei costi dell’analisi
dell’intero esoma. Queste due tecniche sono state confrontate analizzando 6
persone. I risultati dimostrano che gran parte delle SNV e indel sono identificabili da ambedue le tecniche, ma 656 SNV
codificanti, che corrispondono a circa il 3% delle varianti codificanti, sono
state individuate da WGS ma non con WES.
Per
le CNV WES non è affidabile, almeno per quelle che si estendono oltre le
regioni analizzate. In conclusione gli AA ci dicono che anche se WGS è più
costoso è comunque una tecnica più efficace di WES nell’identificare varianti
potenzialmente causa di malattia nelle regioni esoniche, in particolare le SNV.
Selective
Elimination of Mitochondrial Mutations in the Germline by Genome Editing. Cell
2015;161:459. Buona parte dei pz con malattia
mitocondriale hanno mtDNA che coesiste con mtDNA normale (eteroplasmia). Ma è
possibile eliminare mutazioni germinali del mtDNA per prevenirne la
trasmissione transgenerazionale? Sembra di sì, almeno nel topo e forse anche
nell’uomo, adottando una strategia che elimini selettivamente il mtDNA con
mutazione. Nel topo eteroplasmico NZB/BALB che ha due aplotipi mtDNA si è
riusciti a prevenire selettivamente la loro trasmissione germinale in F1 e F2 ricorrendo
alla tecnologia del genome editing; gli animali così ottenuti sono
fenotipicamente normali.
Si
è poi applicata la tecnica TALENT per DNA (mito-TALENT) in oociti artificiali
di mammiferi con mutazione (fusione di cellule di pz con Neuropatia ottica
ereditaria Leber – LHOND, o Neuropatia, atassia e retinite pigmentosa –NARP, e
oociti di topo) e si è ottenuta una consistente riduzione dei livelli di mtDNA
mutato. A causa della trasmissione non mendeliana del mtDNA il counseling e la
diagnosi genetica preimpianto possono solo parzialmente ridurre il rischio di
trasmissione di malattia, ma non eliminarlo. L’unica alternativa è la terapia sostitutiva del DNA mitocondriale (il
cosiddetto Three-parent
bay) nel caso di
madre con mutazione ntDNA, che però pone notevoli problemi tecnici ed etici
e non si conoscono ancora bene i rischi per il prodotto del concepimento. La
tecnica che viene qui proposta comporta un’unica iniezione negli oociti,
tecnicamente semplice e non traumatica rispetto a quella del trapianto, oltre a
non richiedere la donazione di mtDNA per donne a rischio.
A
proposito della terapia sostitutiva mitocondriale:
Transatlantic lessons in regulation of mitochondrial replacement
therapy. Science 2015;348:178. Perspective che
sottotitola: The UK has
approved MRT for clinical use, but the discussion has just begun in the U.S.
MALATTIE
NEUROLOGICHE/NEURODEGENERATIVE
***
Exome sequencing uncovers hidden
pathways in familial and sporadic ALS. Nature Neuroscience 2015;18:611. Commento di due articoli (Haploinsufficiency
of TBK1 causes familial ALS and
fronto-temporal
dementia. Pg 631)(Exome sequencing in amyotrophic
lateral sclerosis identifies risk genes and pathways. Science
2015;347:1436)(questo secondo articolo è stato
citato negli Articoli Marzo 2015) in cui vengono presentati i risultati del
sequenziamento dell’esoma di due ampie casistiche di casi familiari (grosso
modo il 10% di tutti i casi con trasmissione AR, AD e XLR) e sporadici di
Sclerosi laterale amiotrofica (ALS)/Demenza fronto-temporale (FTD). I risultati
portano ad identificare nuovi pathway potenzialmente trattabili di queste
malattie, come quello dell’autofagia (degradazione di componenti cellulari
danneggiati) e della neuroinfiammazione (risposta biologica a stimoli dannosi).
Nel commento una bellissima figura (Fig. 1) che illustra molto bene i diversi
approcci diagnostici della ALS ricorrendo a diverse tecniche genetiche
(linkage, analisi del gene candidato, GWAS, WES e in futuro WGS, una Fig.
simile nel commento su Science, citato sempre nella selezione Articoli Marzo
2015). E raffigurante anche il contributo causale relativo dei vari geni. Nei
due studi indipendenti è stato individuato un nuovo gene causativo (TBK1)(1% dei casi, ma probabilmente il suo
contributo risulterà maggiore). Interessanti risultati: nel lavoro su Nat
Neuroscience è stata osservata un’eredità oligogenica (contributo di più di una
variante come causa di malattia, con effetti deleteri additivi o sinergici) in
una famiglia con mutazione di due geni ALS (TBK1 e FUS) con fenotipo caratterizzato da
inizio precoce. Ci sono anche evidenze che il fenotipo (comparsa dei primi
segni, sopravvivenza) sia variante-associato (ambedue i dati utilissimi da tenere
presente nel counseling genetico, ndr). Sappiamo infatti che il fenotipo da
mutazione di questi geni è molto variabile e può andare da ALS a FTD, con un pz
con ALS e un suo parente con FTD o con ambedue i fenotipi, o addirittura
coinvolgere le giunzioni neuromuscolari e causare una malattia muscolare.
A Brief History
of ALS. Cell 2015;161:181.
Nel film “La Teoria del tutto” (The Theory of Everything) il giovane
astrofisico Stephen Hawking, pieno di eccitazione perché stava scoprendo i segreti
dell’universo ha realizzato a 21 anni che aveva la sclerosi laterale
amiotrofica (correva l’anno 1963. E’ nato nel 1942 ed è ancora vivo, questo
contrasta con la diagnosi di ASL che tipicamente consente una sopravvivenza di
soli 2-5 anni). Chiese al suo medico se il suo cervello avrebbe continuato a
funzionare quando i suoi neuroni che controllavano i suoi movimenti stavano
rapidamente morendo. Il medico rispose “sì”, insicuro però dell’effetto della
sua parola ad un giovane con un’attesa di vita così tragicamente corta. Venendo
ad oggi, 2015, ancora conosciamo così poco della ALS e non siamo certamente più
vicini di allora a capire le cause e la patogenesi di questa devastante
malattia. Il 10% dei casi sono familiari e, nell’era del NGS, non sappiamo la
causa di gran parte del resto. Né come muoiono i neuroni. In questo breve
articolo (Leading edge) sullo stato dell’arte della ALS si fa la storia e il
punto di quanto si conosce di questa malattia.
Disrupted-in-schizophrenia 1
regulates transport of ITPR1 mRNA for synaptic plasticity. Nature Neuroscience 2015;18:698. Il gene DISC1 (disrupted-in-schizophrenia 1) è un interessante fattore di
rischio di schizofrenia, identificato (come molte malattie genetiche del
passato, ndr) perché localizzato a livello del punto di rottura di una
traslocazione cromosomica (1;11) che co-segregava in una grossa famiglia
scozzese con schizofrenia, disturbo bipolare e depressione. Tale traslocazione
è poi stata considerata causa della patologia comportamentale determinando un
incremento di rischio di questa malattie psichiatriche di 50 volte. In questo
studio si è deciso di utilizzare il modello murino Disc1 -/- per studiare il
ruolo fisiologico di DISC1. Il topo -/- non ha grosse anomalie della
cito-architettura cerebrale ma ha un’alterata plasticità sinaptica e un anomalo
comportamento emozionale. Ricorrendo all’analisi proteomica si identifica un
nuovo ruolo di DISC1 e si descrivono nuovi aspetti dei meccanismi molecolari
della plasticità sinaptica.
ALZHEIMER
Sugar
and Alzheimer’s disease: a bittersweet truth. Nature Neuroscience 2015;18:477. Commento di un articolo (GLUT1
reductions exacerbate Alzheimer’s disease vasculo-neuronal dysfunction and
degeneration. Pg. 521). Era nota da tempo l’associazione tra metabolismo
glucidico e Alzheimer. Si è utilizzato un doppio modello murino con deficit del
trasportatore endoteliale del glucosio (GLUT1), che media il trasporto del
glucosio a livelli della barriera emato-encefalica, e transgenico con
sovraespressione della proteine precursore del peptide β amiloide umana. Si
dimostra che GLUT1 ha un ruolo importante nel mantenere un adeguato metabolismo
energetico e l’eliminazione vascolare del β amiloide. La ridotta espressione di
GLUT1 a livello della barriera peggiora la degenerazione cerebrovascolare
dell’Alzheimer e può quindi rappresentare un target terapeutico per questa
malattia.
Neuroinflammation in Alzheimer’s
disease. Lancet Neurology 2015;14:388. Review. Come sappiamo nel complesso
processo patogenetico dell’Alzheimer un ruolo importante è svolto da meccanismi
immunologici stimolati dall’accumulo di proteine malripiegate, che stimolano
risposte dell’immunità innata con liberazione di mediatori infiammatori che
contribuiscono alla progressione e alla gravità della malattia. Gli studi
genetici dell’intero genoma indicano che molti geni a rischio di Alzheimer
sporadico codificano fattori che regolano la clearance gliale di proteine
malripiegate e la reazione infiammatoria.
La conoscenza dei vari fattori ambientali, tra cui
l’infiammazione sistemica e l’obesità, che interferiscono con i processi
immunologici e che contribuiscono alla progressione della malattia, potrà
contribuire ad individuare opportuni bersagli terapeutici o preventivi. In
tabella elenco delle 16 sperimentazioni cliniche dell’Alzheimer con farmaci
anti-infiammatori.
Lettere all’Editore di Nature relative
al lavoro Rare coding variants in the
phospholipase D3 gene confer risk for Alzheimer’s disease. Nature 2014;505:550
(selezione articoli Gennaio 2015) che segnala che mutazioni del gene PLD3
(fosfolipasi D3) raddoppiano il rischio di malattia nei casi sporadici di
Alzheimer.
La prima lettera di AA francesi dice
che non sono riusciti nella loro ampia casistica di confermare PLD3 come
fattore di rischio Alzheimer sporadico. La seconda lettera porta i risultati di
una meta-analisi di un’ampia popolazione europea: conferma un’associazione tra
una variante di PLD3 segnalata dal lavoro, ma non con altre varianti del gene,
e sottolinea un ruolo marginale di questo gene come causa di Alzheimer.
Da
uno studio di un’ampia popolazione di pz europei (Spagna, Germania), la terza
lettera, non risulta un’associazione tra questa malattia e il gene PLD3 e
suggerisce, prima di escludere o confermare, di ampliare la popolazione in
studio.
Risposta:
la variabilità di una specifica variante dipende dalla popolazione studiata, quindi
il rischio relativo delle varianti dipende dalle diverse popolazioni/regioni sottoposte
ad analisi. Ammette che la forza dell’associazione (rapporto incrociato Odds ratio)
probabilmente è inferiore a quello inizialmente segnalata.
AUTISMO
***
Loss of δ-catenin function in severe autism. Nature 2015;520:51. E’ noto che vi sia
un eccesso (4 volte) di maschi con autismo, mentre il rischio di ricorrenza per
figli di femmine con autismo è maggiore rispetto al rischio di ricorrenza per
maschi affetti. L’ipotesi quindi di un causa multifattoriale con femmine con
soglia biologica di predisposizione maggiore rispetto ai maschi. Con questo
modello si ipotizza che le femmine abbiano una minor probabilità di sviluppare
la malattia a causa di mutazioni deleterie a meno che gli alleli siano
associati a un maggior gravità e operanti in tappe fondamentali dello sviluppo.
La ricerca (ottima ndr) si propone di verificare questa ipotesi e studiare nuovi
geni. Sono state analizzate famiglie con alto rischio di ricorrenza ritenendo
che probabilmente i membri affetti siano portatori delle mutazioni più gravi di
questi geni. E’ stato ipotizzato che queste famiglie con queste caratteristiche
siano quelle con ≥ 2 femmine affette.
Di circa 500 geni, sono noti 12 con
eccesso di mutazioni de novo o segreganti in casi isolati con una gran
proporzione di maschi. Usando la strategia già adottata per l’individuazione
dei geni dell’Hirschsprung (malattia
multifattoriale con M:F 4:1) mediante l’analisi esomica di 13 femmine, negative
per MECP2, selezionate da un gruppo di famiglie con più affetti gravi, sono
stati individuati 18 geni candidati, di cui almeno 4 (CYFIP1, DLG1, PLXNA3 e CTNND2) di particolare interesse per
l’autismo. Uno di questi geni, CTNND2 (catenina δ
2, che codifica la proteina δ), è stato oggetti di un’approfondita
analisi ricorrendo a studi genetici, genomici e funzionali (embrioni zebrafish
e coltura di neuroni ippocampali di topo Ctnnd2 “nullo”). Risultati: 1. questo
gene, nelle pz, ha un eccesso significativo di mutazioni missenso deleterie e
di CNV; 2. queste mutazioni alterano il pathway di segnale Wnt; 3. l’espressione
di CTNND2 è elevata nell’encefalo fetale ed è altamente correlata con i geni
noti dell’autismo; 4. CTNND2 correla con i geni delle modificazioni
cromatiniche ed istoniche e con la morfogenesi e le funzioni dendritiche. In
conclusione il gene CTNND2 svolge un ruolo nella formazione delle spine
dendritiche e di regolazione della β catenina neuronale e mutazioni con perdita
di funzione di CTNND2 riducono la morfogenesi ed il mantenimento dendritico.
***
Autism
phenotype versus registered diagnosis in Swedish children: prevalence trends
over 10 years in general population samples. BMJ 2015;350:h1961. Studio di popolazione infantile svedese in un periodo di
10 anni (1993-2002) che paragona la prevalenza annuale di segni che fanno parte
del fenotipo autistico e la prevalenza registrata di diagnosi di spettro
autistico. I dati della prevalenza dei segni sono stati raccolti con intervista
telefonica e quelli della prevalenza di diagnosi ricorrendo al registro
nazionale dell’autismo.
Mentre
la prevalenza annuale dei sintomi è stata stabile negli anni, quella della
diagnosi registrata è costantemente e significativamente cresciuta (P<0.001
con trend lineare).
La conclusione è indubbiamente interessante (e confortante): This suggests
that administrative changes, affecting the registered prevalence, rather than
secular factors affecting the pathogenesis, are important for the increase in
reported prevalence of autism spectrum disorder.
GENETICA UMANA/CLINICA
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Congenital myasthenic syndromes:
pathogenesis, diagnosis, and treatment. Lancet Neurology 2015;14:420. L’efficace
contrazione muscolare dipende dall’efficienza della neurotrasmissione a livello
delle giunzioni neuromuscolari. I
movimenti volontari necessitano di una “conversazione” molecolare tra nervi
motori e muscolo. Questo avviene a livello delle giunzioni neuro-muscolari
(sinapsi, cioè connessione, periferica)(NMJ), che sono strutture di connessione
fisica nervi-muscolo. Vi sono mutazioni di geni delle NMJ causa di debolezza
muscolare cronica (miastenia), senza una reale possibilità di terapia in alcune
(ma con prospettive, vedi DOK7 gene
therapy benefits mouse models of diseases characterized by defects in the
neuromuscular junction. Science 2014;345:1505)(Selezione articoli Settembre
2014). Buona parte delle miastenie congenite (MC) sono dovute a difetti nel
muscolo del recettore nicotinico per l’acetilcolina, ma vi sono anche MC da
mutazione delle proteine presinaptiche, delle proteine associate alla lamina basale
sinaptica, difetti di sviluppo e di mantenimento della placca motrice o difetti
di glicosilazione proteica. Come in buona parte delle malattie geneticamente
eterogenee la diagnosi si basa sull’indirizzo clinico, senza questo
sull’analisi esomica. In Tab. 1 la frequenza in percentuale, in un campione di
354 bambini con miastenia congenita, delle varie forme.
In
questa review vengono presentate le attuali conoscenze patogenetiche delle MC
derivate in gran parte dagli studi strutturali e di elettrofisiologia della
placca motrice e da studi biochimici. Le possibilità terapeutiche sono con agonisti
colinergici (iridostigmina
e amifampridina), con farmaci come la fluoxetina e la
chinidina o con agonisti adrenergici come il salbutamolo e l’efedrina. Da
notare che alcuni farmaci sono benefici per una forma di miastenia e
controindicati in un’altra.
***
Brain somatic
mutations in MTOR cause focal cortical dysplasia type II leading to
intractable epilepsy. Nature Medicine 2015;21:395. La Displasia focale corticale tipo II (FCDII) è una malformazione
della corteccia cerebrale caratterizzata da neuroni dismorfici (ballon cells), dislaminazione
corticale ed epilessia refrattaria. E’ la causa più frequente al ricorso della
terapia chirurgica che in questa patologia riesce ad eliminare le crisi
convulsive nel 60% dei casi. Talora la RM cerebrale è normale e l’anomalia è
documentabile solo all’esame istologico, da qui l’ipotesi di una mutazione
somatica come causa di FCDII. Ipotesi anche avvalorata dal fatto che è una
malattia sporadica. Il ricorso, sul campione di tessuto prelevato dal
neurochirurgo, al sequenziamento Sanger o al WES con copertura media di
100-150x può risultare negativo perché la mutazione può essere presente solo in
un un limitato numero di cellule. Gli AA allora hanno pensato di ricorrere
all’identificazione di eventuali mutazioni somatiche a bassa frequenza a
livello cerebrale con WES ad alta risoluzione (deep WES), sequenziamento di
ampliconi sito-specifici e specifici algoritmi per i mosaicismi. E poi di
testare le funzioni biologiche e patologiche dei geni candidati sia in vitro che in vivo. In 4 pz con FCDII è stata trovata in due una mutazione de novo nel solo tessuto cerebrale di
MTOR. Sono stati analizzati con la stessa tecnica campioni di tessuto cerebrale
di altri 73 pz ed è stata trovata in 10 una missenso attivante di MTOR (in
totale 12 su 77 pz=15.6%).
Nell’embrione
di topo l’espressione focale di MTOR mutante causa un’alterazione della
migrazione neuronale, con citomegalia dei neuroni e convulsioni spontanee,
mentre la sua inbizione con rapamicina impedisce la citomegalia neuronale e le
crisi convulsive.
Questo
studio, in sintesi, ci dice che mutazioni somatiche attivanti di MTOR sono
causa di alcune forme di FCD e che tale gene potrebbe essere un bersaglio
terapeutico per l’epilessia resistente in questa patologia.
Germline
gain-of-function mutations in AFF4 cause a developmental syndrome
functionally linking the super elongation complex and cohesin. Nature
Genetics 2015;47:338. Nell’embriogenesi è fondamentale l’appropriata
espressione genica temporo-spaziale. Questo controllo trascrizionale dipende
principalmente dalla regolazione dell’allungamento trascrizionale, processo che
inizia dopo che l’RNA polimerasi si è legata al promotore. Il complesso super
allungamento, SEC, governa questo processo mobilizzando la RNA polimerasi II
(RNAP2) in pausa. In tre pz con un quadro simile a quello della s. DeLange con
l’analisi dell’esoma sono state individuate mutazioni missenso del gene AFF4,
componente base di SEC. Il quadro clinico, che gli AA chiamano CHOPS (che è
l’acronimo forzato dell’ospedale dove lavorano, con molta stima di sé e con
poca fantasia, ndr) per deficit cognitivo, tratti grossolani del viso (in un b.
il sospetto diagnostico era di DeLange), malformazione cardio-vascolare,
obesità, patologia polmonare (laringo-tracheomalacia, aspirazione),
brachidattilia e bassa statura (<3° centile )(Supplmentary Table 1).
Interessante: l’analisi del trascrittoma e del chromatin immunoprecipitation (ChIP)(tecnica per localizzare i
punti di legame tra DNA e proteine) hanno dato alterazioni simili del legame
genome-wide di AFF4, coesina e RNAP2 nella s. DeLange e in questa nuova
condizione. E’ stata anche dimostrata un’interazione molecolare diretta di SEC,
coesina e RNAP2. Gli AA concludono quindi che vi sia una comune patogenesi
molecolare di questa nuova sindrome e della s. DeLange causate
dall’interferenza del processo di allungamento trascrizionale dovuto
all’anomalo legame genome-wide di AFF4 e coesina.
De novo loss- or gain-of-function mutations in KCNA2 cause
epileptic encephalopathy. Nature Genetics 2015;47:393. Sappiamo che i geni del canale del potassio sono buoni
candidati per le malattie del neurosviluppo: KCNQ2 come causa di convulsioni
familiari neonatali benigne, KCNA1 dell’atassia episodica tipo 1, KCNA1
dell’ipereccitabilità dei nervi periferici. Interessante la procedura e gli
studi funzionali applicati in questo lavoro: usato un pannello di 265 geni per
33 pz con encefalopatia epilettica, in 16 trovata la mutazione causativa, per i
restanti 17 casi utilizzato un pannello di 220 geni candidati. Trovata in un pz
una mutazione missenso in eterozigosi di KCNA2, non nota. Il pz aveva
un’epilessia febbrile e non febbrile e crisi emicloniche alternanti con EEG con
punte multifocali attivate notevolmente nel sonno; dopo le crisi epilettiche,
poco sensibili alla terapia, rilevato ritardo psicomotorio e deficit di
crescita postnatale con deficit di GH ed ipotiroidismo. Dopo questa
osservazione sono state studiate altre coorti di pz, anche adulti, con WES o
con pannello di geni. Sono stati trovati altri 6 casi con mutazione di KCNA2,
che in base a questi studi sono causa dei encefalopatia epilettica nell’1.7%
dei pz. Il quadro clinico delle mutazioni dominanti negative o con perdita di
funzione (nel lavoro sono stati fatti anche studi funzionali) comprende crisi
convulsive precoci e frequentemente febbrili e afebbrili focali motorie e crisi
discognitive con sovrapposizione clinica con la Dravet (SCN1A) e l’Epilessia
mioclonica astatica (MAE). Le crisi convulsive tendono con l’età a ridursi o
essere facilmente controllate con i farmaci; lo sviluppo psico-motorio
inizialmente normale poi tende ad essere ritardato. Le mutazioni dominanti con
acquisizione di funzione, trovate in 2 pz, tendono ad avere un fenotipo
epilettico, atassico e intellettivo più grave, con crisi convulsive
generalizzate. Questo suggerisce che i meccanismi patogenetici siano differenti
e dipendenti dal tipo di mutazione.
Biochemical
Basis for Dominant Inheritance, Variable Penetrance, and Maternal Effects in
RBP4 Congenital Eye Disease. Cell 2015;161:634.
Le malformazioni oculari, tra cui l’anoftalmia e la microftalmia, sono
un’importante causa di cecità infantile (2:10.000 bambini) e la loro gravità
dipende dal periodo e dal grado di alterazione della morfogenesi oculare. In un
terzo dei casi la malformazione è parte di un quadro sindromico. Geni malattia:
nel 10% mutazioni con perdita di funzione di SOX2, mutazioni di fattori di
trascrizione RX, CHX10, BCOR, HCCS e PAX6, alterazione di pathway mediati da
BMP4, GDF6 e SHH. Oltre ai fattori genetici i difetti oculari sono causati da
fattori ambientali, come deficit di Vitamina A responsabile anche di
malformazioni urogenitali, diaframmatiche e polmonari. Recentemente sono state
individuate mutazioni di geni del pathway di segnale dell’acido retinoico causa
di malformazioni oculari, come mutazioni con perdita di funzione di STRA6 (AR,
MIM #601186), codificante il recettore di membrana della proteina legante il
retinolo (RBP) e caratterizzate da anoftalmia e malformazioni polmonari,
cardiache e diaframmatiche, e mutazioni di ALDH1A3 (AR, MIM #615113),
codificante la retinaldeide deidrogenasi, con microftalmia isolata. In questo
lavoro si dimostra che mutazioni missenso del gene RBP4, che codifica RBP, sono
causa di malformazioni oculari di gravità variabile e penetranza incompleta e
che la trasmissione materna aumenta significativamente la probabilità di
espressione fenotipica. Le mutazioni riducono fortemente il legame del retinolo
alla RBP e paradossalmente aumenta l’affinità di RBP al suo recettore sulla
superficie cellulare STRA6. La proteina dominante negativa blocca in modo non
produttivo STRA6 ed interferisce con la liberazione della vitamina A nel feto
e, in caso di trasmissione materna, nella placenta. Questi risultati consentono
di identificare un nuovo effetto ereditario materno, differente dall’imprinting
e dall’mRNA oocitario, e definisce un gruppo di malattie ereditarie modulate
dall’assunzione materna di vitamina A.
Vedi anche ottimo commento A Genetic Clog in the Vitamin A Transport
Machinery, Cell 2015;161:435.
LQT1-phenotypes
in hiPSC: Are we measuring the right thing? PNAS 2015;112:E1968. Lettera
relativa all’articolo Recessive cardiac
phenotypes in induced pluripotent stem cell models of Jervell and Lange-Nielsen
syndrome: Disease mechanisms and pharmacological rescue. PNAS
2014;111:E5383 (vedi Articoli Dicembre 2014) in cui si
sono utilizzate cellule staminali umane totipotenti (hiPSC) per studiare due
mutazioni causa di una forma grave di JLNS (c.478-2A>T e c.1781G>A) del
gene KCNQ1 (JLNS 1, MIM #220400) e del gene KNCNE1 (JLNS 2, MIM #612347). Si è
voluto infatti verificarne i meccanismi di azione ed eventuali indicazioni
terapeutiche. La lettera critica le conclusioni a cui sono arrivati
nell’articolo e pone una nota di cautela nell’uso delle cellule staminali e
nell’interpretazioni dei dati.
Nella
risposta gli AA dell’articolo ribattono la validità dei loro dati pur
riconoscendo che le informazioni che vengono dagli studi usando miocardiociti
indotti da cellule staminali umane con mutazione siano da interpretare con
cautela.
Modeling
Familial Cancer with Induced Pluripotent Stem Cells. Cell
2015;161:240. Ricorso a cellule staminali
pluripotenti indotte di pz con s. Li-Fraumeni (LDS) per comprendere la
tumorigenesi dell’osteosarcoma. La LFS è una malattia tumorale geneticamente
eterogenea a trasmissione AD e con insorgenza precoce di tumori multipli
indipendenti, a differenza delle altre malattie tumorali che hanno tumori
specifici, tra cui l’osteosarcoma (OS), sarcoma delle parti molli, mammario,
cerebrale, leucemia e carcinoma surrenalico. Mutazioni germinali di TP53, il
gene codificante l’oncosoppressore p53, sono causa della LFS1 (MIM #151623). L’OS
ha come base biologica mutazioni di vari geni e non è noto come mutazioni di
p53 portino all’insorgenza di OS. La LFS è quindi il modello ideale per studiare
il ruolo di p53 nello sviluppo del cancro, in particolare dell’OS. I modelli
murini di LFS esistenti non ricapitolano completamente lo spettro tumorale
presente in questa sindrome.
Le
cellule osteoblastiche derivate da cellule iPSC di pz (OBs) ricapitolano invece
gli aspetti dell’OS, tra cui l’alterata differenziazione e la tumorigenicità. I
profili di espressione genica (segnatura genetica) di queste cellule sono
tipici di quello dell’OS con spettro trascrizionale fortemente correlato con la
prognosi clinica del tumore (ridotti tempi di ricorrenza, ridotta
sopravvivenza). P53 ha un ruolo importante nel regolare il network di geni
sottoposti ad imprinting la cui sregolazione causa i difetti di
differenziazione osteoblastica e lo sviluppo del tumore.
Thank
you for sharing. Nature 2015;520:585.
Sottotitolo: “Initiatives to make genetic and medical data
publicly available could improve diagnostics — but they lose value if they do
not share with other projects”.
Siamo tutti convinti che solo la condivisione dei dati clinici e
genetici favorirà le nostre conoscenze e che questo sarà di sicuro beneficio
per i nostri pz, ma pochi collaborano alla condivisione.
Aspra e prolungata critica dell’iniziativa BRCA Share, che riguarda la condivisione dei dati per mutazioni
di BRCA1/2 e che è un’iniziativa di Quest Diagnostics e INSERM; si critica perché
l’accesso ai dati è consentito ai lab. che si iscrivono e quindi “è più un
giardino recintato che un campo aperto”. Nulla a che vedere quindi con
l’accesso libero di ClinVar (NIH USA). Ma non è l’unica iniziativa limitante la
condivisione dei dati raccolti. La compagnia 23andMe ha raccolto dati genetici
di 900.000 persone, ha pubblicato 32 lavori negli ultimi 5 anni e fornisce di
questi dati solo statistiche aggregate, perché vuole proteggere i suoi dati non
condividendo i suoi risultati del linkage e medici con altri. “Companies or
researchers who talk the talk of sharing but do not actually walk the walk
should be challenged” e vanno resi noti ai consumatori.
Determining the role of microRNAs in
psychiatric disorders. Nature Reviews Neuroscience 2015;16:201. Review sul ruolo dei microRNA nelle malattie psichiatriche.
Nonostante sia documentato un alto contributo genetico delle malattie
genetiche, l’ereditabilità che riusciamo a calcolare spiega solo molto in parte
il rischio individuale di sviluppare una di queste malattie ed è molto limitato
il numero di geni di suscettibilità che conosciamo. Gli studi epidemiologici ci
dicono che vi è una chiara associazione con fattori ambientali, quali lo stress
fisiologico e psicologico. Ad es. lo stress in utero o nelle prime fasi della
vita può modificare il cervello rendendolo più vulnerabile a specifiche
malattie psichiatriche, mentre lo stress nell’adolescenza o in età adulta può
favorirne l’insorgenza. Quindi si possono definire classicamente come malattie
multifattoriali, con predisposizione genetica e fattori ambientali scatenanti.
Recentemente sono stati rilevati nel sangue e nell’encefalo di pz con queste
malattie alterazioni dei profili di espressione di microRNA, confermati anche
nei modelli animali in cui la manipolazione dei livelli di alcuni miRNA
nell’encefalo causa disturbi comportamentali. In questa review vengono
presentati i risultati di questi studi nell’uomo, negli animali e in vitro che
consentono di aumentare le nostre conoscenze sul contributo dei miRNA nella
regolazione comportamentale nelle malattie psichiatriche.
αIIbβ3 variants defined by next-generation sequencing:
Predicting variants likely to cause Glanzmann thrombasthenia. PNAS
2015;112;E1898.L’applicazione del NGS mette a dura
prova le nostre capacità di interpretare l’effetto delle moltissime varianti
che vengono segnalate dall’esame. In questo lavoro si vogliono analizzare le
nuove varianti missenso di ITGA2B e ITGB3, geni che quando mutati alterano la
funzione dell’integrina αIIbβ3 e determinano la Tromoboastenia Glanzmann (MIM
#273800)(GT), in cui vi è una mancata aggregazione piastrinica e ridotta o
assente retrazione del coagulo. Mediante WES o WGS nel corso di vari studi della
popolazione generale sono state trovate nuove varianti di circa 32.000 alleli
di questi geni (HGMD, 1000G, U.K.10KWES, ESP) in 16.108 persone. Sono state
confrontate con 111 missenso note come associate alla GT, 20 associate a
trombocitemia alloimmune e 5 alla aniso/trombocitopenia. Le nuove varianti
interessano circa il 10% degli aminoacidi di entrambe le proteine e sono
presenti nell’1.3% della popolazione. Quasi tutte sono rare, due hanno le
caratteristiche di essere patogene e l’analisi comparativa usando 3 diversi
algoritmi prevede che almeno il 27% delle varianti nuove siano deleterie.
Force-induced
on-rate switching and modulation by mutations in gain-of-function von
Willebrand diseases. PNAS 2015;112:4648.
Mutazioni del fattore von Willebrand, una grossa proteina multimerica che ha un
ruolo nell’adesione piastrinica ed è anche il trasportatore del fattore VIII
(la cui carenza causa l’Emofilia A), sono causa di una comune malattia
emorragica (VWD type 2, MIM #613554).
In
questo lavoro è stato studiato il legame del VWF alle piastrine, regolato da
forze idrodinamiche nella vascolatura, legame che si attiva quando
l’idrodinamica si modifica in seguito all’emorragia.
DIAGNOSI
PRENATALE NON INVASIVA. Analisi del DNA
libero fetale nel sangue materno.
***
Realising the promise of
non-invasive prenatal testing. BMJ
2015;358:h1792. Approvate
numerose applicazioni della NIPT come l’identificazione o l’esclusione di
mutazioni genetiche de novo o di
origine paterna, la determinazione del sesso fetale per procedere poi a test
invasivi per malattie XL, la genotipizzazione Rh fetale nel caso di madre Rh
negativa per sapere se fare o meno la somministrazione anti-D (consentita in
alcune nazioni europee). Ma soprattutto per l’identificazione di aneupoloidie
che avrà un notevole impatto sulla medicina prenatale. Per queste patologie
ricerche condotte dalle compagnie private hanno dato un’alta sensibilità (98%)
e specifictà (99%) per la trisomia 21 nelle gravidanze a rischio. In UK viene
effettuata solo in laboratori privati che spediscono i campioni in USA o in
Cina. Il primo Autore di questo Editoriale (peraltro autore dell’Editoriale su
NEJM, citato sotto), che fa parte del team incaricato di verificare se adottare
il test non invasivo per la trisomia 21 in UK, sottolinea alcuni ostacoli alla
sua implementazione: i falsi positivi; la sensibilità e sensibilità sopra
citata riguarda gravidanze ad alto rischio, non tutte, anche se nel lavoro su
NEJM dell’Aprile 2014 il valore positivo predittivo del test è dell’80% in
un’ampia popolazione di gravide non selezionata contro il 3.5% dello screening
combinato; il consenso informato appropriato perché il test può essere sentito
come un semplice prelievo di sangue; il complesso counseling pretest (chi lo fa
ad un’ampia proporzione di gravide?); da lasciare il test in mano ai privati o nei
centri pubblici? Se nell’ambito del NHS i costi sono molto maggiori rispetto
allo screening ora adottato e allora limitato solo alle gravide ad alto
rischio? Adottarlo come un test intermedio tra lo screening e i test invasivi e
mantenere il cut-off di rischio di 1:150 con l’identificazione dell’85-90% dei
casi di trisomia o abbassare il cut-off? Non c’è dubbio, conclude, che vadano incoraggiate
le novità, se clinicamente appropriate, ma soppesando bene come introdurle
nella pratica e come preparare le donne e gli operatori sanitari alle novità.
***
Copy-Number Variation and False Positive Prenatal
Aneuploidy Screening Results. NEJM 2015;372:1639. Sono poco note le
cause dei falsi positivi allo screening prenatale non invasivo (cfDNA) di
Trisomia 21. Sono state studiati 4 gravidanze consecutive con risultato
prenatale discordante: screening cfDNA positivo (3 per trisomia 18 e 1 per
triosmia 13), tutti (feti/bambini) con cromosomi e clinica normali. In due dei
tre casi con +18 al cfDNA è stata documentata una duplicazione materna
interessante un cromosoma 18: in un caso la dup
di 1.15 Mb era presente anche nel feto, nel secondo caso la dup era di quasi 0.5 Mb e non era presente nel feto. Queste
duplicazioni sono ritenute causa del risultato falso positivo.
Vengono presentate proposte per ovviare
a questo risultato. E alcune avvertenze e suggerimenti utili, tra cui la
possibilità di ripetizione di falsi positivi nella stessa donna, risultati
falsi negativi nel caso di delezioni.
Use of Cell-free DNA to Screen for
Down’s Syndrome. NEJM 2015;372:1666. Editoriale dell’articolo sullo
stesso fascicolo (Cell-free DNA Analysis
for Noninvasive Examination of Trisomy. Pg. 1589)
dei risultati ottenuti da una ricerca finanziata da Ariosa Diagnostics and
Perinatal Quality Foundation (NEXT ClinicalTrials.gov number, NCT01511458) che
riguarda lo screening prenatale non invasivo (cfDNA) di Trisomia 21 (è
concettualmente sbagliato scrivere s. Down, perché è la trisomia ad essere
sottoposta a screening, ndr) di 16.000 gravidanze non selezionate per età o
altro con esito ben documentato. E i risultati confrontati con lo screening
standard (ecografico e biochimico).
Il valore predittivo positivo è stato dell’80.9%,
che scende al 50% per donne che hanno un più basso rischio di trisomia
(<1:270) allo screening standard. Con bassissimo tasso di falsi positivi
(0.06%) rispetto a quello dello screening standard (5.4%). I risultati indicano
poi la necessità della conferma con il test invasivo nel caso di risultato
positivo al cfDNA: 9 su 47 risultati indicanti alto rischio di trisomia 21
erano falsi positivi. Infatti l’analisi di cfDNA nel plasma materno può
identificare mosaicismi confinati alla placenta, anomalie cromosomiche materne
e, come suggerito nell’altro lavoro, sempre sullo stesso fascicolo di NEJM
(citato sopra) anomalie del numero di copie possono occasionalmente essere alla
base di risultati discordanti per la trisomia. In conclusione NIPT è più
efficace dello screening standard di identificare la gravidanza a rischio con
feto +21 nella popolazione generale delle gravide.
Ci sono nel lavoro anche dati sulle altre classiche
trisomie ma il campionamento adottato è idoneo solo per la trisomia 21. Altro dato interessante, comunque già segnalato: nel caso di
insufficiente quantità di cfDNA c’è un significativo aumento di rischio (2.7%
vs 0.4% delle gravidanze in cui si è ottenuto invece sufficiente cfDNA) di
sbilanciamenti di riarrangiamenti cromosomici. La tecnica necessita di
un’ulteriore validazione per le altre anomalie cromosomiche, soprattuttuo delle
aneuploidie dei cromosomi sessuali, delle microduplicazioni e delle
microdelezioni.
Vedi anche commento di questo
articolo su BMJ (Maternal blood test is more
effective than standard screening for Down’s syndrome, study shows. BMJ
2015;350:h1797).
BIOLOGIA
Improving reference epigenome catalogs by computational prediction. Nature Biotechnology 2015;33:354. E’ in corso un grosso sforzo internazionale per preparare la mappa dell’epigenoma (http://ihec-epigenomes.org/). Viene proposto un nuovo metodo, chiamato ChromImpute, per favorire la comprensione delle marcature epigenomiche (Large-scale imputation of epigenomic datasets for systematic annotation of diverse human tissues. Pg. 364).
Genetic
variation and alternative splicing. Nature Biotechnology 2015;33:357. Commento di un articolo (RNA splicing. The
human splicing code reveals new insights into the genetic determinants of
disease. Science 2015 Jan 9;347(6218):1254806) sulle difficoltà che abbiamo nel comprendere le conseguenze
funzionali delle variazioni genetiche, ostacolo non da poco per la medicina di
precisione. E’ stato sviluppato un algoritmo per valutare le conseguenze di SNV
sullo splicing alternativo e sulle malattie dell’uomo.
Proteomics
reveals dynamic assembly of repair complexes during bypass of DNA cross-links. Science
2015;348:539. L’analisi proteomica ha consentito di
individuare un nuovo pathway di riparazione del DNA.
Widespread
Macromolecular Interaction Perturbations in Human Genetic Disorders. Cell
2015;161:647. Analisi dell’effetto di mutazioni missenso
causa di malattia sull’attività delle proteine nei network biologici ricorrendo
ad una caratterizzazione delle interazioni proteina-chaperone,
proteina-proteina e proteina-DNA. Mentre le varianti comuni in genere non
modificano le interazioni, buona parte di quelle causa di malattia modificano tali
interazioni, con metà degli alleli che sono “edgetic” (alleli che alterano
specifici siti dell’interazione proteica del network, danneggiando solo un
limitato numero di interazioni lasciando immodificate le altre), mentre una metà
determinano una completa perdita di interazioni da malripiegamento proteico ed
alterata espressione. Questo significa che l’‘‘edgotype’’ (cioè l’effetto della
mutazione sull’interazione) di una mutazione costituisce un legame fondamentale
tra genotipo e fenotipo. Si dimostra che mutazioni differenti portano a profili
di interazione differenti con distinti fenotipi patologici. E come l’edgotyping,
come applicazione pratica, potrebbe
favorire la classificazione di varianti identificate all’analisi NGS e quindi specificare
quali varianti possono essere considerate patogene.
MODELLI ANIMALI E NUOVE TERAPIE
***
Edaravone
alleviates Alzheimer’s disease-type pathologies and cognitive deficits. PNAS
2015;112:5225. Si è capito, con gli insuccessi delle
sperimentazioni sinora effettuate, che per fermare la progressione
dell’Alzheimer è necessario intervenire su più pathway perché sono diversi i
meccanismi patogenetici di questa malattia come l’accumulo extracellulare di β-amiloide
(la ricerca per molti anni è stata in effetti “Aβ centrica”), l’aumentato stress ossidativo e l’aggregazione intracellulare di proteina tau ipermetilata che forma grovigli
neurofibrillari. In questo lavoro si è scelto di ricorrere nel modello
murino (APP/PS1 mice) all’Edaravone, un farmaco usato nell’ictus che è lo
“spazzino” dei radicali liberi riducendo lo stress osssidativo, che
interferisce con l’aggregazione Aβ e infine inibisce l’iperfosforilazione tau. Questo farmaco, somministrato nei
topi (per via intraperitoneale o per
os) prima o dopo l’inizio della
deposizione di Aβ ne riduce l’accumulo nel tessuto cerebrale e nelle arteriole
cerebrali inibendone la deposizione e riducendo l’azione della betasecretasi 1
del precursore di Aβ (APP). Si dimostra che il farmaco attenua lo stress ossidativo
e la neuroinfiammazione, inibisce l’iperfosforilazione tau, riduce la perdita neuronale e la disfunzione sinaptica e, a
livello funzionale, elimina i difetti comportamentali che questi topi hanno.
Ora
partiamo con la sperimentazione clinica, facilitata dal fatto che il farmaco è
già in commercio in alcuni paesi asiatici.
Intracellular chloride accumulation:
a possible mechanism for cognitive deficits in Down syndrome. Nature Medicine
2015;21:312. Commento dell’articolo di AA italiani (Reversing excitatory GABAAR signaling restores
synaptic plasticity and memory in a mouse model of Down syndrome. Pg. 318). Nel modello murino di Trisomia 21 (topo Ts65Dn portatore
di trisomia del segmento distale del cromosoma 16 del topo, sintenico al
braccio lungo del cr. 21 umano) e dall’analisi su tessuto cerebrale autoptico
di persone con s. Down risulta che il sistema di segnale del recettore GABAA ippocampale sembra eccitatorio.
Questo potrebbe portare ad una nuova cura per persone, anche adulti, con s.
Down. Il topo trisomico ha lo stesso deficit cognitivo ippocampale dell’uomo,
come l’anomala plasticità sinaptica (ad es. potenziamento a lungo termine)(LTP)
e deficit di memoria, deficit ascrivibili ad alterazioni del neurosviluppo che
includono un’aumentata generazione di interneuroni GABAergici in sede frontale.
Si pensava che questa anomalia comportasse un’eccessiva inibizione, che altera
la plasticità sinaptica ed i processi cognitivi a causa di uno sbilanciamento
della neurotrasmissione eccitatoria ed inibitoria. In questo lavoro si osserva
che nel modello murino il segnale GABAAAR non è inibitorio ma
piuttosto eccitatorio, con un cambio di potenziali evocati da GABAAAR
e con un’aumentata espressione del cotrasportatore del catione Cl- NKCC1. E
questo sia nel topo trisomico che nell’encefalo di uomo con trisomia 21. L’azione inibitoria del GABA può essere completamene ristabilita riducendo
la concentrazione di ione cloruro tramite l’azione di un inibitore di NKCC1. Infatti l’uso
nel Ts65Dn adulto dell’inibitore, un diuretico noto come Bumetanide che è un
farmaco già approvato dalla FDA, normalizza
la concentrazione dello ione cloruro ai livelli del topo wild-type, e
normalizza la plasticità sinaptica e la memoria ippocampo-dipendente.
A zebrafish model of ADHD. Nature Reviews Neuroscience April 2015;16. Segnalazione dei risultati di
una ricerca su un modello animale del Disordine con deficit di attenzione ed iperattività
(ADHD)(Circadian Modulation of Dopamine Levels and Dopaminergic Neuron
Development Contributes to Attention Deficiency and Hyperactive Behavior.
Journal Neuroscience 2015;35:2572. ADHD è legato, dice il commento, ad
un’alterazione del ritmo circadiano (orologio interno sincronizzato con il
ciclo giorno-notte con stimoli naturali come luce solare e temperatura e anche
con stimoli ambientali, wiki), ma con
meccanismi patogenetici non noti. Nel lavoro si dimostra che lo zebrafish con
una mutazione con perdita di funzione del gene period 1b (per1b) ha segni che mimano quelli dell’ADHD e che questo
modello potrebbe servire a studiare la patogenesi molecolare dei comportamenti
ADHD-like.
Il
(povero) pesce con mutazione mostra un alterato ritmo circadiano quando è
tenuto al buio, il che mostra il ruolo di questo gene nella normale funzione
circadiana. Il pesce poi ha segni di iperattività con un aumentato
comportamento esplorativo e con tendenza ad attaccare la propria immagine
speculare, tipico segno di iperattività. Questi comportamenti migliorano
ricorrendo a due comuni farmaci dell’ADHD (Deprenyl e
Metilfenidato).
Il pesce mutato, come le persone con ADHD, ha difficoltà di eseguire specifici
compiti e di tenerne memoria, infatti ha difficoltà a ricordare in quale area
della bacinella riceve un piccolo shock elettrico. Ed è più impulsivo del pesce
normale (prova della luce associata dopo 4 minuti da quando si accende alla
somministrazione del cibo: non aspetta) e dimostra di essere più sensibile
rispetto al controllo di cambiamenti rapidi di luce e di buio, come i bambini
con ADHD.
A livello molecolare
gli AA trovano alterazione di espressione di due geni chiave del metabolismo
dopaminico (monoaminoossidasi e dopamina-β
idrossilasi) e di alcuni trasportatori e recettori dopaminici e alterazione dei
neuroni dopaminergici (pochi e disorganizzati).
Quindi è stato trovato un buon modello animale dell’ADHD utile per
l’individuazione di specifici farmaci contro questa patologia comportamentale,
frequente (5.3% dei bambini) e problematica (vedi anche Attention Deficit–Hyperactivity Disorder in
Children and Adolescents, NEJM 2014;370:838)(Spigolature Febbraio 2014).
Seizure-like
activity in a juvenile Angelman syndrome mouse model is attenuated by reducing
Arc expression. PNAS 2015;112:5129.
La sindrome Angelman (AS, MIM #105830) è una patologia del neurosviluppo che si
manifesta nei primi anni di vita con grave ritardo psico-motorio, assenza di
linguaggio, mancata coordinazione motoria, anomalie caratteristiche EEG, riso
inappropriato e movimenti stereotipati delle mani. La causa è una mutazione
della copia materna di UBE3A con perdita di funzione (70% delezione, 2% UPD
paterna, 2-3% difetto di imprinting e 25% mutazione del gene). Il gene codifica
una ubiquitina ligasi che catalizza l’aggiunta dell’ubiquitina a specifiche
proteine modificandone la funzione o facendone un bersaglio per la degradazione
proteasomica. Essendo conservato l’imprinting nei mammiferi sono disponibili
modelli animali (il solito topino, ndr) che hanno un comportamento simile a
quello umano. Sappiamo che vi sono alcune proteine, probabilmente quelle che
sono degradate grazie al UBE3A, che sono maggiormente espresse nell’AS, come activity-regulated
cytoskeleton-associated protein (ARC) e altre. In questo studio è stato ben
caratterizzato il fenotipo motorio e comportamentale dei topi AS giovani (il
fenotipo murino AS noto sinora si è basato su osservazioni in topi adulti, in
cui le anomalie comportamentali potrebbero essere secondarie e non
necessariamente dipendenti dalla mutazione di UBE3A), utile per verificare i
segni specifici della mutazione e per fornire adeguate informazioni nel corso
di sperimentazioni terapeutiche. E’ stato osservata un’alterata comunicazione
ed un’alterata motricità con un’intensa attività cerebrale. La riduzione di
espressione di ARC normalizza l’attività cerebrale ma non ha alcun effetto
sulla comunicazione o sul comportamento del topo AS. Quindi un nuovo approccio
per identificare i circuiti cerebrali alterati nella AS e per sviluppare nuove
terapie.
MeCP2 binds to
non-CG methylated DNA as neurons mature, influencing transcription and the
timing of onset for Rett syndrome. PNAS 2015;112:5509. Un classico esempio di disfunzione epigenetica è la sindrome
Rett (RTT), malattia del neuro-sviluppo postnatale da mutazione di MeCP2 (MIM
#312750). Nonostante un’attiva ricerca di decenni non è ancora chiaro come tale
gene regoli la trascrizione o perché i segni clinici si manifestino tra i 6 e i
18 mesi. L’ipotesi di lavoro è che sia correlata con la dinamica temporale dei legami
di MeCP2. Ricorrendo al modello animale si è osservato che MeCP2 si lega a citosine metilate in un contesto non-CG (mCH, con H = A, C o T) nel
cervello solo in corso di maturazione e adulto. Questo legame verosimilmente è
importante per la regolazione genica neuronale. Si spiega così il ritardo della
comparsa dei sintomi.
Maternal and zygotic Zfp57 modulate
NOTCH signaling in cardiac development. PNAS 2015;112:E2020. L’imprinting genomico è fondamentale per il normale sviluppo
embrionale. In questo lavoro su embrioni di topo si osserva che la perdita di
ZFP57, che è un regolatore di imprinting genomico, è causa di malformazioni
cardiache (ASD, VSD, miocardio sottile con ridotta trabecolazione), malformazioni
che richiamano il fenotipo mutante del pathway di segnale NOTCH, uno dei più
importanti pathway dello sviluppo. In questo lavoro si prova che il segnale
NOTCH è diminuito in assenza di ZEP57 e che la modulazione di Zfp57 materno e
zigotico modula il segnale NOTCH nella morfogenesi cardiaca.
CARATTERI-MALATTIE
COMPLESSE/STUDI ASSOCIAZIONE
Common
genetic variants influence human subcortical brain structures. Nature 2015:520:224. L’alta complessità
delle strutture cerebrali è condizionata da numerosi fattori genetici. Le
regioni sottocorticali formano circuiti con le aree corticali per la
coordinazione dei movimenti, la memoria, l’apprendimento e le motivazioni.
Alterazioni di tali circuiti possono causare patologie comportamentali e
malattie. Per identificare le varianti genetiche comuni associate alle
strutture di tali regioni è stato applicato un’analisi GWAS dei volumi di sette
regioni sottocorticali e il volume intracranico, valutati con MRI, di 30.717
persone di 50 diverse coorti. Identificate 5 nuove varianti genetiche associate
al volume del putamen e del nucelo caudato, oltre ad una forte, maggiore di
quanto ritenuto, associazione di 3 loci noti che influenzano il volume ippocampale
e il volume intracranico. Le varianti associate al volume del putamen sono in
cluster vicino a geni dello sviluppo che regolano l’apoptosi, la guida assonica
e il trasporto vescicolare. Utili informazioni per la comprensione dei
meccanismi patogenetici delle patologie neuropsichiatriche.
Fine mapping of
type 1 diabetes susceptibility loci and evidence for colocalization of causal
variants with lymphoid gene enhancers. Nature Genetics 2015;47:381. Il meccanismo patogenetico del Diabete 1 è la distruzione
su base autoimmunitaria delle cellule β pancreatiche con conseguente dipendenza
dalla somministrazione esogena di insulina per controllare il livelli ematici
di glucosio. In questo lavoro ricorrendo all’Immunochip si è voluto
identificare altri loci del DM1, meglio definire il loci noti a rischio e la
localizzazione degli SNP significativi rispetto alle sequenze regolatorie nei
tessuti e confrontare i risultati con quelli ottenuti in altre malattie
immunitarie. Analizzato un ampio campione di affetti (quasi 10.000) e controlli
UK. L’analisi comparativa con altre 15 malattie autoimmunitarie dice che DM1 è
geneticamente molto simile all’artrite idiopatica giovanile e
significativamente dissimile dalla colite ulcerosa e consente di individuare
altri 3 nuovi loci a rischio di DM1. Gli SNP associati a DM1 sono localizzati
in siti intensificatori (enhancer) attivi nel timo, nelle cellule T e B e nelle
cellule staminali CD34+. Ora sarà
possibile analizzare le interazioni enhancer-promotore in queste cellule per
identificare i geni e le sequenze regolatorie causali.
A common
variant mapping to CACNA1A is associated with susceptibility to
exfoliation syndrome. Nature Genetics 2015;47:387. La sindrome da esfoliazione (XFS) è una patologia
sistemica dell’adulto (>50 anni) con produzione ed accumulo di materiale
fibrillare extracellulare in molti tessuti oculari, in particolare sulla
superficie anteriore del cristallino. La complicazione più grave è il glaucoma.
Ma il deposito di materiale avviene anche intorno ai vasi sanguigni e in altri
organi. Con GWAS è stato individuato il gene di suscettibilità LOXL1, poi con
altri studi varianti genetiche associate a XFS con differenze (allelic reversal)
dipendenti dall’etnia di provenienza. Questo fa pensare a complessi meccanismi
genetici ed ad altri loci di suscettibilità. Ampio studio con GWAS di vari
gruppi etnici. Risultati: individuato un nuovo locus di suscettibilità (CACNA1A) e confermata
l’associazione con LOXL1, oltre all’effetto associativo differente in base
all’etnia (giapponesi vs non giapponesi). Utili info per comprendere la
biologia e la patogenesi di questa patologia.
Genetically Determined Height and Coronary Artery
Disease. NEJM 2015;372:1608. C’è una relazione
inversa tra statura e rischio di malattia coronarica (CAD). Studi di
meta-analisi ci dicono che una diminuzione di 1DS (ca. 6.5 cm) di altezza sono
associa ad un incremento relativo dell’8% (IC 95% 6-10) di rischio di CAD. Gli A
hanno voluto testare l’associazione tra statura e alleli associati all’altezza
di 65.066 casi di CAD e 128.383 controlli. Si dimostra che c’è un’associazione
primaria tra bassa statura geneticamente determinata e aumento di rischio di
CAD, confermando i risultati degli studi epidemiologici, associazione almeno in
parte riconducibile alla relazione tra bassa statura e sfavorevole profilo
lipidico. Probabilmente vi sono pathway biologici comuni che determinano
l’altezza definitiva e lo sviluppo di processi aterosclerotici, che spiegano in
parte l’associazione osservata.
The Genetic
Architecture of the Human Immune System: A Bioresource for Autoimmunity and
Disease Pathogenesis. Cell 2015;161:387.
Gli AA (buona parte italiani emigrati in UK-USA) hanno effettuato uno studio di
associazione GWAS di 151 caratteristiche immunitarie ad alta ereditabilità
(>96%) identificando 241 SNP di 11 loci genetici, 9 nuovi, che spiegano
oltre il 36% della variazione di 19 di queste caratteristiche. Un database
disponibile a tutti utile per favorire l’identificazione dei meccanismi
autoimmunitari e infettivi.
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