Raccolta e brevi commenti di articoli di Genetica Medica e
Umana e di interesse generale del mese di Maggio 2015
(Spigolature) che hanno attirato la
mia attenzione o curiosità, pubblicati nelle seguenti riviste: British Medical
Journal, Lancet, Lancet Neurology, Nature, Nature Biotechnology, Nature
Genetics, Nature Medicine, Nature Neuroscience, Nature Reviews Genetics, Nature
Reviews Neuroscience, NEJM, PNAS, Science & Cell.
DA NON PERDERE
Woman with gene for
Huntington’s disease fails in attempt to sue her father’s doctors for failing
to alert her. BMJ
2015;350:h2864. Bella questione mai risolta (da noi, ndr). Una
donna ha denunciato per negligenza il SSN inglese perché suo padre, con m.
Huntington, non aveva dato il consenso al medico di comunicare la diagnosi alla
figlia, che poi è risultata portatrice della mutazione. La corte ha deciso di
non proseguire perché la denuncia non avrebbe avuto alcuna probabilità di
successo.
La storia
inizia quando al padre della donna viene fatta diagnosi di m. Huntington quando
era in carcere perché aveva sparato a sua moglie. La figlia, allora gravida,
dice che se l’avesse saputo avrebbe abortito. I medici avevano avvertito il
padre dell’opportunità di avvisare la figlia ma l’uomo non ha dato il consenso per
paura di sue reazioni estreme come il suicidio o l’aborto. La donna, dopo il
parto, ha saputo per caso la diagnosi da un medico che aveva in cura il padre. Lei
è risultata portatrice della mutazione, suo figlio non è stato testato e se lo
vorrà lo farà raggiunta l’età adulta. L’avvocato della donna, nella richiesta, ha
citato una dichiarazione della British Society of Human Genetics del 2006: “In special
circumstances it may be justified to break confidence where the aversion of
harm by the disclosure substantially outweighs the patient’s claim to
confidentiality”, come ad es. quando una persona si rifiuta di informare
parenti a rischio genetico o di fornire informazioni che consentano di
applicare uno specifico test genetico (www.rcpath.org/
Resources/RCPath/Migrated%20Resources/Documents/G/).
Ma secondo il giudice per considerarla
negligenza del medico la querelante avrebbe dovuto dimostrare che i medici
avevano nei suoi confronti “a duty of care”, sebbene lei non fosse loro
paziente. E questa sarebbe stata una conclusione giuridica non in linea con
altri casi, come ad es. la richiesta di indennizzo di genitori ingiustamente
accusati di abusi sul loro figlio.
Attention deficit
hyperactivity disorder and premature death. Lancet 2015;385:2132. Commento di un articolo sullo stesso fascicolo (Mortality in children, adolescents, and adults with attention
deficit hyperactivity
disorder: a nationwide cohort study. Pg. 2190) di uno
studio con un lungo follow up nella popolazione danese (1.922.248) ricorrendo
ai registri sanitari nazionali danesi per verificare se le persone con ADHD
(32.061) hanno, come sembra, una più precoce mortalità. Dopo aggiustamento per
potenziali fattori confondenti, si è osservato che le persone con ADHD nel
periodo di osservazione di 32 anni, hanno una probabilità significativamente
maggiore di morire (tasso di mortalità aggiustata 2.07, IC al 95% 1.70-2.50).
Come? Con comportamenti antisociali (violenze, crimini), uso di droghe
(incidenti, combattimenti), disattenzione ed impulsività (incidenti, scarsa
cura di sé), comportamenti a rischio (incidenti, salute). Un altro dato
sconcertante di questo studio è l’età alla diagnosi, che è 12.5 anni, molto
tardi il che significa mancato trattamento prima e il fatto che il rischio di
morte prematura cresce con il crescere dell’età alla diagnosi. E questi dati
cosa significano per i clinici? Anticipare la diagnosi, applicare le cure più
appropriate e nel colloquio con i familiari precisare che, se anche risulta
aumentato il rischio di morte prematura, questo in termini assoluti è molto
basso (buon suggerimento, mai spaventare, ndr) e può essere affrontato con le
adeguate cure.
Childhood
attention-deficit/hyperactivity disorder. BMJ 2015;350:h1268. Clinical Review
di una condizione frequente (2.2% dei maschi e 0.7% delle femmine), ADHD con sintomi
persistenti ed invalidanti di disattenzione, iperattività e impulsività. Con
problemi scolastici e domestici, di relazione sociale e il rischio di uso di
droghe e di atti criminali. Una panoramica evidence based sull’individuazione e
sul management precoce di questa condizione.
PER I PEDIATRI E PER ALTRI SPECIALISTI (Pediatri,
Neuropsichiatri Infantili, Neurologi, Ostetrici, Cardiologi, Psichiatri, ORL,
Medici della riproduzione, Patologi ecc.).
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Autosomal dominant
polycystic kidney disease: the changing face of clinical management. Lancet
2015;385:1993. Aggiornamento sul management del rene policistico
AD, la più comune causa di insufficienza renale con una prevalenza di
1:543-4.000 persone, riscontrata e descritta per la prima volta all’autopsia
del re polacco nel 1585 ed il cui meccanismo patogenetico è ancora in gran
parte sconosciuto. Questa review sintetizza le novità recenti nella diagnosi e
nel management clinico di questa frequente malattia. Interessante la Fig. 1 che
mostra i fattori multifattoriali (età, sesso, etnia, geni modulatori, patologie
come l’ipertensione) che agiscono nel causare l’incremento volumetrico del rene
e sul eGFR (tasso presunto di filtrazione
glomerulare che misura il funzionamento dei reni). Di questa ciliopatia ne vengono presentati i pathway coinvolti, tra cui mTOR (che
non manca mai, ndr) e cAMP. E come si possano applicare interventi non
specifici per rallentarne l’evoluzione verso l’insufficienza (come
l’ipertensione)(Blood Pressure in Early
Autosomal Dominant Polycystic Kidney Disease. NEJM 2014;371: 2355 e Angiotensin Blockade in Late Autosomal Dominant
Polycystic Kidney Disease. Pg. 2267), i modelli preclinici,
i possibili bersagli terapeutici e cosa ci aspetta per il prossimo futuro, come
sperimentazioni cliniche e modelli integrati di salute pubblica (bellissima la
Fig. 4 che invita biologi, epidemiologi, medici e programmatori sanitari a
condividere la loro attività per migliorare la vita, non solo la salute, di
questi pz, ndr).
Per i
neonatologi:
Newborn screening collides with
privacy fears. Science 2015;348:740. Efficace
e sintetico l’inizio: The wrinkled heel of nearly every baby in the United
States is pricked at birth, and a few drops of blood are dabbed on filter paper
and shipped off for analysis. Per diagnosticare
30 malattie gravi che possono essere curare se individuate precocemente. Ora
una nuova legge in USA sollecitata da privati e dai conservatori richiede dal
Marzo 2015 che vada raccolto il consenso per ricerche finanziate con fondi
federali usando i campioni di sangue dei neonati, incluso il DNA ma non i nomi
dei bambini. Così, argomentano molti ricercatori, si blocca il miglioramento e lo
sviluppo di nuovi test di screening di routine e rimangono “congelate” le
banche che hanno raccolto campioni di sangue di neonati su carta bibula. E allora ci si
chiede “Do you want genetic privacy at the expense of everything else?”.
Growing older with congenital heart disease. Lancet 2015;385:1698. Editoriale di un articolo (Congenital
Heart Disease in the Older Adult A Scientific Statement From the American Heart
Association. Circulation 2015;131:1884) sulla sopravvivenza degli adulti
con malformazione cardiovascolare. I miglioramenti della chirurgia e delle cure
hanno prolungato la sopravvivenza e la sua qualità di vita dei pz con queste
patologie. Nel lavoro vengono riportate le raccomandazioni dell’American Heart
Association (AHA) per il trattamento dei pz di età > 40 anni, che riguardano
la diagnosi, la terapia e il management delle complicazioni e dei fattori di
rischio aterosclerotico. Viene sollecitato un intervento multidisciplinare
raccomandando per ogni pz un’accurata anamnesi personale e prendendo visione della
documentazione inziale della patologia e del tipo di intervento eseguito.
Case report. An epigenetic
cause of seizures and brain calcification: pseudohypoparathyroidism. Lancet
2015;385:1802. Maschio di 22 anni che mentre andava in bici
improvvisamente è caduto ed ha avuto una crisi convulsiva generalizzata. L’anamnesi
familiare e personale è negativa e così anche l’obiettività, notata bassa
statura (166 cm). La TC cerebrale, negativa per lesioni da traumi, mostrava
diffuse calcificazioni dei gangli basali e dei lobi frontali. Riscontati alti
livelli di CK (1.913 U/L, vn <170), ipocalcemia (1.13 mmol/L, vn 2.2-2.6)
senza segni clinici, iperfosfatemia
(1.98 mmol/L, vn 0.48-1.45); all’EEG disritmia con rallentamenti. Il
paratormone è risultato aumentato (110 ng/L, vn 11-67) e il TSH normale, quindi
la diagnosi di Pseudoipoparatiroidismo, che include almeno 3 diverse malattie
ereditarie con resistenza periferica al PTH clinicamente caratterizzate da
bassa statura, deficit di sviluppo, brachidattilia e calcificazione od
ossificazione di tessuti molli. Vi sono 3 diversi sottotipi: Ia (Osteodistrofia
Albright), Ib, Ic e lo Pseudopseudoipoparatiroidismo. Il meccanismo
patogenetico è costituito da un’alterata funzione delle proteine G che
modificano il riassorbimento di calcio a livello renale causando l’ipocalcemia,
l’iperfosfatemia e livelli aumentati di PTH. Ia è dovuta a mutazione con perdita
di funzione del gene GNAS. Ib è un difetto di imprinting genomico con difetto
di metilazione dell’allele materno di GNAS (le cellule tubulari renali
esprimono prevalentemente l’allele materno, la mutazione dell’allele paterno
comporta una normale risposta renale al PTH) (vedi anche Pseudopseudohypoparathyroidism. Lancet 2015;385:1123) (Spigolature
Marzo 2015).
Quindi per il
pz descritto in questo case report la diagnosi è di Pseudoipoparatiroidismo Ib
e la crisi epilettica dovuta all’ipocalcemia. Messo in terapia con
somministrazione di calcio e poi con Levetiracetam (derivato pirrolidinico) che
ha normalizzato le anomalie biochimiche.
Quantitative
optical coherence tomography angiography of vascular abnormalities in the
living
human eye. PNAS 2015;112:E2395. I difetti di circolazione vascolare retinica sono
un’importante causa di cecità. Per essere individuati e curati viene proposta
una nuova tecnica chiamata angiografia con tomografia ottica a coerenza di fase
(OCT), che fornisce immagini di alta qualità dei vasi sanguigni della retina e
della coroide. Ha molti vantaggi rispetto alla tecnica angiografica con
fluorescina per la sua rapidità di esecuzione, all’assenza di infusione IV di
colorante e la capacità di immagini in 3D, con la possibilità di confronto di
immagini nel tempo. Vengono portate immagini di retinopatia diabetica,
degenerazione maculare legata all’età e coroideremia.
Tackling diagnostic delays in
ALS. Lancet Neurology 2015;14:478. Commento di un articolo sullo stesso fascicolo (Sensitivity and specificity of threshold tracking transcranial magnetic
stimulation for diagnosis of amyotrophic lateral sclerosis: a prospective
study. Pg.457) sul comune ritardo della diagnosi nella ALS, che dipende
dall’identificazione della disfunzione dei motoneuroni sia superiori
(UMN) che inferiori (LMN). Tale ritardo ostacola l’efficacia delle terapie e vi
è quindi la necessità di una diagnosi precoce. Nell’articolo, un ampio studio
prospettico, si presentano promettenti risultati ricorrendo alla stimolazione
magnetica transcranica (TMS) per una precoce diagnosi di ALS (tecnica non invasiva di stimolazione elettromagnetica del
tessuto cerebrale che studia il funzionamento dei circuiti e delle connessioni
neuronali encefaliche provocando uno squilibrio ridotto e transitorio, wiki).
La tecnica è sufficientemente sensibile e specifica nell’identificazione della
disfunzione dei UMN in un periodo in cui il danno dei LMN non è ancora in grado
di ridurre a livelli significativi le risposte motorie. In più la tecnica è
utile per la diagnosi differenziale con altre malattie neuromuscolari. Quindi
TMS sembra molto utile per anticipare la diagnosi e quindi per interventi terapeutici
precoci e potenzialmente da inserire nella metodologia delle sperimentazioni
cliniche, con l’avvertenza che richiede molta esperienza nell’interpretazione
dei risultati che produce.
Colorectal cancer. Outlook Nature
2015;521:S1. Prospettiva sul cancro colorettale, quarto tumore come causa di
morte dopo quello al polmone, fegato e stomaco. Oltre
all’Editoriale:
Epidemiology. A disease of
growth. The spread of colorectal
cancer. S2.
Screening. Early alert.Pick a test, any test. S4.
Prevention.
Tending the gut.There are ways
of reducing your risk. S6.
Q&A.
Out for blood. On liquid
biopsies. S9.
Microbiome.
Microbial mystery. The
mysterious role of gut bacteria. S10.
Drug
Development. Mix and match. Turning
molecular data into therapies. S12.
Q&A.
Banking on organoids. A new way
to test drugs. S15.
Research
challenges. 5 big questions. The
puzzles facing scientists investigating colorectal cancer. S16.
Physical
activity for smoking cessation in pregnancy: randomized controlled trial. BMJ
2015;350:h2415. Research article. L’attività fisica non
aiuta a smettere di fumare, ma migliora la vita.
Covariation
between human pelvis shape, stature, and head size alleviates the obstetric
dilemma. PNAS 2015;112:5655.
Il 3-6% delle nascite ha come complicazione un “parto ostruito”, responsabile
dell’8% dei decessi materni; la più comune causa di parto ostruito è la
sproporzione cefalopelvica (tra dimensioni del cranio fetale e pelvi materna) che
in assenza di un efficace intervento medico comporta una mortalità materna
dell’1.5% e frequenti sequele croniche per chi è sopravvissuta. Nonostante ciò
nel corso dell’evoluzione il canale del parto non è aumentato di dimensioni.
Questo “dilemma ostetrico” è la conseguenza del contrasto tra deambulazione bipede
e le dimensioni cerebrali che nell’evoluzione sono notevolmente cresciute e
dalla migliore sopravvivenza dei neonati di maggiori dimensioni. A complicare
le cose poi il fatto, recentemente dimostrato, che le dimensioni neonatali e la
durata della gravidanza non sono limitate solo dalle dimensioni pelviche
materne ma anche dalla sua capacità metabolica. In questo lavoro si dimostra
che le donne con dimensioni craniche elevate hanno anche un canale del parto di
dimensioni maggiori e tendono ad avere bambini con aumentate dimensioni
craniche. Questa covariazione (variazione congiunta di più variabili)
contribuisce ad un parto più agevole probabilmente evolutosi in risposta ad una
forte selezione.
Exposure to
prescription opioid analgesics in utero and risk of neonatal abstinence
syndrome: population based cohort study. BMJ 2015;350:h2102. Research
article. La prescrizione di farmaci oppioidi analgesici
in gravidanza comporta un basso rischio di sindrome di astinenza neonatale. L’uso
prolungato rispetto a quello a breve termine e l’uso nella parte finale della
gravidanza rispetto a quello più precoce sono associati ad un incremento di
rischio.
Identifying and managing
common childhood language and speech impairments. BMJ 2015;350:2318. Review
su quanto si sa oggi sui comuni disturbi di linguaggio per aiutare i pediatri
generali e chi si occupa di bambini con queste difficoltà ad identificarne la
causa, stabilire se sia opportuno un intervento e prevederne il decorso.
IMMAGINI
In Sight and Out of Mind. NEJM 2015;372 2218
Measles. NEJM 2015;372:2217. Perché anche gli internisti sappiano riconoscere il morbillo
in un adulto.
CASO CLINICO
***
Immune dysregulation, polyendocrinopathy, enteropathy,
X-linked syndrome and recurrent intrauterine fetal death. Lancet 2015;385:2120. Gravida di 40 anni, con deficit riproduttivo misto (due aborti e 3 maschi
nati morti, e un bambino normale, di sesso femminile. Cromosomi della coppia
normali. All’ecografia del 2° trimestre della settima gravidanza feto maschio
con deficit di crescita fetale, intestino iperecogeno, idrope fetale e in 24 sg
morte endouterina fetale. All’autopsia riscontrato eritroderma ed infiltrati
infiammatori pluriviscerali, tra cui il pancreas, con eosinofilia e cristalli Charcot-Leyden, che sono un prodotto della degradazione
degli eosinofili, che sono stati, dopo tale riscontro, cercati ed
osservati anche nei tessuti dei tre nati morti, maschi, precedenti.
L’eosinofilia e l’eritroderma fetale suggerivamo la diagnosi di sindrome Omenn
(MIM #603554)(Immunodeficienza severa combinata con ipereosinofilia). Ma la
mancata consanguineità della coppia e soprattutto la molecolare dei due geni
(RAG1 e RAG2) è stata negativa. Secondo suggerimento diagnostico: sindrome XLR
chiamata IPEX (sregolazione immunitaria, poliendocrinopatia, enteropatia (MIM
#304790) con inizio nei primi mesi di grave diarrea (enteropatia), diabete I,
ipotiroidismo, anemia emolitica autoimmune, trombocitopenia, linfoadenopatia,
epatite e nefrite. Di solito fatale entro i primi 2 anni se non trattata in
modo aggressivo con immunosoppressione e trapianto di cellule staminali
ematopoietiche. Trovata nella madre e negli ultimi 2 feti una mutazione
missenso non riportata in letteratura del gene malattia (FOXP3, fattore di
trascrizione), localizzata nel dominio forkhead, dove hanno sede le mutazioni
note come causa di malattia, mutazione quindi considerata causale. Comunicato
il rischio. Nuova gravidanza, diagnosi non invasiva di femmina (2013), nata
normale.
Significativo
case report per la procedura adottata, soprattutto l’accurata analisi autoptica
fetale (in quanti casi viene da noi fatta? Ndr) che ha portato alla diagnosi e
all’appropriato counseling.
EPIGENETICA
Mammary cells have a memory. Nature 2015;521:129. E’ esperienza comune (anche da padre, ndr) che dopo la prima gravidanza diventa più facile l’allattamento al seno per le gravidanza successive. Per scoprire perché gli AA del lavoro che viene commentato (An epigenetic memory of pregnancy in the mouse mammary gland. Cell Rep. 2015;11:1102) hanno somministrato ormoni gravidici in femmine di topo monitorando le variazioni che avvenivano a livello mammario. Se il topo aveva già avuto una gravidanza le ghiandole mammarie si espandevano più in fretta e producevano più velocemente le proteine del latte rispetto a femmine alla prima gravidanza. L’analisi genetica delle cellule della ghiandola mammaria dopo la fine della lattazione ha mostrato che se l’animale aveva già avuto una gravidanza si verificava una perdita a lungo termine dei gruppi metilici del DNA di geni che vengono attivati durante la lattazione. Gli AA suggeriscono che la memoria epigenetica prepara questi geni ad una più veloce lattazione nelle successive gravidanze.
TERATOLOGIA
***
Pregnant women are advised
to seek medical advice if they need paracetamol for more than one day. BMJ
2015;350:h2759.Commento
di un lavoro (Prolonged
exposure to acetaminophen reduces testosterone by the human fetal testis in a
xenograft model. Sci Transl
Med 2015;7:1)(non ho il testo ma solo l’abstract)
da cui risulta che nei topi xenotrapiantati l’uso prolungato, non di un solo
giorno, di tale farmaco riduce la produzione di testosterone.
Sappiamo che alcune anomalie del tratto
riproduttivo maschile sono dovute a bassi livelli di testosterone fetale e che l’assunzione
protratta del paracetamolo da parte della gravida è associata nel bambino a
criptorchidismo. Per tentare di dare una
base biologica a questo è stato usato un modello animale (topo castrato con
impianto di tessuto testicolare umano), con tessuto trapiantato che imita bene
lo sviluppo e la funzione del testicolo fetale. La somministrazione nel topo
trapiantato per 7 giorni di paracetamolo ad un dosaggio paragonabile a quello
usuale per l’uomo ha determinato rispetto ai controlli una riduzione del 45% del
testosterone plasmatico e una riduzione del 18% del peso delle vescicole
seminali. Effetto che non si verifica se il farmaco viene somministrato per un
solo giorno. Nei ratti l’esposizione in utero al paracetamolo comporta la
riduzione di enzimi steroidogenici Cyp11a1, Cyp17a1. Sarà opportuno verificare con altri studi
se sia proprio così e poi la dose e il periodo massimo di assunzione del
farmaco da parte delle gravide privi di rischi fetali. E nel frattempo? Un
membro del Royal College of Pediatrics and Child Health dice: la febbre di per
sè può essere teratogena (spina bifida, malf. cardiache), quindi piccole diosi
di paracetamolo possono essere indicate. Da evitarne un uso eccessivo, ma se
hai febbre o dolori per i quali usi normalmente il paracetamolo, senti il
medico (il quale che ti consiglierà? Ndr).
Antipsychotic
drug use in pregnancy: high dimensional, propensity matched, population based
cohort study. BMJ 2015;350:h2298.
Il ricorso ad antipsicotici in gravidanza per avere una stabilizzazione
psichiatrica in questo particolare periodo ha un ridottissimo impatto sulla
salute a breve termine della madre (diabete gestazionale, ipertensione, tromboembolismo
venoso) e del nato (parto pretermine, basso peso). Ma la frequenza di
complicazioni è sufficiente per suggerire un’attenta valutazione materna e
fetale.
Safety of psychotropic drugs
in pregnancy. BMJ
2015;350:2260. Editoriale che commenta la ricerca qui sopra e
quella citata nella selezione dell’Aprile 2015 (Selective serotonin reuptake inhibitors
and venlafaxine in early pregnancy and risk of birth defects: population based
cohort study and sibling design. BMJ
2015;350:h1798). Sottotitolo: Reassuring findings on antidepressants and
antipsychotics from the largest studies to date.
TERAPIA TRADIZIONALE,
GENICA/CELLULE STAMINALI
***
Wild-type
microglia do not reverse pathology in mouse models of Rett syndrome. Nature
2015;521:E1. Recentemente è stato dimostrato che
il trapianto di midollo osseo normale nel topo nullo di Mecp2 irradiato è stato
in grado di prevenire il declino neurologico e la morte precoce tramite una
normalizzazione dell’attività fagocitica microgliale. Questa segnalazione ha motivato
la sperimentazione clinica nella s. Rett con trapianto di midollo osseo
(ClinicalTrials.gov identifier: NCT02171104 (2014)(currently recruiting participants: MT2013-31:Allogeneic
Hematopoietic Cell Transplantation for Inherited Metabolic Disorders, Severe
Osteopetrosis and Males With Rett Syndrome Following Conditioning With Busulfan
(Therapeutic Drug Monitoring), Fludarabine +/- ATG). In questa breve
comunicazione si è voluto replicare l’esperimento ricorrendo a 3 diversi
modelli murini di s. Rett, uno di questi usato nella segnalazione su indicata.
Si è visto però che nonostante il buon attecchimento microgliale il trapianto
non è stato in grado di migliorare il deficit neurologico né prevenire la morte
precoce. Inoltre si dimostra che la precoce e specifica espressione di Mecp2 a
livello microgliale non fa migliorare il topo carente di Mecp2. In conclusione
“our experiments do not support BMT as therapy for Rett syndrome” (e ora che si
fa con la sperimentazione clinica in
corso? Ndr).
***
Long-Term Effects of Retinal
Gene Therapy in Childhood Blindness. NEJM 2015;382:1954. L’occhio,
in particolare la retina, è un organo facilmente indagabile con le attuali
tecniche di immagini, tanto che si usa il termine “microsopia in vivo”. Queste tecniche insieme a
quelle funzionali consentono di valutare con grande precisione gli effetti di
sperimentazioni cliniche in patologie retiniche come l’Amaurosi Leber,
patologia geneticamente eterogenea (19 geni) che comporta cecità infantile.
Mutazioni con perdita di funzione di uno di questi geni (RPE65) causano una
forma recessiva di A. Leber (5-10% dei
pz con Amaurosi Leber recessiva). Il prodotto di questo gene, abbondante nel
pigmento retinico, catalizza la tappa isomerasica del ciclo visivo. A
differenza delle altre retinopatie le mutazioni di RPE65non coinvolgono la
struttura dello strato esterno retinico fornendo quindi, come dice
l’editoriale, una straordinaria “finestra di opportunità” per la terapia
genica. Nello stesso fascicolo dell’Editoriale sono riportati i risultati di un
lungo follow-up di due sperimentazioni cliniche con la somministrazione
sottoretinica di un vettore virale ricombinante AAV2 che porta il gene RPE65. Nel primo lavoro (Improvement and
Decline in Vision with Gene Therapy in Childhood Blindness. Pg. 1546. ClinicalTrial.gov numbers,
NCT00481546) il follow-up di 5-6 anni dopo una singola iniezione in 3 pz con A,
Leber dai 16 ai 23 anni ha mostrato, nell’occhio trattato, un miglioramento della
sensibilità visiva dell’occhio trattato nei primi 3 anni, ma successivamente si
assiste ad una perdita di fotorecettori retinici simili a quello dell’occhio
non trattato. Nel secondo studio (Long-Term Effect of Gene Therapy on Leber’s Congenital Amaurosis. Pg. 1887. NCT00643747) con iniezione nella fovea in 12 pz, sempre da
mutazione RPE65 si sono ottenuti risultati analoghi. In ambedue le
sperimentazioni non vi è stato miglioramento dell’acuità visiva foveale. Si è
osservato anche che la risposta visiva è risultata correlata con la dose di
vettore. Questo ha spinto i ricercatori a verificare tale correlazione nel
modello di cane di A. Leber, in cui è presente una mutazione spontanea di
RPE65. A dosi progressivamente crescenti si è confermato che alle dosi più alte
corrispondeva un maggiore miglioramento visivo, che era associato a una maggior
espressione del gene RPE65, produzione di 11-cis retinale, ampiezza delle onde
all’ERG e visione. Si è visto anche nella 2a sperimentazione clinica che l’iniezione
del prodotto nella fovea ha comportato perdita di fotorecettori e che in alcuni
pz si è sviluppata una reazione immunitaria dose dipendente al vettore, dato che
potrebbe sconsigliare il ricorso a dosi maggiori. Perché nei modelli animali
tale terapia funziona meglio, con miglioramenti importanti e stabili (> 7
anni nel cane), rispetto all’uomo? Probabilmente perché la terapia nell’animale
viene iniziata prima, o perché il suo decorso nell’uomo è più grave e forse
perché è necessaria una maggior quantità di prodotto genico. L’editoriale
conclude che occorre una miglior comprensione del meccanismo patogenetico della
degenerazione dei fotorecettori e, forse, un vettore di ultima generazione.
Efficacy of idebenone in Duchenne muscular dystrophy. Editoriale sull’articolo sullo stesso fascicolo (Duchenne muscular dystrophy not using glucocorticoids (DELOS): a
double-blind randomised placebo-controlled phase 3 trial. Pg. 1748) dei
risultati di una sperimentazione clinica randomizzata a doppio cieco (alcuni pz
anche italiani) in fase 3 (ClinicalTrials.gov, number NCT01027884) in pz con DM
Duchenne usando un farmaco, l’Idebenone
(analogo del coenzima Q10, ndr), potente antiiossidante ed inibitore della
perossidazione lipidica, in grado di stimolare il flusso elettronico
mitocondriale e la produzione di energia cellulare. Sino ad ora i glucocorticoidi
erano gli unici farmaci in grado di rallentare la riduzione della forza
muscolare e l’esito in insufficienza respiratoria. Ma non tutti i pz rispondono
alla terapia, che peraltro comporta anche effetti collaterali tali che vengono
sconsigliati per pz non deambulanti nelle fasi avanzate della malattia. In
questa sperimentazione con l’Idebenone ne viene testate l’efficacia, la
tollerabilità e la sicurezza in pz che non assumono contemporaneamente i glucocorticoidi.
Per la prima volta si dimostra l’efficacia di una terapia non steroidea in un
gruppo di pz in gran parte non deambulanti.
Anacetrapib in familial hypercholesterolaemia: pros
and cons. Lancet 2015;385:214. Commento
dell’articolo sullo stesso fascicolo (Anacetrapib
as lipid-modifying therapy in patients with
heterozygous familial
hypercholesterolaemia (REALIZE): a randomised, double-blind,
placebo-controlled, phase 3 study. Pg. 2153) che riporta
i risultati di una sperimentazione clinica della ipercolesterolemia familiare
AD, da mutazione del recettore LDL o della APOB o PCSK9, che comporta alte concentrazioni
plasmatiche di colesterolo LDL-C e con alto rischio di malattie
cardiovascolari. Negli eterozigoti le statine non sono in grado di abbassare le
LD-C e le nuove terapie sono state approvate solo per gli omozigoti, non per
gli eterozigoti. In questa sperimentazione (fondi Merck) in fase 3, usando un
potente inibitore di CETP
(Proteina
di
trasferimento degli esteri del
colesterolo), Anacetraib, per 1 anno, in eterozigoti di età 18-80 anni (240 trattati e
202 in placebo, di varie nazioni anche europee, nessuna italiana) si è
osservata una significativa riduzione di LDL-C e il farmaco è stato ben
tollerato. Non noto se vi sia associata una riduzione anche del rischio di
malattia cardiovascolare.
Spondyloarthropathy: interleukin
23 and disease modification. Lancet 2015;385:2017. Compito
impegnativo e difficoltoso cercare di prevenire la progressione della patologia
osteo-articolare delle spondiloartropatie siero negative, che comprendono
l’artrite associata alla psoriasi, la malattia infiammatoria intestinale,
l’artrite reattiva a specifici patogeni e la spondilite anchilosante. Ora ne
sappiamo qualcosa di più sulla biologia di queste malattie perché ne sono stati
chiariti alcuni aspetti genetici e clinici e di conseguenza cosa si può fare in
ambito terapeutico. Come sul motivo del coinvolgimento cute-intestino (ruolo
patogenetico antiinfiammatorio della Interleuchina 23) e sul ruolo del HLA
nella spondilite anchilosante (>90% dei pz), patologia in cui possono essere
presenti forme subcliniche di infiammazione intestinale con coinvolgimento
citochinico. E questo è confermato dall’associazione tra polimorfismi del
recettore dell’interleuchina 23 (IL23R) e la psoriasi, la malattia
infiammatoria intestinale e la spondilite anchilosante. Ed ora sappiamo anche
che la spondilite anchilosante ha come fattore di rischio HLA-B27, perché la
sua molecola tende a malripiegarsi e a formare anomali omodimeri che provocano
lo stress cellulare, la produzione di IL23 e la stimolazione delle cellule
altamente sensibili a questa citochina. Quindi IL23 ha un ruolo patogenetico
centrale in queste malattie. Quindi la possibilità in futuro di ricorrere come
terapia ad inibitori di IL23.
Clinical
improvement in psoriasis with specific targeting of interleukin-23. Nature
521:222. Ed ecco i risultati della
sperimentazione clinica con Tildrakizumab, un anticorpo monoclonale verso la
subunità di IL-23p19 (in comune con IL-12 e IL-23) che ha dimostrato in pz con
psoriasi da gravità media o severe un netto miglioramento sintomatico (scala
PASI75, Psoriasis Area and Severity Index; miglioramento del 75%) e nei
campioni istologici.
Subject to reflection. Nature 2015;521:551. Vita vissuta: uno studente dell’ultimo anno di
Medicina scopre di avere la leucemia linfoblastica acuta (ALL). Curato, ha
avuto una ricaduta curata con trapianto MO. Fellowship in oncologia e poi postdoctoral
research in cancer genetics. Nuova ricaduta dopo 7 anni. A questo punto il suo tutore,
che studiava con sequenziamento genomico la leucemia mieloide acuta (AML) gli
propone di sequenziare il genoma della sua ALL: trovato un gene sovraespresso
che suggeriva di ricorrere al farmaco Sunitinib (che inibisce diverse chinasi
intracellulari e di superficie coinvolte nella proliferazione cellulare e
nell'angiogenesi, usato nel cancro del rene). Nonostante le pesanti cure per un
secondo trapianto il medico-ricercatore ha continuato la sua attività sul
cancro soprattutto sulla AML che ha sintomi simili alla sua malattia, ma con
una diversa causa genetica. E 3 anni dopo ha pubblicato come primo nome su
Blood i risultati preliminari dell’uso di un nuovo farmaco per ambedue le forme
di leucemia. La nota sottolinea che chi fa ricerca sulla propria malattia è
altamente motivato, attira l’attenzione dei media ed è un buon link con le
associazioni laiche, ma corre il rischio di pensare sempre nella vita e nel
lavoro alla propria malattia. Altro esempio di una ricercatrice (dal nome e
cognome italiano) che si è dedicata per anni alla ricerca sulla alopecia
aerata. Con l’aiuto di associazioni laiche ha raccolto nel corso degli anni
materiale biologico di 3.000 pz e con l’analisi GWAS dell’intero genoma ha
individuato 7 geni associati e in comune con altre malattie autoimmunitarie.
Alla fine ha organizzato una sperimentazione clinica con due farmaci, uno usato
nell’artrite reumatoide e l’altro nelle malattie del midollo osseo, con
risultati più che soddisfacenti e pubblicati su Nature Medicine nel 2014. Un
altro esempio di uno psicologo con la malattia da affaticamento cronico che ha
modificato sensibilmente la sua vita privata e personale e che si è impegnato,
pubblicando, sulla definizione della CFS e sulla ricerca di marcatori. Ed altre
esperienze: un immunobiologo con Diabete 1 ereditato dal padre, un PhD che nel
corso della sua attività ha scoperto di essere portatore asintomatico di una
mutazione causa nel padre di miocardiopatia ipertrofica che, rendendosi conto
che sarebbe stato per lui troppo pesante dal punto di vista emotivo dedicarsi alla
miocardiopatia ipertrofica, ha scelto di indirizzare la sua ricerca sulla
patologia cardiaca nel diabete, da cui era affetto suo nonno. E così una
Psichiatra che ha fondato una clinica dei disturbi del comportamento e che dopo
aver scritto un’autobiografia (An Unquiet Mind: A Memoir of Moods and
Madness) ha preferito non svolgere più un’attività clinica perché “You
can’t say that you’ve been psychotic and nearly died by suicide and expect
people to look at you the same way”. Alla fine, conclude questa curiosa riflessione,
il desiderio di aiutare gli altri “motivates many researchers to continue their
work even though their own health is poor “ (leggetela, perché ciascuno di noi
prima o poi si troverà a fare il pz e dovrà decidere come volgere a favore dei
pz che seguirà la sua esperienza personale, ndr).
Biogen’s early Alzheimer’s data raise hopes, some
eyebrows. Nature
Biotechnology 2015;33:438. Dopo la presentazione dei risultati
ottenuti con la sperimentazione clinica PRIME per la terapia dell’Alzheimer con
un anticorpo monoclonale contro l’amiloide beta (aducanumab), ora Biogen vuole
direttamente passare alla fase 3 di sperimentazione, con la perplessità di non
pochi ricercatori per vari motivi: perché la sperimentazione non è ancora stata
completata, i dati mancanti possono cambiare i risultati e, ancor più
importante, gli obiettivi della fase sperimentale erano di stabilirne la
sicurezza non l’efficacia.
Treatment of
Obesity with Celastrol. Cell 2015;161:999.
Nel topo con iperleptinemia indotta dalla dieta la somministrazione di
Celastrolo, estratto naturale dalle radici della “thunder god vine” (vite del tuono divino, pianta cinese) aumenta la sensibilità
leptinica riducendo l’assunzione di cibo, bloccando la riduzione della spesa
energetica e comportando una riduzione di oltre il 45% del peso corporeo. Non è
invece efficace nel modello di topo carente di leptina (ob/ob). Potenzialmente
un ottimo farmaco per la terapia dell’obesità.
ZIBALDONE
Migrant crisis in the Mediterranean. Lancet
2015;385:1698. Un buona
sintesi del problema, anche se l’Italia praticamente non viene citata. Viene
citato Mare Nostrum vs Triton. L’Editoriale conclude che l’Europa, che ha
l’obbligo morale di risolvere la crisi, dovrebbe “help those beyond
its borders rather than fear them”.
Migrants’ access to
healthcare is restricted across Europe, charity warns. BMJ 2015;350:h2681.
L’organizzazione Medici del mondo denuncia le difficoltà che hanno i migranti
ad accedere alle cure nei paesi europei, difficoltà anche per modifiche
legislative diverse da paese a paese (http://doctorsoftheworld.org.uk/blog/entry/report-europes-health-systems-shunthe-most-vulnerable).
Non viene
citata l’Italia, ma in Francia ad es. i migranti possono accedere alle cure
senza restrizione solo per condizioni acute o forti dolori. Molti medici hanno
la falsa impressione di dover denunciare il migrante che hanno in cura, questo
vale però solo per la Germania e la Turchia, anche se in Germania nessun medico
è mai stato denunciato per non averlo fatto. Particolarmente
grave la situazione per le gravide e per la copertura vaccinale dei bambini. Il
68% delle gravide che si rivolgono alle cliniche dei Medici del mondo confessa
che si muovono poco per paura di essere arrestate come migranti senza
documenti. Se, come succede, si presentano in ospedale per la prima volta per
partorire senza precedenti controlli causano notevoli problemi a chi fa
assistenza perché nessuno sa se siano positive all’HIV o all’epatite. Il “turismo
sanitario”, denunciato da alcuni, non è il motivo per cui vengono in Europa.
A natural experiment of the consequences of
concentrating former prisoners in the same neighborhoods. A natural experiment
of the consequences of concentrating former prisoners in the same neighborhoods
PNAS 2015;112:6943. In USA ogni
anno vengono rilasciate dalla prigione 600.000 persone e la gran parte va a
risiedere in specifiche aree metropolitane, rimanendo continuamente esposte a
influenze criminogene e opportunità criminali. Ed entro 3 anni metà di questi
ex carcerati ritorna in prigione. Lo studio riporta l’esito di un esperimento
naturale che è consistito nella ricollocazione delle persone dopo l’uragano
Katrina in Luisiana (Agosto 2005), ricollocazione che ha portato ad una
dispersione geografica degli ex carcerati e quindi una riduzione della loro concentrazione
in specifiche aree con una significativa riduzione del tasso di
reincarcerazione (e allora, la legge del 1956 che stabilisce il confino
obbligatorio dei mafiosi nel nord Italia è stata una buona legge? Ndr).
Chemical
messages in 170-year-old champagne bottles from the Baltic Sea: Revealing
tastes from the past. PNAS 2015;112:5893.
Risultati di archeologia chimica che ci mostrano una nostra eredità culturale. A
50 metri sotto la superficie del mar Baltico vicino alla costa finlandese sono
state trovate 168 bottiglie di champagne che erano lì da 170 anni a seguito di
un naufragio. E’ stata applicata un’analisi chimica integrata di metabolomica, metallomica e sensoriale per paragonare
questo champagne con l’attuale. E’ presente un contenuto di zuccheri di 150 h/L,
con meno alcool ma più ferro, rame sodio e cloro, probabilmente per la diversa
modalità di preparazione. Pochissime quantità di acido 5-carbossi
vanilico, castalina e lattone di quercia che provano la vinificazione in barili
di quercia, oltre a ribosio da probabile uso di sciroppo di uva ora non più
usato nella preparazione dello champagne. I ridotti livelli di acido acetico
suggeriscono che il vino era incontaminato. Il sapore, stando agli
esperti, era quello dello champagne invecchiato grazie all’ambiente marino
stabile con acqua a temperatura costante.
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