venerdì 18 marzo 2016

Spigolature di Genetica Clinica/Umana. Gennaio 2016. R. Tenconi



Raccolta e brevi commenti di articoli di Genetica Medica e Umana e di interesse generale del mese di Gennaio 2016 (Spigolature) che hanno attirato la mia attenzione o curiosità, pubblicati nelle seguenti riviste: British Medical Journal, Lancet, Lancet Neurology, Nature, Nature Biotechnology, Nature Genetics, Nature Medicine, Nature Neuroscience, Nature Reviews Genetics, Nature Reviews Neuroscience, NEJM, PNAS, Science & Cell.

DA NON PERDERE
Treating trisomies: Prenatal Down’s syndrome therapies explored in mice. Nature Medicine 2016;22:6. Articolo di un giornalista scientifico che, commentando un lavoro (Diana Bianchi et al. come ultimo A,il primo italiano New Perspectives for the Rescue of Cognitive Disability in Down Syndrome. J. Neuroscience 2015;35:13843) presenta le speranze, i tentativi e lo stato dell’arte della terapia in utero del feto con trisomia 21. Le anomalie encefaliche riscontrate nelle persone con trisomia 21 iniziano a prodursi all’inizio del secondo trimestre di vita intrauterina; infatti buona parte dei neuroni vengono prodotti nel periodo prenatale, mentre la loro maturazione e i loro collegamenti si completano nel periodo perinatale. Quindi nel primo periodo prenatale vi è un’unica opportunità temporale per recuperare una popolazione di cellule cerebrali che consentono un normale connettività. Nel mini-Simposium vengono descritte le anomalie presenti nel casi di trisomia 21 nell’uomo e nel topo e i vari approcci usati per migliorare lo sviluppo cognitivo prevenendo i difetti cognitivi. Pur sottolinenado che “No therapies currently exist for the rescue of neurocognitive impairment in DS” ci sono le premesse per pensare che in un prossimo futuro disporremo di una terapia efficace, almeno per gli aspetti cognitivi. Come sappiamo con le usuali tecniche diagnostiche prenatali viene identificata una rilevante proporzione di feti con trisomia 21, con un crescendo in questi ultimi anni grazie alla tecnica di screening non invasiva applicata a partire dalla 10a sg, nel periodo utile per avere i migliori risultati.
Vengono presentate le terapie per migliorare tali prestazioni nel modello murino Ts65Dn, terapie applicate in epoca neonatale ed in epoca prenatale. In epoca neonatale SA, attivatore del pawhay mitogenico Sonic Hedgehog che normalizza la produzione di cellule granulari cerebellari e migliora l’apprendimento e la memoria. Un altro farmaco, la fluorexina, antidepressivo in commercio (inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina) che se somministrato da E 10 al parto alla femmina gravida con topo trisomico favorisce nel feto la neurogenesi ippocampale, impedisce la patologia dendritica, migliora la connettività e l’apprendimento e la memoria. Ma va sottolineato che la fluorexina nella nostra specie comporta un rischio teratogeno (è aumentato di 2-3.5 volte il rischio di anomalie cranio-facciali e cardiache). Viene annunciato che è in programma (prendete nota, ndr) una sperimentazione clinica con fluorexina in bambini da 5 a 10 anni con s. Down per verificare se questa possa avere effetto normalizzante sui circuiti cerebrali, anche se non può agire sulla neurogenesi perché presa in epoca postnatale e quindi può migliorare ma non annullare il deficit cognitivo. Sperimentate, sempre con somministrazione al topo in gravidanza, alcune sostanze antiossidanti come l’apigenina (contenuta nelle foglie verdi), non teratogena, che in base a studi di espressione riduce la sovraespressione di alcuni geni con locus nel cr. 21 e che in un altro modello murino di trisomia 21 (Ts1Cj2) comporta, soprattutto nel sesso femminile, miglioramento delle prestazioni. Un altro antiossidante contenuto nel té verde (epigallocatechina-gallato, un integratore alimentare), che riduce l’espressione di una chinasi (Dyrk1) ritenuta responsabile di alterazioni cerebrali nella s. Down, ha avuto un significativo effetto sulla funzione sinaptica e sulle prestazioni nei topi Ts65Dn esposti in epoca prenatale. E’ in corso con questo antiossidante una sperimentazione clinica in bambini ed adulti con s. Down. Ed altre iniziative terapeutiche miranti a ridurre o annullare il rischio rilevante nella s. Down di processi neurodegenerativi simili all’Alzheimer (vedi BMJ 2016;352:i214) (selezione articoli Gennaio 2016).
Vari articoli sui tentativi di cura nella s. Down, genetici o farmacologici: Translating dosage compensation to trisomy 21. Nature August 2013;500:296 (articoli Agosto 2013), Can Down Syndrome Be Treated? Science 2014;343:964 (Spigolature Febbraio 2014).

Discontinuity in the genetic and environmental causes of the intellectual disability spectrum. PNAS 2016;113:1098. La Disabilità intellettiva (ID)(il termine ritardo mentale è stato bandito dalla letteratura scientifica, ndr) è una invalidità permanente ad inizio infantile che comporta costi enormi per la persona, la sua famiglia e la società. Anche economici perché si calcola che il costo aggiuntivo per persona nel corso della vita sia di 1 milione di D USA. La ID, definita come una ridotta capacità cognitiva, comporta un QI inferiore a 70 (-2 DS sotto la media che è 100) ed ha una prevalenza del 2-3% in età infantile. Quando è grave (QI <35) ha una prevalenza <0.5%. La ID ha un modello complesso di eredità, con rare mutazioni de novo che contribuiscono ai casi più gravi, ma nella maggioranza dei casi non è identificabile. In questo lavoro, ricorrendo alla valutazione del QI e dalla presenza o meno di ID in >1.000.00 di paia di fratelli e in 9.000 paia di gemelli, si è voluto verificare l’ipotesi formulata un secolo fa che buona parte delle ID siano determinate dagli stessi fattori genetici ed ambientali responsabili della distribuzione normale del QI, mentre le forme gravi sono determinate da altri fattori. La risposta è sì, buona parte delle ID rappresentano l’estremo più basso della distribuzione normale del QI, mentre le gravi ID sono eziologicamente diverse
(almeno due insegnamenti: sarebbe utile analizzare la varianti di sequenza comuni e in clinica la resa diagnostica, anche applicando le tecniche genetiche di nuova generazione nei casi non sindromici è come ben sappiamo molto bassa, ndr).

Prevalence and Characteristics of Physicians Prone to Malpractice Claims. NEJM 2016;374:353. Già qual è la prevalenza e se, ci sono, le caratteristiche tipiche dei medici inclini a denunce per malpratica in USA. Non per curiosità ma perché se la proporzione di medici “claim-prone” è elevata si possono identificare ed aiutare a migliorare la loro attività. Nel periodo 2005-2014, secondo National Practitioner Data Bank ci sono stati 66.426 risarcimenti su denunce contro 54.099 medici. Il 32% dei risarcimenti ha riguardato l’1% dei medici, l’84% dei medici ha avuto solo 1 richiesta, pagata, di risarcimento (il 68% di tutti i risarcimenti), il 16% almeno 2 risarcimenti pagati (il 32% delle denunce) e il 4% ha avuto nel periodo di osservazione almeno 3 denunce con pagamento (12% di tutte le denunce). L’analisi statistica dei dati mette in evidenza che il rischio di ricorrenza aumenta con il numero dei risarcimenti precedenti, ad es. i 2.160 medici con tre denunce avevano un rischio di tre volte di averne un’altra (rischio relativo 3.11; 95% IC 2.84-3.41), che corrisponde in termini assoluti ad un rischio di averne un’altra nel corso di 2 anni. Tale rischio risente ovviamente anche della specialità, con i chirurghi con rischio di quattro volte superiore a quello degli psichiatri (e gli osterici? ndr). In conclusione: un ridotto numero di medici con specifiche caratteristiche sono stati coinvolti in una rilevante proporzione di denunce per malpratica con pazienti risarciti.

Impact of adolescent marijuana use on intelligence: Results from two longitudinal twin studies. PNAS 2016;113:E500. Una buona notizia visto l’uso crescente della marijuana da parte degli adolescenti. In letteratura l’uso di questa droga è stato associato a ridotta capacità cognitiva, memoria, attenzione e verbale. Ma non è ancor ben chiaro se questi effetti riscontrati nei vari studi siano dovuti direttamente alla marijuana o invece a fattori confondenti, cioè a variabili responsabili sia del basso QI che dell’uso di marijuana. In questo studio, che riassume due studi longitudinale di gemelli che comprendono più di 3.000 persone, è stato osservata una diminuzione significativa dell’intelligenza cristallizzata (base della conoscenza già acquisita, mentre la fluida è base dell’apprendimento, ndr) nel periodo preadolescenziale e postadolescenziale rispetto ai non consumatori di droga. Non si è osservata alcuna relazione tra dose e riduzione dei valori di QI. Per verificare la presenza di fattori confondenti genetici e familiari sono stati valutati gemelli MZ e DZ discordanti per l’uso di marijuana e si è visto che non vi sono significative differenze, sia nei MZ che nei DZ, dei livelli di QI. Le conclusioni, inattese, sono che l’uso della marijuana non è correlato con le capacità cognitive, mentre sia il suo uso che le capacità cognitive sono influenzate dall’ambiente familiare (su questo c’è da lavorare, ndr).

PER I PEDIATRI E PER ALTRI SPECIALISTI (Pediatri, Neuropsichiatri Infantili, Neurologi, Ostetrici, Cardiologi, Psichiatri, ORL, Medici della riproduzione, Patologi ecc.).
Offline: Stillbirths—the last great myth. Lancet 2016;387:418. La natimortalità è trascurata e completamente ignorata da tutti, governo, media e sistemi sanitari. E’ stata lanciata in Gennaio 2016 una nuova campagna per sensibilizzare i leader politici a prenderla seriamente in considerazione. Ogni anno ci sono 2.6 milioni di nati morti di cui 1.3 durante il parto. Non è un evento inevitabile, anzi in buona parte dei casi è prevenibile (es. malnutrizione, infezioni), è conveniente per tutti, è un evento che non viene dimenticato e che lascia il segno nelle famiglie ed è in crescita in 55 paesi non solo quelli sottosviluppati ma anche in paesi come Israele, Canada e Svezia e per questi ultimi paesi non si sa bene perché. Occorrono investimenti nelle cure pre-peri-postnatali potenziando i servizi per le donne e per le adolescenti.
Nel 2016 Lancet pubblicherà una serie di articoli sull’allattamento al seno, sulla salute degli adolescenti e delle gravide, cancro femminile e lo sviluppo infantile, preparandosi per la Women Deliver Conference nel prossimo Maggio. Con particolare attenzione alla natimortalità perché questo è un indicatore sensibile della solidarietà, coesione e inclusività della nostra società. “Is it a society that truly values every human life, or is it a society happy to condemn some human lives to arbitrary and preventable destruction? You decide”.

Second test for Down’s syndrome is recommended for NHS. BMJ 2016;352:i285. UK National Screening Committee ha raccomandato di associare in 10-14 sg al classico screening delle anomalie fetali (test combinato che comprende l’analisi di marcatori nel sangue materno e valutazione della translucenza nucale) il test non invasivo di screening per trisomia, 21, 13 e 18 nel caso di alto rischio (>1:150) di una di queste condizioni. Questo significa che un minor numero di donne si sottoporrà alla diagnosi citogenetica invasiva.
Se risultasse positivo si offre l’amniocentesi. I dati della ricerca analizzati in UK dicono che il test così programmato è in grado di identificare il 99% dei feti con Trisomia 21, rispetto all’84-90% del test combinato convenzionale. Giustamente la raccomandazione che ci sia personale preparato per la consulenza pre- e post-test.

Alzheimer’s disease biomarker states. Lancet Neurology 2016;15:25. Editoriale di un articolo (Transition rates between amyloid and neurodegeneration biomarker states and to dementia: a population-based, longitudinal cohort study. Pg. 56) sull’uso di biomarcatori come indicatori di demenza, utili per l’individuazione di segni preclinici e per la valutazione degli effetti di sperimentazioni cliniche. E’ stato già osservato che l’accumulo di amiloide e la presenza di biomarcatori della neurodegenerazione in persone (partecipanti alla precedente ricerca clinica) senza coinvolgimento clinico varia da persona a persona ed è quindi un processo dinamico in ogni persona. In questo studio longitudinale di persone senza demenza (Mayo Clinic Study of Aging) con immagini amiloide PET e 18F-FDG PET si è voluto verificare il passaggio graduale dalla presenza di pochi marker anomali a tanti in persone senza demenza e assistere anche alla transizione clinica verso la demenza. Si è osservato che l’invecchiamento cerebrale porta inevitabilmente ad un peggioramento dei biomarcatori e dello stato clinico, con l’eccezione di una transizione verso la β-amiloidosi senza neurodegenerazione che è un processo dinamico dai 60 ai 70 anni e poi si appiattisce oltre tale età. Quindi persone con β-amiloidosi e neurodegenerazione necessitano di un attento follow-up clinico e sono i soggetti ideali per le sperimentazioni cliniche. Coloro che hanno solo segni di neurodegenerazione sono coloro che avranno demenza ma non l’Alzheimer, mentre coloro che hanno neurodegenerazione e accumulo di β-amiloide avranno molto probabilmente l’Alzheimer. Questo studio chiarisce alcuni aspetti nella popolazione generale dei processi che avvengono nell’invecchiamento e nell’Alzheimer.

MRI biomarker assessment of neuromuscular disease progression: a prospective observational cohort study. Lancet Neurology 201;15:65. Come nell’Alzheimer (vedi sopra) le difficoltà di valutare gli effetti di una sperimentazione clinica sono in gran parte dovute alla mancanza di riscontri misurabili che correlano con i deficit funzionali dei pz e sufficientemente sensibili da essere individuabili in epoca presintomatica o nelle prime fasi della malattia. Le malattie muscolari, indipendentemente dalla loro base molecolare, hanno un’alterazione della distribuzione dell’acqua seguita da accumulo di tessuto adiposo intramuscolare, ambedue quantificabili con MRI. In questo studio di pz con due malattie neuromuscolari (20 pz con m. Charcot-Marie-Tooth 1A, 20 pz con Miosite da corpi inclusi e 20 controlli) si è voluto studiare le variazioni nel tempo (1 anno) dei risultati di MRI, verificare la validità dei risultati delle misurazioni con MRI correlati con i dati clinici funzionali e la sensibilità di specifici indici MRI di modificazioni di acqua muscolare prima dell’accumulo di grasso. I risultati della MRI sono in grado di monitorare con molta accuratezza l’accumulo di grasso intramuscolare, correlano bene con i risultati delle valutazioni funzionali ed individuano le alterazioni di distribuzione di acqua che precedono l’accumulo di grasso. Questi risultati, se confermati, indicano che disponiamo di ottimi marcatori da applicare nelle sperimentazioni cliniche di queste o di altre malattie neuromuscolari.

Severe asthma gets first biologic in decades. Nature Biotechnology 2016;34:10. La FDA il 4 Novembre e l’Agenzia europea del farmaco il 2 Dicembre hanno dato via libera ad un nuovo farmaco di anticorpo monoclonale umanizzato (anticorpo anti-interleuchina 5)(Nucala) per persone di età superiore ai 12 anni con asma severa ed infiammazione eosinofila. Il 5-10% degli asmatici è refrattario alla terapia steroidea e con beta agonisti, la metà di questi ha la forma eosinofila che può trarre vantaggio dalla terapia anti IL-5.

A New aDENNDum to Genetics of Childhood Asthma. Cell 2016;164:11. Commento di un articolo sullo stesso fascicolo (Regulation of T Cell Receptor Signaling by DENND1B in TH2 Cells and Allergic Disease. Pg. 141) sulla patogenesi dell’asma infantile. L’asma infantile è un’infiammazione eosinofilia delle vie aeree con iperattività bronchiale dovute alle cellule adattive Th2 (T helper tipo 2) che sono stimolate dalle cellule dendritiche per produrre IL-5, IL-13 ed IL-4, come risposta ad allergeni che vengono inalati e con un’importante componente genetica. In questo lavoro si dimostra che il gene di suscettibilità dell’asma DENND1B (DENN/MADD Domain Containing 1B), fattore di scambio di nucleotide della guanina, è un importante modulatore con diminuzione di attività del recettore delle cellule T nelle cellule Th, le mutazioni di questo gene o la perdita di tale fattore sono associati ad un’aumentata risposta Th2 ed asma (peraltro alcuni suoi polimorfismi sono anche associati al BMI nei bambini asmatici). E’ stato così identificato il contributo di questo gene nella patogenesi dell’asma infantile.

Genomic evidence for the evolution of human postmenopausal longevity. PNAS 2016;113:17. Commento di un articolo sullo stesso fascicolo (Human-specific derived alleles of CD33 and other genes protect against postreproductive cognitive decline. PNAS 2016;113:74. Nell’uomo, a differenza di molti vertebrati, gli individui sopravvivono a lungo dopo il periodo di fertilità e questo consente di contribuire ad assistere, nutrire, trasmettere insegnamenti ai propri figli aumentandone la sopravvivenza. Ma il declino cognitivo interrompe questi benefici, anzi è causa di un pesante impegno nel prendersi cura di loro. In questo lavoro è stato studiato come un recettore immunoregolatore CD33 contribuisce alla m. Alzheimer, tipica condizione a comparsa dopo il termine della riproduzione, e ne è stato individuato un allele protettivo unico nell’uomo, nonostante la debole selezione diretta nelle persone anziane. E sono stati individuati altri geni con alleli che proteggono dalla patologia neurodegenerativa e dall’insufficienza vascolare in età avanzata. La selezione mediante fitness inclusiva, che comprende la fitness diretta dell’individuo e la fitness indiretta (quella derivante dalla riproduzione di individui strettamente imparentati), può essere così forte da favorire in epoca postriproduttiva gli alleli che proteggono dal declino cognitivo.

Children born from infertility treatment are not at risk of developmental delays, study finds. BMJ 2016;352:h7028. Commento dell’articolo Examining Infertility Treatment and Early Childhood Development in the Upstate KIDS Study. JAMA Pediatr. 2016;170:251 da cui risulta che i bambini concepiti con fecondazione artificiale hanno uno sviluppo psico-motorio simile a quelli concepimenti naturalmente. Studio prospettico di coorte di 4.824 madri e 5.841 bambini, tra cui 1.830 concepiti con trattamento per infertilità e 2.074 gemelli, con trattamento consistito nell’induzione dell’ovulazione con o senza applicazione delle varie tecniche di riproduzione assistita (ART). La valutazione dei bambini (ripetutamente dei 4 ai 36 mesi di età) è stata effettuata mediante risposta dei genitori ad un questionario. Limitando lo studio a quelli concepiti con ART è stato osservato un aumentato rischio di insufficienza in uno dei 5 domini dello sviluppo, in particolare per quello sociale e del problem solving. Questo riguarda soprattutto i gemelli e se si corregge in base alla proporzione nel gruppo dei gemelli non vi sono più differenze. In un sottocampione di bambini dai 3 ai 4 anni stessi risultati. Lo studio proseguirà con valutazioni periodiche sino agli 8 anni di età del bambino.

Parkinson’s disease: fetal cell or stem cell derived treatments. BMJ 2016;352:h6340. BMJ Clinical Evidence sui risultati di due sperimentazioni cliniche controllate della terapia con cellule fetali nel Parkinson avanzato: 1. non evidenza di miglioramento clinico; 2. sembrano migliorare alcuni aspetti non clinici come l’uptake a livello del putamen di fluoro-DOPA alla PET; 3. può essere associata ad effetti avversi come discinesie indotte dal trapianto.
Occorrono tempi lunghi di osservazione dei risultati perché 1 anno non è sufficiente per la crescita e l’integrazione dei neuroni dopaminici sufficienti per portare benefici funzionali.

Pre-pregnancy potato consumption and risk of gestational diabetes mellitus: prospective cohort study. BMJ 2016;352:h6898. Il consumo di patate in epoca precedente la gravidanza è associato al rischio di diabete gestazionale? Studio prospettico di 15.632 donne (1991-2001) non diabetiche e non affette da malattie croniche la cui alimentazione è stata ripetutamente controllata, la comparsa di diabete gravidico segnalata dal medico e controllata con la consultazione delle cartelle cliniche. Si è osservato che vi è un rischio di diabete gestazionale associato ad alto consumo di patate, rischio che può essere attenuato con una la sostituzione delle patate con vegetali, legumi o farina integrale.

Metformin versus Placebo in Obese Pregnant Women without Diabetes Mellitus. NEJM 2016;374:434. Sperimentazione clinica a doppio cieco con terapia con Metformina o placebo in donne gravide con BMI >35 dalla 12 - 18 sg di gestazione sino al parto con un primo obiettivo di ridurre il peso alla nascita e come obiettivo secondario di ridurre l’incidenza di complicazioni neonatali, l’incidenza del diabete gravidico e di pre-eclampsia. La Metformina ha ridotto l’acquisizione di peso da parte della madre ma non ha avuto effetto sul peso neonatale (ClinicalTrials.gov NCT01273584; EudraCT number, 2008-005892-83.)

Opioids in pregnancy. BMJ 2016;352:i19. Il recente considerevole incremento di prescrizioni di oppioidi in USA è associato ad un parallelo incremento del loro abuso con l’assunzione di dosi fatali ed uso di eroina. Recentemente è stata posta attenzione sull’aumento altrettanto consistente della sindrome di astinenza neonatale (NAS) con una crescita negli anni 2.000-2.009 dall’1.20 al 3.39 per 1.000 nati vivi e nel periodo 2004-2013 la percentuale di giorni di ricovero in terapia intensiva neonatale di neonati con NAS è cresciuta dallo 0.6% al 4 %. Questo si spiega con il fatto che ora il 14-22% delle gravide riceve una prescrizione di oppioidi nel corso della gravidanza, e analogamente è cresciuto il numero di donne con un disturbo da uso di oppioidi. NAS può variare in gravità a seconda se assunto nell’ultimo periodo di gravidanza e per il tipo di oppioide. Altri fattori di rischio di NAS sono costituiti dalla dipendenza da altri farmaci e dal fumo.
Gli effetti sulla morfogenesi embrio-fetale di NAS non sono ben noti. Nei roditori ci possono essere anomalie cerebrali, nell’uomo studi epidemiologici indicano un rischio di difetti congeniti (NTD) e di deficit intellettivo. Mancando informazioni precise è consigliabile ridurre al minimo il ricorso ad oppioidi in gravidanza (es. solo per forti dolori) e per breve tempo. Per terapia di lungo termine nel caso di dipendenza da eroina va adottata un’attenta sorveglianza per minimizzare i rischi di NAS.

Retinoblastoma survivors face raised risk of serious health problems, study finds. BMJ 2016;352:i126. Commento ed Editoriale (Looking Back to Inform the Future: Lesson Learned From Survivors of Childhood Cancer. Cancer 1 March 2016:678) di un articolo (Chronic Medical Conditions in Adult Survivors of Retinoblastoma: Results of the Retinoblastoma Survivor Study. Cancer 1 March 2016:773) sul follow up di 45 anni di bambini a cui era stato diagnosticato e che sono stati curati per retinoblastoma nel periodo 1932 – 1994 e sull’aumentato, anche se piccolo, rischio (RR 1.4 con IC 95% 1.3-1.4) da adulti di avere patologie croniche, soprattutto sordità e noduli tiroidei che devono essere asportati chirurgicamente. Tale rischio riguarda prevalentemente i pz con retinoblastoma bilaterale in cui si sa che è maggiore la probabilità di una secondo tumore. Da sottolineare nel counseling di b. con Rb che gli adulti dichiarano di avere una vita da buona ad eccellente. In un altro studio di follow-up di bambini che hanno avuto un cancro cerebrale (Impact of Vision Loss Among Survivors of Childhood Central Nervous System Astroglial Tumors. Cancer 1 March 2016:730) di 1.233 sopravvissuti il 22:5% ha deficit visivo, che non comporta significativi problemi psicologici, ma la cecità bilaterale è associata ad un aumento della probabilità di non avere un partner (OR 4.7, IC 1.5-15.0), di vivere con una persona che si cura di loro (3.1, 1.3-7.5) e di non avere un lavoro (2.2, 1.1-4.5).

Neurobiologic Advances from the Brain Disease Model of Addiction. NEJM 2016;374:363. Review sui recenti avanzamenti scientifici nella neurobiologia della dipendenza per chiarire il legame esistente tra dipendenza e funzione cerebrale e per ampliare le nostre conoscenze sulla dipendenza come malattia cerebrale.

Sharing Clinical Trial Data — A Proposal from the International Committee of Medical Journal Editors. NEJM 2016;374:384 e Sharing clinical trial data: a proposal from the International Committee of Medical Journal Editors. Lancet 2016;387:e9. E’ sempre più pressante la necessità che si abbiano a disposizione i dati aggiornati delle sperimentazioni cliniche. E’ un obbligo etico perché i partecipanti hanno scelto di mettersi a rischio. Almeno così la pensa International Committee of Medical Journal Editors (ICMJE) che mette in discussione sino al 18 Aprile (www.icmje.org) il documento pubblicato come Editoriale. E’ firmato dai componenti del comitato (europei ed americani, perfino il rappresentante del Chinese Medical Journal e l’Editore in capo del Ethiopian Journal of Health Sciences, nessuna rivista italiana, ce ne sono ancora? Ndr); si sottolineano vari aspetti, tra cui la richiesta per chi pubblica i risultati di una sperimentazione di renderli noti, entro 6 mesi dalla pubblicazione, di condividere con altri i dati di ogni partecipante, privati di quelli identificativi, fatto che consente di conoscere la pianificazione, la struttura e l’uso dei dati. In più si richiede che la pianificazione della condivisione dei dati (dove verranno conservati, come accedervi) sia inclusa sin dall’inizio della progettazione, come ha fatto ClinicalTrials.gov. Questa richiesta verrà sicuramente esaudita perché gli Editori intendono metterlo come criterio per prendere in considerazione l’articolo da pubblicare. Ulteriore richiesta di registrazione della sperimentazione clinica prima di reclutare il primo pz in modo da evitare che vengano pubblicati risultati selettivi e duplicazioni. E una serie di regole per proteggere anche i ricercatori e gli sponsor.

EPILESSIA
Epilepsy in 2015: the year of collaborations for big data. Lancet Neurology 2016;15:6. Round-up 2015 sull’epilessia. Ci sono stati studi, almeno 5, che hanno fornito dati utili per la terapia personalizzata e per fornire ai pz un adeguato counseling. Per la prima volta sono stati preparati normogrammi, usati da tempo ad es. in oncologia, per prevedere quale pz beneficerà della terapia chirurgica. Altri lavori sui registri delle complicazioni ostetriche, fetali e dei bambini esposti a farmaci antiepilettici in gravidanza. Per le complicazioni ostetriche non sono stati osservati specifici rischi se non l’induzione del parto, l’emorragia post partum e il cesareo, limitatamente però alle donne in politerapia. Per i rischi teratologici sullo sviluppo cognitivo dei bambini esposti in utero ad antiepilettici, il valproato è notoriamente un farmaco a rischio, tanto che non è più considerato di prima scelta in gravidanza, anche se dagli studi recenti risulta che il rischio è dose dipendente e sembra non essere più significativo per dosi inferiori (< 800 mg). In una sperimentazione clinica per la terapia delle crisi epilettiche nell’encefalopatia ipossico-ischemica del neonato si è ricorsi a un diuretico (bemedanide) associato a fenobarbital, ma la sperimentazione è stata sospesa per gli effetti collaterali e per il mancato effetto sull’EEG. In un’altra sperimentazione sulla terapia dell’epilessia tipo assenza infantile con etosuximide, valproato o lamotrignina, il più efficace è risultato l’etosuximide. Tutti questi studi sono stati possibili per la buona e fattiva collaborazione tra i molti medici che hanno partecipato con i loro pz alle sperimentazioni.

Prehospital treatment with levetiracetam plus clonazepamor placebo plus clonazepam in status epilepticus (SAMUKeppra): a randomised, double-blind, phase 3 trial. Lancet Neurology 2016;15:47 (EudraCT, number 2007-005782-35). Lo stato di male epilettico richiede un intervento farmacologico immediato e il Clonazepam è la terapia più appropriata da usare prima del ricovero ospedaliero, ma sappiamo che nel 30-40% dei pz in tale stato tale farmaco non è efficace. In questa sperimentazioni si è voluto verificare se l’aggiunta di Levetiraceram ne migliora l’efficacia. No, l’aggiunta del secondo farmaco non migliora l’effetto terapeutico del Clonazepam sul controllo dello stato epilettico prima del ricovero.

Comorbidities of epilepsy: current concepts and future perspectives. Lancet Neurology 2016;15:106. Metà delle persone con epilessia hanno almeno una patologia associata che può ridurre la qualità di vita o incidere sulla prognosi, come la depressione, la qualità di vita, la cefalea o patologie psichiatriche con prognosi più grave. Nonostante questo abbiamo poche informazioni su come identificare le comorbilità e il loro effetto sulla prognosi. In questa Review vengono presentate le patologie associate e come la ricerca di queste comorbilità possano migliorare le nostre conoscenze scientifiche e il management clinico. E’ stato preparato un indice di comorbilità specifico per l’epilessia (ESI), basato su un’ampia popolazione canadese di persone con epilessia (7.253), indice che include 14 condizioni (malattie della circolazione polmonare, ipertensione, malattia vascolare periferica, m. renale, tumore solido non metastatico, paraplegia ed emiplegia, polmonite da aspirazione, demenza, neoplasia cerebrale, ischemia cerebrale, malattia epatica, m. cardiaca e cancro metastatico). Sono stati preparati modelli di associazione che vanno dalla casualità associativa, ad un rapporto di causa-effetto con primo evento la comorbilità seguito dall’epilessia o viceversa, la comunanza di fattori di rischio o bidirezionale. I fattori genetici possono agire con vari meccanismi, come la condivisione di fattori di rischio per ambedue per l’effetto pleiotropico delle mutazioni (es. mutazioni di SCN1A predispongono all’epilessia e a disturbi del movimento) o come causa-effetto (es. mutazioni TSC1 responsabili dei tuberi corticali a loro volta causa di epilessia) o come modificatori (es. rischio aumentato di epilessia dopo trauma cerebrale nei portatori dell’allele APOE4). Vengono riportate in Tabella le prevalenze relative di comorbilità somatiche e psichiatriche negli epilettici e in controlli in vari studi (molto bella ed utile ). E la rilevanza e le implicazioni di queste patologie associate come lo screening e la diagnosi, il trattamento, la prognosi, i costi sanitari e la mortalità.

TERATOLOGIA
Zika virus in Brazil and macular atrophy in a child with microcephaly. Lancet 2016:387:228. Dal 2015 sono stati riportati casi di infezione da virus Zika (Flavivirus, osservato nell’uomo la prima volta nel 1952) in Brasile. Dopo tale data è stata segnalato un incremento di 20 volte dei casi di microcefalia. In questa Lettera a Lancet vengono segnalati 3 bambini con microcefalia e anomalie retiniche. Questi bambini hanno calcificazioni cerebrali (CT scan) presumibilmente da infezione di virus Zika intrauterina (sono state escluse le comuni patologie virali congenite). La lesione retinica nei tre bambini è monolaterale, interessa la regione maculare e consiste in macchie pigmentate e perdita del riflesso foveale, in uno dei tre bambini era chiaramente presente un’atrofia maculare neuroretinica. L’infezione da ZIKV non è stata testata con RT PCR, ma quanto riportato è compatibile con l’infezione verticale da Zika virus secondo i criteri del Ministero della Salute brasiliano.

A race to explain Brazil’s spike (picco) in birth defects. Science 2016;351:110. La storia del virus Zika. Ci sono elementi che portano a ritenere che la rapida diffusione del virus Zika sia la causa dell’aumento impressionante dei casi di microcefalia. Uno specialista di medicina fetale brasiliano dell’Università di Bahia in Salvador (Brasile) ha osservato nel Luglio scorso la nascita in sole due settimane di 4 bambini con microcefalia, difetto congenito raro che può portare a convulsioni, ritardo psico-motorio e deficit cognitivo. E’ stato l’inizio della valanga: ha diagnosticato da allora 70 feti con microcefalia e in Brasile ne sono stati diagnosticati 3.000 casi, una frequenza 20 volte quella di base. Da qui l’ipotesi che la microceflia fosse collegata con l’epidemia in Marzo del virus Zika portato da un piccolo insetto, virus di cui si sa molto poco, che comporta un’infezione benigna e con l’80% degli infettati che non ha alcun sintomo. Le donne che hanno avuto figli con microcefalia hanno avuto i segni dell’infezione (rash e poca febbre nella parte inziale della gravidanza), segni non denunciati dalle madre con figli normali o con altri difetti congeniti. Il virus è stato trovato nel liquido amniotico di due feti con microcefalia e nei tessuti di un feto con microcefalia.
Che altre prove? Buona parte dei bambini nati con microcefalia sono negativi a Zika, come le loro madri, ma con le tecniche attuali il virus risulta presente solo per un breve periodo di tempo e gli anticorpi anti Zika non sono distinguibili da quelli anti dengue, virus molto comune in Brasile. Si stanno mettendo a punto tecniche per individuare le IgM (che non passano la barriera placentare) specifiche nel sangue del funicolo.
Si stanno verificando varie ipotesi del perché l’epidemia si sia manifestata solo ora (mutazione del virus?). Si proverà negli animali. Ma come fermare l’epidemia? Controllare l’insetto Aedes, ospitante di Zita, dengue e del virus di un’altra malattia chikungunya. Per ora il governo brasiliano suggerisce alle gravide di prendere precauzioni per non farsi pungere (?), sperando di trovare presto un vaccino. E intanto il virus si sta diffondendo rapidamente in tutta l’America latina. Ma tanto per stare tranquilli alcune domande: How long does Zika virus remain in an infected person? Is Zika also causing other types of damage in unborn babies, which will only show up later in development? Is this really just the tip of the iceberg?”.

Zika virus outbreaks prompt warnings to pregnant Women. BMJ 2016;352:i500. Raccomandazione del WHO alle gravide di stare attente di non farsi pungere da zanzare (?, ndr) nei seguenti paesi: Brasile,
Colombia, El Salvador, Guiana Francese, Guatemala, Haiti, Honduras, Martinique, Messico, Panama, Paraguay, Puerto Rico, Suriname e Venezuela. UK National Travel Health Network e CDC di Atlanta (per chi interessato vedi sito http://www.cdc.gov/zika/index.html) sono un po’ più direttivi sconsigliando alle gravide di viaggiare in questi paesi. E le autorità sanitarie di alcuni di questi paesi sconsiglia per ora alle donne di avere una gravidanza. Si stanno facendo previsioni di quanto durerà questa epidemia.

Attacking the devil: the thalidomide story. BMJ 2016;352:hi353. Un film che racconta la storia del giornalismo investigativo, dell’editore del Sunday Times, nella sua lotta per far conoscere la teratogenicità del Talidomide, contro tutti coloro che per interesse o paura volevano tenerla nascosta (è la storia inglese, non viene citato il comportamento eroico- termine più che appropriato- tenuto da Widukind Lenz, pediatra tedesco, il primo ad aver sospettato e denunciato, pagando di persona, l’effetto teratogeno del farmaco).

Maternal use of oral contraceptives and risk of birth defects in Denmark: prospective, nationwide cohort study. BMJ 2016;352:h6712. I contraccettivi orali se assunti in prossimità del concepimento (poco prima e poco dopo) possono aumentare il rischio di malformazioni congenite maggiori nel prodotto del concepimento? Dai dati del Registro danese dei difetti congeniti nel periodo 1997-2011 sembra di no.

Oral antifungal is associated with increased risk of miscarriage. BMJ 2016;352:h7029. Commento dell’articolo (Association Between Use of Oral Fluconazole During Pregnancy and Risk of Spontaneous Abortion and Stillbirth. JAMA 2016;315:58) sul possibile effetto teratogeno del Fluconazolo usato in gravidanza, quando è frequente la candidosi vaginale. Ricorrendo ai dati del Registro nazionale danese dei difetti congeniti nel periodo 1997-2013 di una coorte di 1.405.663 e al Registro nazionale delle prescrizioni farmacologiche è risultato che sono state esposte a questo farmaco 3.315 gravide dalla 7a alla 22a sg. L’assunzione dell’antifungino ha comportato un significativo incremento di aborti spontanei, nessuna differenza invece per la natimortalità. Ma gli AA sottolineano che potrebbe esserci come fattore confondente la gravità della candidiasi e che l’aumentata abortività osservata potrebbe essere dovuta solo alla severità della candidiasi. Necessari quindi ulteriori studi, anche riguardanti la natimortalità. E’suggerito comunque una nota di cautela nel ricorso al Fluconazolo in gravidanza.

***
Management of psychotropic drugs during pregnancy. BMJ 2016;351:h5918. Pochi studi prospettici hanno valutato l’effetto teratogeno dei farmaci psicotropi usati nelle malattie psichiatriche,  da qui l’atteggiamento conservativo di molti medici di sospenderli almeno nel primo trimestre, anche se questo può comportare seri rischi e potenzialmente fatali (suicidio, infanticidio). Ma dai dati disponibili sembra che buona parte di questi farmaci non sono dannosi per feto. Questa review fa un aggiornamento sugli effetti degli psicotropi in gravidanza, sottolineando che per molti di questi manca un’evidenza epidemiologico del loro effetto teratogeno. Nelle varie tabelle vengono elencati gli effetti sul feto degli antidepressivi, con le categorie della FDA, stabilizzanti l’umore, antipsicotici, antiansia, farmaci per la dipendenza agli oppiacei. Vengono poi presentati gli effetti sul feto dei principali farmaci, gli inibitore della ricaptazione della serotonina, gli stabilizzanti dell’umore, gli antipsicotici e gli antiansia, gli antiistaminici. Con i livelli di evidenza secondo le raccomandazioni dell’American College of Obstetricians and Gynecologists.

***
Rheumatic diseases should be actively treated in pregnancy, new guidelines say. BMJ 2016;352:i312. Come per i farmaci psicoattivi si tende erroneamente a sospenderli in gravidanza per le scarse conoscenze sul loro effetto teratogeno. Per questo sono state preparate nuove linee guida della British Society for Rheumatology e del British Health Professionals in Rheumatology (Flint J. et al BSR and BHPR guideline on prescribing drugs in pregnancy and breastfeeding—Part I: standard and biologic disease modifying anti-rheumatic drugs and corticosteroids. Rheumatology March 2 e Flint J. et al BSR and BHPR guideline on prescribing drugs in pregnancy and breastfeeding—Part II: analgesics and other drugs used in rheumatology practice. Rheumatology March 2). Con l’obiettivo di fornire raccomandazioni basate sull’evidenza per i medici che prescrivono farmaci antireumatici prima o durante la gravidanza e nell’allattamento, che costituiscono un aggiornamento di quanto suggerito in precedenza. Raccomandazioni per i corticosteroidi, metotrexate (MTX), sulfalazina (SSZ), leflunomide, azatioprina (AZA), ciclosporina A (CSA), tacolimus, ciclofosfamide (CYC), micofenolato mofetile (MMF), immunoglobuline ev (IVIG), rutiximab (RTX), tocilizumab (TCZ), anakinra, abatecept (ABA), belimumab (BEL).

CASO CLINICO
Vitamin A deficiency—an unexpected cause of visual loss. Lancet 2015;387:93. Ragazzo di 16 anni con perdita progressiva di visione dai 14 anni con pallore del nervo ottico bilateralmente, infezioni sistemiche ricorrenti e paralisi Bell bilaterale ricorrente che risponde solo parzialmente al prednisone. La RM cerebrale ha messo in evidenza solo enhancement dei nervi facciali. Dopo una serie di accertamenti (genetici per la neuropatia ottica ereditaria Leber, vari potenziali evocati e RM specifiche, puntura lombare, test sierologici per infeziioni, anticorpi antiganglioside, catecolamine ecc), tutti normali, la conclusione è stata di neuropatia ottica idiopatica. All’ultima valutazione oculistica con la lampada a fessura trovata xerosi bilaterale (secchezza ed inspessimento) congiuntivale, colorazione puntata epiteliale corneale. Questo, insieme alle infezioni ricorrenti, ha fatto pensare a deficit di Vitamina A. Allora si è chiesto della dieta (ah, l’anamnesi di una volta! Ndr) ed è risultato che per una reazione anafilattica alle arachidi e allergia ai cibi comuni la dieta è stata di solo pane bianco e patatine fritte (ma i genitori e il medico di famiglia erano consenzienti? Ndr). Dopo regolarizzazione dietetica e supplementazione vitaminica si sono risolti molti segni clinici come le infezioni, le neuropatie, la xerosi congiuntivale, mentre è rimasto invariato il deficit visivo.
Lezioni da trarre dice il commento (Vitamin A deficiency in adolescents: rare or underdiagnosed? Pg. 94): 1. per un adolescente in paese sviluppato con una malattia significativa va fatta sempre un’approfondita anamnesi personale e chiesto espressamente delle abitudini alimentari; 2. non c’è solo il deficit di vitamina A come causa che causa cecità nutrizionale; 3. la diagnosi precoce avrebbe evitato il deficit visivo.

Poor vision in a patient with white hair and pale skin. BMJ 2016;352:i24. Spot diagnosis. Maschio di 26 anni con ipovisione bilaterale sin da bambino con massima acuità visiva di 5/60 e nistagmo orizzontale. Quale diagnosi vedendo le fotografie del segmento anteriore e del fundus (immagini)? (la diagnosi la fa anche un bambino, e si poteva sospettarla senza vedere le immagini, ndr).

ZIBALDONE
Epigenetic (re)programming of caste-specific behavior in the ant Camponotus floridanus. Science 2016;351:42. Basi biologiche della separazione in caste delle formiche con differenti compiti e talora anche fenotipi differenti, pur con un genoma uguale. In questo insetto (una formica carpentiere della Florida) la casta chiamata minore e quella chiamata maggiore hanno specifici pattern di modificazione post traduzionale degli istoni tra cui l’acetilazione lisinica regolata da CBP (proteina legante CREB), una acetiltransferasi istonica. In questo lavoro si dimostra che la divisione in caste di questi insetti eusociali (che vivono in società organizzate in caste) ha come base biologica l’epigenoma. Alla luce di quanto sappiamo del ruolo di CBP nell’apprendimento e nella memoria negli invertebrati e nei mammiferi, i dati presentati suggeriscono che l’acetilazione lisinica mediata da CBP potrebbe essere un facilitatore delle complesse interazioni sociali dei vertebrati.
Harassment victims deserve better. Nature 2016;529:255. Sottotitolo: Sexual harassment is rife in science. Universities must stop trying to save face: they must discipline perpetrators and support victims.
Editoriale di una denuncia anonima per timore di ritorsioni da parte di una ricercatrice vittima di prolungate molestie sessuali di un collega supervisore, scoraggiata per il danno sul lavoro ricevuto per averlo respinto e soprattutto per il disinteresse dell’Università dove il molestatore lavorava, che invece di proteggere la vittima e punire il colpevole non ha preso alcuna iniziativa (Sexual harassment must not be kept under wraps. Pg. 257)(nulla è cambiato purtroppo. Leggetela la denuncia, ha dell’incredibile, ndr).

Italy, the Land of Holy Miracles—revisited. Lancet 2016;387:11. Alti (lontano passato) e bassi (passato e presente) della medicina in Italia, con lo sviluppo della scienza contrastato dal brunianonismo (teoria di un medico scozzese che riteneva le malattie con un eccesso o un difetto di stimolazione), dai politici e soprattutto dalla Chiesa. Ora con Papa Francesco le cose sembrano cambiare e uno degli AA (italiano) auspica un meeting a Roma con una dialogo aperto e franco tra scienziati e Vaticano.

Gun violence in America: a national crisis. Lancet 387:200. Il Presidente Barack Obama ha dichiarato al New York Times: “Every year, more than 30 000 Americans have their lives cut short by guns. Suicides. Domestic violence. Gang shootouts. Accidents. Hundreds of thousands of Americans have lost brothers and sisters, or buried their own children”. Buona parte degli americani è d’accordo nel controllare la vendita di armi. Ndr: mi chiedo se come concausa non ci sia la violenza che pervade film e televisione, con scene che fanno pensare ai ragazzi che la vita conti nulla e che dopo la sparatoria le persone uccise tornino in vita, come in un videogioco. E noi importiamo queste scene di violenza insensata.

Bottlenecks and selective sweeps during domestication have increased deleterious genetic variation in dogs. PNAS 2016;113:152. Cosa ha comportato l’addomesticamento del cane sui suoi geni? Iniziato 15.000 anni fa a partire dai lupi grigi cosa ha determinato nei suoi geni? Nel lavoro il sequenziamento dell’intero genoma di 19 lupi, 25 cani di villaggi e 46 cani addomesticati di 46 specie ha messo in evidenza che vi è stato un accumulo di mutazioni dannose dovute alla pratica (eredità vittoriana) di incrociare individui per produrre animali con un fenotipo voluto. Tale pratica impedisce la selezione naturale di variazioni potenzialmente dannose associate alle caratteristiche estetiche volute (questo non è amare i cani, ma farne un oggetto da mostrare, ndr).

Gifts. NEJM 2016;374:208. Bella testimonianza della sorella, medico, di come ha metabolizzato la morte di sua sorella, una donna di 40 anni con Sclerosi Tuberosa che aveva un tumore (amartoma?) cerebrale, grave deficit cognitivo, assenza di linguaggio e epilessia e che ha vissuto i suoi ultimi 25 anni in una casa famiglia e che poi è morta di cancro. L’esperienza vissuta dopo la sua morte le ha insegnato molto sulle persone che non possono comunicare, ma anche sulle persone che diventano pazienti e li immagina che dicano : “I am a gift, they were saying, and through their silence they were speaking for all who found themselves in the uneasy role of patient: I am vulnerable; I am here for your care; learn from me”.

The 5300-year-old Helicobacter pyloric genome of the Iceman, Science 2016;351:162 (alcuni AA italiani visto che si tratta di Ozi). Il batterio Helicobacter pylori che si trova comunemente nello stomaco di varie popolazioni può essere usato per tracciare la nostra evoluzione. L’attuale popolazione europea di questo batterio è un ibrido tra quello asiatico e quello africano; ci sono varie ipotesi di quanto è comparso l’ibrido e questo significa che è tuttora complessa la storia demografica degli europei. L’Uomo venuto dal ghiaccio, vecchio di 5.300 anni, aveva nello stomaco quasi esclusivamente il batterio asiatico che c’era in Europa prima dell’ibrido, suggerendo che la popolazione africana è arrivata in Europa entro le ultime poche migliaia di anni.

Nessun commento:

Posta un commento