martedì 27 ottobre 2015

Spigolature Genetica Umana/Clinica Agosto 2015. R. Tenconi



Raccolta e brevi commenti di articoli di Genetica Medica e Umana e di interesse generale del mese di Agosto 2015 (Spigolature) che hanno attirato la mia attenzione o curiosità, pubblicati nelle seguenti riviste: British Medical Journal, Lancet, Lancet Neurology, Nature, Nature Biotechnology, Nature Genetics, Nature Medicine, Nature Neuroscience, Nature Reviews Genetics, Nature Reviews Neuroscience, NEJM, PNAS, Science & Cell.

DA NON PERDERE
Fetal exposure to dietary carcinogens and risk of childhood cancer: what the NewGeneris project tells us. BMJ 2015;351:h4501 (uno dei 3 AA è italiano). Rapporto di uno studio europeo New Generis (Newborns and Genotoxic Exposure Risks) che analizza biomarcatori per verificare l’effetto della dieta materna sulla salute del figlio. Dal 1950 la frequenza di cancro infantile (leucemia, tumori cerebrali, linfomi) è cresciuto di circa l’1% all’anno. In particolare per la leucemia il periodo di latenza è relativamente breve, anche meno di 6-7 anni, con la possibilità quindi che sia dovuta all’esposizione fetale a carcinogeni, anche quelli ambientali presenti nei cibi come la diossina, i bifenili policlorinati (PCB), idrocarburi aromatici policiclici (PAH) o carcinogeni che si formano nella loro preparazione come PAH, amine eterocicliche, acrilamide. Il progetto ha voluto studiare se l’assunzione di carcinogeni da parte della gestante raggiunge il feto e produce risposte biologiche avverse predisponenti alla formazione del cancro. Nel sangue del cordone ombelicale di 1151 neonati sono stati analizzati marcatori citogenetici e biochimici indicativi di esposizione fetale a carcinogeni della dieta (in particolare acrilamide, PAH, nitrosamine, metaboliti dell’ossidazione dei grassi e xenoestrogeni (diossina e PCB). Una prima conclusione è che la placenta non fa da filtro per i carcinogeni della dieta. In Tab. 1 vengono riportati i valori nei neonati dei (pre) carcinogeni e il loro contenuto nella dieta materna, con i cibi più ricchi di tali sostanze. E’ stata trovata un’associazione significativa tra la formazione di micronuclei nei linfociti (marker citogenetico di danno cromosomico) ed esposizione a metaboliti ossidativi, diossina e PBC. L’esposizione fetale ad alcuni carcinogeni della dieta materna inducono eventi molecolari con un rischio aumentato di cancro, in particolare leucemia nei maschi. Per verificare se esista una predisposizione genetica a sviluppare il cancro da esposizione fetale a carcinogeni è stato applicata l’analisi GWAS e sono stati individuati polimorfismi di alcuni geni (FOLH1, EPHZ1/2 e CYP2E1) associati significativamente ad un incremento di formazione di micronuclei segno di una possibile suscettibilità a sviluppare il cancro. Sono state trovate anche associazioni tra dose di carcinogeni ed altri aspetti come un minor peso e/o circonferenza cranica (acrilamide, diossina, PAH) e immunità.
Raccomandazioni: controlli sulla sicurezza alimentare con particolare riguardo ai carcinogeni contenuti, preparazione di cibi con minor quantità di carcinogeni (es. patatine fritte da patate con minor contenuto zuccherino e quindi meno acrilamide che si forma nella forte cottura, meno nitriti nella carne lavorata per ridurre le nitrosamine nello stomaco, diossine nella carne, nel pesce e nel latte soprattutto se ad alto contenuto di grassi, nitrosamine nella carne e nel pesce affumicato). In generale per le gravide per la prevenzione del cancro nei figli dieta ben bilanciata, scegliendo bene i cibi (ed evitandone altri) e poi astensione dal fumo e dall’assunzione di alcool.

Public Health in the Precision-Medicine Era. NEJM 2015;373:499. A proposito di medicina di precisione: in risposta a quanto il Presidente Obama ha dichiarato sulla necessità di finanziare e sviluppare la medicina di precisione (personalizzata) i direttori del National Cancer Institute Americano e del NHI sommessamente suggeriscono “What is needed now is a broad research program to build the evidence base needed to guide clinical practice” (una opportuna cautela che contrasta con le dichiarazioni pompose del Direttore generale di una grossa azienda ospedaliera italiana che annuncia sui giornali che sta partendo con la medicina di precisione per le malattie croniche, ndr). I due AA di questa Perspective sottolineano che gli Stati Uniti sono in fondo alla lista dei paesi sviluppati per attesa di vita e salute pubblica con differenze significative in base allo stato sociale, aspetto non compreso nell’agenda della medicina di precisione. E si domandano “di cosa abbiamo bisogno” in USA e quali sono le priorità da finanziare? Ci sono esperienze che dicono, in altre nazioni (UK ad es.), che l’intervento clinico, pur importante, non risolve le disuguaglianze sanitarie nella popolazione che dipendono dalle cure ma piuttosto dai fattori socio-strutturali che modellano la nostra vita, come sostiene il rapporto NRC–IOM (http://www.nap.edu/catalog.php?record_id=13497) “Even if health care plays some role, decades of research have documented that health is determined by far more than health care”. La medicina di precisione può fornire un importante contributo ad un ridotto numero di condizioni geneticamente determinate, ma la sfida che ora abbiamo, di migliorare la salute della popolazione, non riguarda le frontiere della scienza e la biologia molecolare. Nel 2014 in USA le agevolazioni fiscali per ricerche genetiche/genomiche hanno circa il 50% in più rispetto ai fondi per la prevenzione.
Senza voler minimizzate i benefici che la medicina di precisione potrà portare gli AA sottolineano che dobbiamo preoccuparci del fatto che “an unstinting (a braccio, “incondizionato”) focus on precision medicine by trusted spokespeople for health is a mistake — and a distraction from the goal of producing a healthier population” (tutto questo riguarderà solo gli Stati Uniti? Ndr).

Data la frequenza crescente delle allergie nella popolazione in generale e pediatrica in particolare:
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How farm life prevents asthma Science 2015;349:1034. Perchè chi cresce nelle fattorie raramente ha allergie o asma. Perché da bambini respirano componenti batterici che riducono la reattività del proprio sistema immunitario. Commenti di un lavoro sullo stesso fascicolo (Farm dust and endotoxin protect
against allergy through A20 induction in lung epithelial cells. Pg. 1106) sono stati esposti topi di 6-12 settimane ad endotossine batterica per 2 settimane prima che ricevessero stimoli allergenici, prevenendo successivamente in questi topi lo sviluppo di asma provocato dall’inalazione di acari della polvere. Nei topi esposti ad endotossine le cellule epiteliali dei polmoni producevano meno citochine quando esposte agli acari e i topi avevano meno cellule dendritiche che sono le sentinelle immunitarie attivate dalle citochine. La protezione è dovuta ad un enzima, A20, ubiquitin-modifing. Uno SNP di questo enzima correla con un’aumentata suscettibilità all’asma ed all’allergia nei bambini che sono stati allevati in una fattoria.
In conclusione l’ambiente della fattoria previene l’allergia modificando la comunicazione tra le cellule della barriera epiteliale e le cellule dendritiche tramite l’induzione di A20.

PER I PEDIATRI E PER ALTRI SPECIALISTI (Pediatri, Neuropsichiatri Infantili, Neurologi, Ostetrici, Cardiologi, Psichiatri, ORL, Medici della riproduzione, Patologi ecc.).
The Paternalism Preference — Choosing Unshared Decision Making. NEJM 2015;373:589. Il consenso informato si basa su due principi fondamentali, non limitato solo ad ottenere il permesso di una data azione ma anche fornire alla persona a cui è richiesto il consenso una certa quantità di informazioni per una scelta adeguata. Ma quante devono essere le informazione da dare? Tautologicamente tante quante servono per decidere. Tante quante servono al pz per prendere una decisione. E allora il dogma di oggi è “more information is always better”. Ma se è giusto non negare a qualcuno le informazioni che lo riguardano lo è altrettanto fornirgliene troppe? C’è infatti anche la possibilità che il pz ne voglia di meno (fa un esempio personale di un inutile eccesso di informazioni), con numerosi esempi e rischi connessi dell’eccesso di informazione. La Perspective prosegue, sempre con esempi, sottolinenando che in alcuni casi il tanto deprecato paternalismo medico è benefico, nel senso che più che le informazioni conta la presenza del medico accanto al paziente quando deve prendere delle decisioni sulla sua salute, e quando il medico vede il terrore dell’indecisione potrebbe dire: “I don’t know how things are going to turn out, but I promise I’ll be there with you the whole way” (condivido completamente, sia quando facevo il pediatra sia ora nel counseling, ndr).

Cushing’s syndrome. Lancet 2015;386:913. La S. Cushing è dovuta ad esposizione cronica di un eccesso di glucocorticoidi che comportano una condizione debilitante con aumentata mortalità, la cui incidenza è di 0.2–5.0 per milioni di persone/anno con prevalenza di 39–79 per milione, età media di comparsa 41.4 anni e M:F di 1:3. Il Cushing endogeno nell’80% dei casi è ACTH dipendente e nel restante 20% ACTH indipendente. Sono note cause genetiche (raramente da mutazione germinale) e i meccanismi molecolari responsabili della patologia. Nel Seminario vengono presentate le varie cause, gli approcci diagnostici biochimici e con immagini (ottima la flow chart clinica e diagnostica della s. Cushing confermata con due misurazioni ACTH, in Fig. 3) e le tecniche chirurgiche e di radioterapia che sono efficaci per ridurre la morbilità e la mortalità. I pz con s. Cushing necessitano di esami complessi e follow-up clinico da parte di un’equipe multidisciplinare che intervenga sulla specifica causa, controlli l’insorgenza di possibili ricorrenze, assicuri l’adeguata terapia ormonale e tratti le conseguenze multiorgano dell’eccesso protratto di glucocorticoidi, come alterazioni strutturale cerebrali che ne interessano le funzioni, rischio di infezioni opportunistiche e sepsi e la patologia cardio-vascolare, che sono solo parzialmente curabili.

Prenatal Factors in Singletons with Cerebral Palsy Born at or near Term. NEJM 2015;373:946. La paralisi cerebrale (CP), che interessa 2:1.000 bambini, è un gruppo di disabilità motorie congenite di origine cerebrale, spesso associata a deficit intellettivo, epilessia e patologie sensoriali, in genere nei nati con deficit di crescita e/o malformazioni congenite. Le cause, nella mx dei casi di nati a termine, sono di origine prenatale, non da asfissia neonatale, e con un’importante componente genetica (Familial risk of cerebral palsy: population based cohort Study. BMJ 2014;349:4294)(Spigolature Luglio 2014). In questa review vengono presentati i vari fattori determinanti che agiscono prima del parto a termine. Il considerevole incremento del numero di tagli cesarei, sia elettivi che di urgenza (dal 6% del 1980 al 18% 2009 in Australia), non ha modificato la proporzione di nati con CP (Tab. 1). I fattori prenatale associati con CP e malformazioni sono deficit di crescita, condizioni trombotiche, fattori genetici responsabili della familiarità (incremento di rischio dopo la nascita del caso indice di 15 volte per il secondo gemello, di 9 volte per un fratello, di 3 volte per un fratellastro)( (BMJ 2014;349:4294) e numerosi geni malattia (Genetic insights into the causes and classification of the cerebral palsies. Lancet Neurology 2012;11:283)(Spigolature Aprile 2014). Una prima conclusione è che la CP non si può prevenire ricorrendo al monitoraggio elettronico fetale EFM). E che saranno necessarie accurate valutazioni cliniche, ricerche genetiche, teratologiche e di neuroscienza dello sviluppo per una sua maggior comprensione (e sin da ora test genetici mirati o di screening come WES per tentare di identificarne la causa e applicare il counseling specifico, ndr).

Per i colleghi Ostetrici:
Live birth rates after IVF are lower with frozen donor eggs, study shows. BMJ 2015;351:h4352. Commento di un articolo su altra rivista (Outcomes of fresh and cryopreserved oocyte donation. JAMA 2015;314:623) in cui si dimostra che per la fecondazione in vitro (IVF) il ricorso ad oociti crioconservati di donatore è associato ad una minor frequenza di nati vivi rispetto ad oociti freschi sempre di donatore. Il ricorso ad oociti crioconservati è entrato nella pratica clinica nel 2013 (American Society for Reproductive Medicine). In questo studio si è voluto quindi studiare la sua efficacia rispetto all’uso di oociti freschi. Il 49.6% dei cicli IVF con oociti freschi hanno portato alla nascita di un nato vivo vs il 43.2% delle fecondazioni con oociti conservati (differenza 6.4% con IC 95% di 4.1-8.7% e p<0.001). Per ogni embrione trasferito il tasso di nascita è stato di 56.1% vs 47.1% (differenza 9%, 6.6%-11.4% e p<0.001). Le cause non sono note.
D’altra parte il ricorso ad oociti crioconservati ha portato ad una minor frequenza di cicli IVF cancellati (8.5%) rispetto all’uso degli oociti freschi (11.7%, p<0.001) e la logistica della IVF ne risulta è facilitata perché non è più richiesta la coordinazione con il ciclo della donatrice. Quindi con gli oociti crioconservati vi sono minor costi e una maggior convenienza che bilanciano il minor tasso di nati.

Battling perinatal depression. Lancet 2015;386:835.Commento di un articolo sullo stesso fascicolo (Prediction of perinatal depression from adolescence and before conception (VIHCS): 20-year prospective cohort study. Pg. 875) su depressione materna perinatale che è frequente (10–15% delle donne nei paesi sviluppati e ancor più in quelli sottosviluppati) con effetti sui bambini di tipo cognitivo, comportamentale ed emotivo, e, nei paesi poco sviluppati, anche con deficit di crescita e malattie fisiche. Lo studio riguarda donne (Canada) con o senza una storia di persistenti problemi mentali nell’adolescenza o nei primi anni dell’età adulta studiate prospetticamente nel tempo. Riscontrata una maggior frequenza di segni depressivi in epoca perinatale nel gruppo con precedente anamnesi positiva rispetto a quelle con anamnesi negativa (34% vs 8% (OR aggiustato 8.36, IC 95% 3.34-20.87). In sintesi le donne con una storia di problemi mentali sono ad alto rischio di depressione perinatale, con i rischi che comporta. Quindi per queste sono necessari interventi preventivi preconcezionali.

A Randomized Trial of Intrapartum Fetal ECG ST-Segment Analysis. NEJM 2015;373:632. Sperimentazione clinica (ClinicalTrials.gov number, NCT01131260) per verificare se l’ECG fetale del tratto ST in aggiunta al classico monitoraggio elettronico del battito cardiaco può migliorare l’outcome perinatale o diminuire i cesarei. No.

Pregnancy Complicated by Venous Thrombosis, NEJM 2015;373:540. Articolo di Clinical Practice: primigravida di 37 anni che in 12sg accusa un arto inferiore gonfio e dolente, dolore al basso ventre e difficoltà di respiro. Non ha una storia di trombosi, mentre sua madre e sua nonna materna sì. All’obiettività il BMI è di 36 (obesa) e tutta la gamba è scura ed edematosa. Torace e saturazione di ossigeno normali. Che fare? Con una buona tabella di utili raccomandazioni in casi simili.

IMMAGINI
Chocolate-coloured serum in methaemoglobinaemia. Lancet 2015;386:e2. Donna di 53 anni in PS per episodio sincopale. Storia: fumatrice abituale con assunzione ricreazionale di droghe (eroina, cannabis e benzodiazepine), deficit di G6PD. All’ingresso dispnoica a riposo, colorito grigiastro con bassa saturazione di ossigeno, normale pH, anemica (54g/L vn 130-180) con siero color cioccolato e con alti livelli di metaemoglobina (26% vn <2). Com’è avvenuto? L’eroina e la cocaina acquistate in strada possono contenere agenti ossidanti come benzocaina o novocaina, che ossidizzano l’emoglobina (dallo stato ferrosa al ferrico) causando quindi metaemoglobinemia (Hb ferrica) che colora di marrone scuro il sangue. Nella pz l’emolisi da deficit di G6PD ha provocato la liberazione di metaemoglobina dall’interno degli eritrociti al siero (NB chi tiene la provetta della pz usa il guanto, quello della provetta di controllo no, ndr).

Single Bubble — Pyloric Atresia. NEJM 2015;373:863. Neonato di 35sg senza evidenti malformazioni con vomito non biliare e con crisi di soffocamento quando si tentava di dargli liquidi, addome teso e mancata emissione di meconio. La Rx dell’addome rileva una sola bolla gastrica in alto a sn con livelli e poca aria distale: atresia pilorica. Se ce ne fossero state due di bolle si sarebbe pensato all’atresia duodenale. Alla laparotomia e gastrostomia identificata membrana prepilorica (atresia tipo 1). Operato con successo (2 anni di follow-up).

Osteopetrosis and Erlenmeyer-Flask Deformity. NEJM 2015;373:e13. Rx per maschio di 8 che per dolore da frattura composta del femore, osservato allargamento diafisario distale del femore (deformazione tipo fiasco di Erlenmeyer) e osteopetrosi. Storia di neuroblastoma per cui è stato curato negli ultimi 5 anni con terapia standard con ciclofosfamide e bifosfonato, quest’ultima terapia interrotta dopo 18 mesi per osteopetrosi.
La storia e la Rx (tessuto osseo normale accanto a tessuto osteopetrosico) fa pensare all’effetto dei bisofonati piuttosto che ad una malattia genetica.

A Giant Aneurysm of the Anterior Communicating Artery. NEJM 2015;373:560. Images in Clinical Medicine: uomo di 55 anni che lamentava da 3 anni di difficoltà visive associate a modificazioni di personalità. Sua sorella era deceduta per rottura di un aneurisma cerebrale. Se l’è cavata: migliorato il deficit neurocognitivo e la visione ed è tornato al lavoro. Gli aneurismi giganti (>2.5 cm) sono una piccola proporzione degli aneurismi cerebrali, ma con alta probabilità di rottura se non trattati. NB: circa il 20% dei pz con aneurisma cerebrale ha un parente di 1° grado con la stessa patologia.

TERATOLOGIA
Young men being treated for cancer are more likely than women to make fertility preservation
arrangements, US study shows. BMJ 2015;351:h4068. Da uno studio in USA (Fertility preservation knowledge, counseling, and actions among adolescent and young adult patients with cancer: A population-based study. Cancer 2015;121:3499) tramite questionario di adolescenti che dovranno essere sottoposti a trattamento per cancro: i maschi sono maggiormente interessati delle femmine a parlare e ad adottare provvedimenti per mantenere la fertilità, anche se l’adesione ad adottare queste pratiche rimane comunque bassa nei due sessi. Nel 70% dei casi sono stati informati che la terapia avrebbe potuto influire sulla loro fertilità, e il 71% dei maschi riportano che ne hanno discusso vs il 34% delle femmine.
E il 31% dei maschi ha in effetti provveduto a preservare la futura fertilità vs il 7% delle femmine. Ma c’è da sottolineare che l’inchiesta è stata condotta tempo fa quando la tecnica di crioconservazione oocitaria era applicabile solo in protocolli sperimentali (solo nel 2013 l’American Society for Reproductive Medicine ha dichiarato che non era più sperimentale, ndr) e comunque molto più costosa rispetto a quella dei maschi. Urgono nuove strategie per consentire il mantenimento della capacità riproduttiva di questi pz: riduzione dei costi, copertura assicurativa, collaborazione tra oncologi e chi si occupa di fertilità per una migliore informazione (e da noi? Nrd).

Immunosuppressive drugs and fertility. Orphanet Journal of Rare Diseases. 2015;10:136. Le terapie immunosoppressive, a cui si ricorre per le malattie autoimmuni o per i trapianti, se applicate nelle persone in età fertile ne riducono la fertilità e possono compromettere l’esito della gravidanza e il feto. Per ogni classe di farmaci ne vengono presentati i principali effetti sulle gonadi, sulla fertilità e sulla gravidanza. Vengono fatte alcune raccomandazioni sul loro uso prima della loro somministrazione o nel corso della terapia per potere in seguito programmare al meglio una gravidanza. Viene sottolineato che le raccomandazioni talora si basano su un basso livello di prova e questo va tenuto presente nella gestione del pz. Infine si sottolinea la necessità di informare i pz sulle conseguenze dell’immunosoppressione sulla fertilità, per poter adottare un’adeguata contraccezione e, nel caso di richiesta di voler intraprendere a breve una gravidanza, di modificarne le dosi in epoca preconcezionale tenendo conto dell’emivita del farmaco.

ETICA
Fetal Tissue Fallout. Nature 2015;373:890. Il punto sulla situazione in USA del ricorso a tessuti fetali per ricerca e cura, che ha portato a successi straordinari di salute pubblica, come le vaccinazioni. Il punto di vista è assolutamente a favore dell’uso di questi tessuti. Va separata la questione, posta da chi è contrario all’uso di tessuti fetali per ricerca e cerca il consenso popolare, che la scelta di donare tessuti favorisca l’aborto. Sono due aspetti completamente indipendenti. L’uso per ricerca dei tessuti fetali favorisce le cure e opporsi con argomentazioni non veritiere costituisce un ostacolo al principale dovere della medicina e della salute pubblica che è il “duty of care”.

STATISTICA
Interpreting hazard ratios. BMJ 2015;351:4631. Studiato l’effetto della profilassi con Isoniazide sulla mortalità di bambini ≥ 8 anni con infezione HIV con sperimentazione a doppio cieco con controlli. L’intervento è stato di Isoniazide e Co-trimoxazolo al giorno o ogni 3 gg. Campione costituito da 277 bambini ≥ 8 anni: 139 trattati e 138 controlli. Obiettivo primario: tempo intercorso tra la randomizzazione e la morte per qualsiasi causa e il tempo intercorso tra la randomizzazione e l’infezione tubercolare, con un follow-up di una media di 5.7 mesi.
Registrata una mortalità significativamente ridotta nei trattati rispetto al gruppo placebo (8% (n=11) vs 16% (n=21); rapporto di rischio (hazard ratio) 0.46 con IC 95% 0.22-0.95).
Ridotto anche il rischio di tubercolosi nei trattati (4% (n=5) vs 10% (n=13); rapporto di rischio 0.28 con IC 0.10-0.78).
In conclusione la terapia è risultata efficace nel ridurre la mortalità e l’infezione TBC in bambini con HIV.
Which of the following statements, if any, are true?
a) When calculating the hazard ratio of death, it was assumed that the death rate was constant during follow-up for each treatment group;
b) The intervention group had a 54% lower risk of mortality than the control group at any time during follow-up;
c) The hazard ratio of death is the ratio of the number of deaths in the intervention group to the number in the control group at follow-up;
d) The hazard ratio of death provides an estimate of the length of survival.
Risposte alla fine.

ZIBALDONE
Italy’s psychiatric renaissance. Nature 2015;524;290. Recensione del libro The Man who Closed the Asylums, pubblicato nel 2014 in italiano da Feltrinelli con La “Repubblica dei Matti” sulla storia di un uomo, Franco Basaglia, che dopo una lunga lotta e contro tutti è riuscito a far chiudere in Italia i manicomi (con la legge 180 del 1978) nel 1980, l’anno in cui è morto di un tumore cerebrale. Poi l’OMS ha fatto propria tale riforma. Dice la recensione che Trieste era diventato un luogo di pellegrinaggio di psichiatri che criticavano i manicomi. La legge 180 (e le successive più ampie riforme sanitarie) è stata poi applicata in modo non completo tale da non costituire più un modello singolare di cura ed è stata successivamente minata dall’opposizione politica.

Neural microgenesis of personally familiar face recognition. PNAS 2015;112:E4835. Il cervello umano è capace di fare cose incredibilmente complesse con una incredibile facilità, come identificare persone che non si vedono da decenni e dividere i visi familiari da quelli non familiari in poche centinaia di millisecondi. Questa capacità varia da individuo a individuo e può essere annullata da un danno dell’area occipito-temporale ds (prosopagnosia), patologia che può essere congenita o acquisita. Sono quasi completamente ignoti i meccanismi neurali di questa capacità. In questo studio con neuroimmagini si dimostra che l’attivazione delle regioni ventrali occipito-temporali del riconoscimento facciale aumenta con l’informazione visiva indipendentemente dalla familiarità di lungo termine del viso, mentre le strutture del lobo temporale mediale (corteccia peririnale, amigdala, ippocampo) e la corteccia temporale infero-anteriore rispondono rapidamente quando è accumulata sufficiente informazione per il riconoscimento del viso familiare. Quindi nel riconoscimento di una faccia familiare contribuiscono, integrandosi in modo differenziale, sia le regioni classiche posteriori che quelle temporali anteriori ventromediali.
Vedi anche Electrical Stimulation of Human Fusiform Face-Selective Regions Distorts Face Perception. Journal of Neuroscience ;2012; 32:14915 e Facing reality. Reseach highlights. Nature Reviews Neuroscience 2012;13 (Spigolature Dicembre 2012).

A most unusual (super)predator. Science 2015;349:784. Commento di una ricerca sullo stesso fascicolo (The unique ecology of human predators. Pg. 858) che prova quanto sospettato che l’uomo uccide prede adulte, che sono il capitale riproduttivo delle popolazioni, a tassi molto più alti (oltre 14 volte) rispetto agli altri predatori, soprattutto carnivori terresti e pesci. Gli uomini sono quindi super predatori. Tre considerazioni del commento: 1. la caccia fa parte della nostra identità e rimane un’importante forza ecologica ed evolutiva. 2. la capacità di cacciare prevalentemente gli animali adulti ci rende unici rispetto agli altri predatori. 3. nello stesso tempo abbiamo la non comune capacità di analizzare e razionalmente modificare il nostro comportamento in modo da minimizzarne le conseguenze dannose.

Acute Stress Impairs Self-Control in Goal-Directed Choice by Altering Multiple Functional Connections within the Brain’s Decision Circuits. Neuron 2015;87:621. Ciascuno di noi ha vissuto situazioni in cui ha perso il controllo di sé che l’hanno indotto a fare scelte di cui poi si è pentito. In questo lavoro si è valutato come lo stress influisca sull’autocontrollo in un campione di giovani adulti che hanno un sano stile di vita ma che mangiano con una certa regolarità cibo-spazzatura. Rispetto ai controlli chi è stato sperimentalmente messo sotto stress (mani in acqua ghiacciata) preferisce cibi più saporiti senza tenere conto che sono meno salutari e non consoni alla dieta che avevano scelto di seguire. Le neuroimmagini (fMRI) mostrano che nei partecipanti allo studio messi sotto stress sono più attivi i circuiti cerebrali della ricompensa e del processamento dei sapori rispetto al campione di controllo (mani in acqua calda)
(vedi bella sintesi http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=30582)
Gli AA sostengono che lo stress contribuisca ad alterare le decisioni relative all’autocontrollo stimolando gli elementi della ricompensa immediata e nello stesso tempo riducendo l’efficacia delle regioni che promuovono i comportamenti compatibili con scopi a lungo termine.

The Brain on Drugs: From Reward to Addiction. Cell 2015;162:712. Review sulla dipendenza da sostanze, malattia neurologica cronica con forti componenti genetici, del neurosviluppo e socio-culturali. Ne vengono presentati i circuiti ed i meccanismi a livello cellulare e i pathway che regolano la ricompensa, l’autocontrollo e l’affettività. L’esposizione ripetuta a droghe è causa di alterazioni neuroplastiche negli stimoli glutamatergici allo striato e ai neuroni dopaminici del mesencefalo aumentando la reattività cerebrale alle assunzioni di droga, riducendo la sensibilità ad altri stimoli di ricompense non dovute alla droghe, riducendo l’autoregolazione e aumentando la sensibilità a stimoli di stress e alla disforia (umore depressivo).
La conoscenza dei meccanismi neurobiologici alla base dell’abuso delle droghe ci permette di concludere che la dipendenza è una malattia cronica del cervello e che ora conosciamo potenziali bersagli per interventi per una terapia efficace e personalizzata.

Risposte all’endgame statistico:
La risposta b è vera, mentre a, c, d sono false.

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