mercoledì 27 gennaio 2016

Articoli Genetica Clinica/Umana Novembre 2015. R. Tenconi



Scelta di articoli di Genetica Clinica/Umana pubblicati in Novembre 2015 nelle seguenti riviste: British Medical Journal, Lancet, Lancet Neurology, Nature, Nature Biotechnology, Nature Genetics, Nature Medicine, Nature Neuroscience, Nature Reviews Genetics, Nature Reviews Neuroscience, NEJM, PNAS, Science & Cell.

ARTICOLI DA NON PERDERE
Standardized phenotyping enhances Mendelian disease gene identification. Nature Genetics 2015;47:1222. L’applicazione del NGS nelle malattie rare e geneticamente eterogenee clinica ha rivoluzionato l’identificazione di geni con varianti dominanti patogenetiche. Minor successo è stato documentato per geni con varianti recessive associate a malattie. E’ comunque esperienza comune che in clinica le difficoltà interpretative sono tuttora una grossa sfida soprattutto per malattie con eterogeneità fenotipica e genetica. Trovare in un solo pz una variante rara deleteria in un nuovo gene non vuol dire che questa sia la causa della patologia da cui è affetto, ma anche se la trovassimo in un numero ridotto di pz con fenotipo parzialmente sovrapponibile non possiamo escludere che questo sia dovuto al caso e che potrebbe essere presente anche in persone non ammalate. Nel lavoro commentato (Discovery of four recessive developmental disorders using probabilistic genotype and phenotype matching among 4,125 families. Nature Genetics 2015;47:1363) viene descritto un nuovo approccio statistico che tiene conto sia delle informazioni fenotipiche che genotipiche per scoprire nuovi geni associati a malattie recessive. Tale approccio è stato usato in una coorte di 4.125 pz con disordini dello sviluppo tenendo conto della frequenza in una specifica popolazione della variante e basandosi sul confronto fenotipico tra pz con mutazioni dello stesso gene candidato in questa popolazione. Con il risultato di aver individuato 4 nuove malattie autosomiche recessive ciascuna dovuta a mutazione un gene: KIAA0586, HACE1, PRMT7 or MMP21.
E’ interessante sottolineare che nello stesso fascicolo viene pubblicato un lavoro (MMP21 is mutated in human heterotaxy and is required for normal left-right asymmetry in vertebrates. Pg. 1260) in cui applicando l’analisi WES/WGS sono state individuate due famiglie non consanguinee con mutazioni di uno di questi geni con eterotassia (sito ambiguo) familiare talora associata a difetti cardiovascolari complessi. Sempre in quest’ultimo lavoro sono state ricercate mutazioni di MMP21 in un gruppo di 264 pz con difetti di lateralità con l’identificazione di altri 9 pz con mutazioni recessive. E nel topo mutante Mmp21 e nello zebrafish mmp21 morfolino si sviluppa rispettivamente eterotasssia e anomalo ripiegamento cardiaco suggerendo un nuovo ruolo del rimodellamento della matrice extracellulare nello stabilire la lateralità.
Fa notare il commento che “nowadays, all genes can easily be sequenced, and there seems to be less of a need for extensive initial clinical pheno­typing” (il che non significa assolutamente che il Genetista clinico sia destinato a scomparire, ma solo deve riciclarsi svolgendo un importane ruolo nell’interpretazione dei risultati di WES/WGS, ndr) e che è preferibile l’approccio ‘genotype-first’ soprattutto per patologie del neurosviluppo eterogenee sia clinicamente che geneticamente. Questo non vuol dire, sottolinea il commento, che l’inquadramento fenotipico preciso pretest non debba essere fatto, anzi per studi di casistica come quello presentato è fondamentale il contributo di genetisti clinici esperti applicando al campione reclutato una metodologia di descrizione fenotipica precisa e standardizzata, come HPO (Human Phenotype Ontology), utile per studiare la sovrapposizione fenotipica tra malattie mendeliane.

Small island, big genetic discoveries. Nature Genetics 2015;47:1224. Commento entusiasta di 3 articoli di AA italiani sul ricorso al sequenziamento genomico in Sardegna identificando nuovi geni e varianti di sequenza dei lipidi ematici, dei marcatori infiammatori, dei livelli di emoglobina e della statura adulta. Dice il commento che questi risultati sottolineano ancora una volta l’utilità di tale sequenziamento su larga scala soprattutto in isolati di popolazione per studiare la genetica dei caratteri complessi.    

MALATTIE NEUROLOGICHE/NEUROMUSCOLARI/NEURODEGENERATIVE/ PSICHIATRICHE
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Out of one mutation, many Huntington’s disease effects. Lancet Neurology 2015;14:1071. Commento di Personal View (Treating the whole body in Huntington’s disease. Pg.1135) in cui si sottolinea l’accumulo di letteratura negli ultimi 25 anni sulla presenza di manifestazioni extra SNC nella m. Huntington, il che non dovrebbe meravigliare perché la proteina mutante (huntingtina) è espressa in molti organi, oltre al cervello (Fig. 1). Prestare attenzione e trattare questa sintomatologia periferica, come le risposte infiammatorie, alterazioni sistemiche del metabolismo della chinurenina (metabolita del triptofano)(Fig. 2) e la disfunzione epatica, potrebbe contribuire a modulare importanti processi cerebrali e in ogni modo produrre effetti benefici sulla persona. La mutazione causa della m. Huntigton (espansione polyQ nel primo esone del gene) comporta una serie di conseguenze patogenetiche (sregolazione trascrizionale, alterato trasporto intracellulare, alterata autofagia e del metabolismo calcico neuronale, danno neuronale da eccitotossicità, alterato metabolismo del colesterolo neuronale, disfunzione astrocitica e altro) con un meccanismo sia di acquisizione che di perdita di funzione. Si propongono studi prospettici nei pz (cause di morte, processi infiammatori ed efficacia degli anti infiammatori, effetti della supplementazione melatoninica e funzione degli organi periferici con effetti sul SNC, come gluconeogenesi e clearance epatica di azoto) e su possibili sperimentazioni animali per verificare nel modello animale gli effetti di agenti proinfiammatori e di modulatori della concentrazione di triptofano. Con lo scopo di agire sulla progressione della malattia e migliorare se possibile la qualità di vita dei pz (ottimo, sarebbe utile applicare la stessa attenzione e terapia ai segni extra SNC per altre malattie neurodegenerative ancora più frequenti, ndr).

Differential responses to lithium in hyperexcitable neurons from patients with bipolar disorder. Nature Novembre 2015 doi:10.1038/nature15526. Il disturbo bipolare è un disordine neuropsichiatrico complesso classificato dall’OMS nel gruppo delle principali malattie per morbilità e perdita di produttività e caratterizzato da episodi intermittenti di mania e depressione, con un 15% dei pz che si suicidano. Alcuni pz traggono ottimo beneficio con la terapia con litio, altri, per motivi non noti, no. Sarebbe quindi utile disporre per il Disturbo bipolare di un modello biologico. In questo lavoro si è sviluppato un modello di malattia con le cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC) e sono stati studiati i fenotipi cellulari dei neuroni del giro dentato dell’ippocampo derivati da pz con tale patologia. Nei giovani neuroni dei pz sono state notate anomalie mitocondriali e un’iperattività di firing. Questa ipereccitabilità dei nuovi neuroni si normalizzata con trattamenti con litio solo nei neuroni derivati da pz sensibili a questo farmaco. Quindi l’ipereccitabilità è un precoce endofenotipo del disturbo bipolare utile per cercare nuovi farmaci per il trattamento di questa grave patologia.

Brain study seeks roots of suicide. Nature 2015;528:19. In buona parte delle sperimentazioni cliniche vengono esclusi coloro che hanno tentato il suicidio, e quindi mancano informazioni su come curare queste persone. Meno del 10% dei depressi tenta di uccidersi e circa il 10% delle persone che si sono suicidate non erano mai state considerate persone con problemi mentali. Nello studio, partito nel Novembre 2015, verranno reclutate persone che hanno tentato il suicidio nelle due settimane precedenti il reclutamento, altre che lo hanno tentato anni prima, altre con patologie psichiatriche che non hanno mai tentato il suicidio e controlli per capire i meccanismi cerebrali associati all’impulso suicida. Con il ricorso, per chi ha tentato poco tempo prima il suicidio, a ketammina, una sostanza psicoattiva (party drug) talora usata nella depressione. E verranno anche studiati gli aspetti psichiatrici e cercati eventuali biomarcatori. Alla giusta obiezione etica delle difficoltà di ottenere un consenso veramente informato da coloro che recentemente hanno tentato il suicidio si contrappongono i possibili vantaggi che si potranno trarre da questi studi.

A seat at the table for people with Parkinson’s disease. Lancet Neurology 2105;14:1077. A new era of patient-driven research in health care. Un ottimo esempio di network con la partecipazione diretta dei pz nella ricerca (Parkinson’s Excellence Network)(http://www.parkinsons.org.uk/professionals).

AUTISMO
Gene hunting in autism spectrum disorder: on the path to precision medicine. Lancet Neurology 2015;14:1109. L’autismo (disturbo dello spettro autistico)(ASD), frequente (1%  persone) patologia del neurosviluppo, è caratterizzato da diversi fenotipi spesso associati a disabilità intellettiva (36%), di linguaggio (50%) ed epilessia (5-15%) con importante componente genetica ed ambientale. E’ stato oggetto in questi ultimi anni di numerosissimi studi che hanno contribuito a chiarirne almeno in parte gli aspetti genetici e patogenetici facendone un modello per comprendere la genetica e la genomica di altre comuni malattie neuropsichiatriche. In questo articolo, parte di una serie di articoli sull’autismo, vengono descritti i concetti di base dell’architettura genetica delle malattie comuni diversa da quella delle malattie da mutazioni rare e penetranti, i progressi nell’identificazione dei geni causativi ricorrendo alle varie tecniche dal linkage all’analisi di CNV, GWAS e sequenziamento esomico per identificare varianti de novo e infine il concetto di endofenotipo (o fenotipo intermedio che è una marcatore biologico intermedio tra genotipo e fenotipo che è il prodotto diretto dell’azione dei singoli geni  che predispongono allo sviluppo di questo carattere complesso) (https://www.google.it/?gws_rd=ssl#q=endofenotipo) e il suo utilizzo per l’identificazione dei geni causativi (endofenotipi possono essere l’epilessia precoce, la disabilità intellettiva e le malformazioni cerebrali). Questo per contribuire a migliorarne il management clinico e superare le difficoltà sia diagnostiche che terapeutiche dovute alla considerevole eterogeneità genetica del ASD applicando una medicina di precisione. In Tab. vengono elencati 33 geni con 2 o più varianti de novo o rare ereditate in probandi con ASD e la loro funzione.

Progress in autism and related disorders of brain development. Lancet Neurology 2015;14:1069. In questo commento sullo stesso fascicolo si sottolineano le difficoltà nosologiche (DSM-5) che ostacolano l’individuazione dei pathway specifici per le varie categorie e per le patologie del neurosviluppo che frequentemente accompagnano l’autismo, come la disabilità intellettiva, le epilessie e le malformazioni cerebrali in particolare l’agenesia del corpo calloso, l’ipoplasia cerebellare e la megalencefalia, patologie che, come il grave autismo, sono patologie da alterato sviluppo embrionale. Dagli studi genetici risulta che i vari geni associati al ASD condividono un numero limitato di pathway molecolari (viene fatto l’esempio del pathway PI3K–AKT–mTOR e dell’interazione dei geni della s. Rett) che fa ben sperare nella possibilità di intervenire in futuro ad una specifica terapia non limitata alla soppressione dei sintomi ma ad una modificazione fenotipica.

Genes, circuits, and precision therapies for autism and related neurodevelopmental disorders. Science 2015;350:926. Bellissima Review sulla medicina di precisione per l’autismo e le malattie correlate con i risultati della ricerca translazionale che ha reso possibili sperimentazioni cliniche almeno per alcune malattie come la s. X Fragile, s. Rett e la Sclerosi Tuberosa (efficace lo schema della ricerca traslazionale applicata per queste tre malattie). Il fenotipo dei pz con queste condizione è ora noto in dettaglio applicando le nuove tecniche di imaging ed elettrofisiologiche con lo scopo di identificare possibili biomarcatori. Di queste malattia abbiamo buoni modelli cellulari ed animali che hanno consentito sperimentazioni precliniche e cliniche (Fig. 3). Sono riportati in Fig. 1 i vari pathway molecolari coinvolti nelle patologie del neurosviluppo e in Tab. 1 le varie sperimentazioni ed i farmaci applicati oltre alle tre malattie sopra precisate anche per la s. Down, s. Angelman e s. Phelan-McDermid.

Compromising the phosphodependent regulation of the GABAAR β3 subunit reproduces the core phenotypes of autism spectrum disorders. PNAS 2015;112:14805. Studio in vitro e in vivo (topo) da cui risulta che alterazioni della fosforilazione e/o dell’attività dei recettori per GABA tipo A contenenti le subunità β3 possono contribuire alla fisiopatologia dell’ASD.

Resting-state functional connectivity predicts longitudinal change in autistic traits and adaptive functioning in autism. PNAS 2015;112:E6699. Lo studio del comportamento delle persone con autismo non aiuta a prevederne l’evoluzione. Vi sono persone (poche) con autismo che raggiungono un grado di indipendenza ottimale. Vi è comunque la necessità di trovare previsori dell’esito della patologia per rendere più efficace la terapia e i servizi di cui abbisognano. In questo lavoro è stata valutata la connettività funzionale a riposo mediante MRI cerebrale (rs-fcMRI) di 31 maschi con autismo di età medi di 18 anni e poi seguiti oltre 1 anno (follow up medio 2a10m) con valutazioni del comportamento adattivo e dei caratteristici segni autistici.  Il 44% ha avuto al termine dello studio una significativa modificazione del punteggio relativo al comportamento adattivo. La connettività tra i 3 diversi network dello stato di riposo è risultata chiaramente predittiva dei futuri comportamenti autistici. Inoltre la connettività del network dell’area cerebrale della rilevanza (salienza)(insula anteriore, corteccia cingolata anteriore) è associata ad una miglioramento del comportamento adattivo (sensibilità 100% e specificità 71%). Questo fa ritenere che potrebbe essere possibile prevedere l’evoluzione della patologia e che sembra esserci un network cerebrale coinvolto nei comportamenti autistici e nella riduzione dei sintomi.

GENETICA UMANA/CLINICA
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Imprinted X chromosome inactivation offers up a double dose of epigenetics. PNAS 2015;112:14408. Commento dell’articolo Xist imprinting is promoted by the hemizygous (unpaired) state in the male germ line. Pg. 14415. Bella introduzione all’argomento del Commento, che sintetizza un fenomeno complesso in poche parole: l’inattivazione casuale di un cromosoma X nella femmina (se non avviene c’è letalità embrionale) che porta alla equiparazione maschi femmine di buona parte dei geni sul cromosoma X è uno dei più affascinanti eventi epigenetici della biologia cromosomica. Il fenomeno viene genericamente definito come epigenetico e gli studi molecolari del XCI e dell’imprinting genomico hanno chiarito come i meccanismi epigenetici contribuiscano alla regolazione genica tanto che vengono da alcuni chiamati i membri fondatori del campo dell’epigenetica. Il commento descrive in breve la “very busy life” del cromosoma X e le due tappe dell’inattivazione introducendo così il significato e le conclusioni del lavoro. La distinzione epigenetica tra X paterno o materno è ereditata dai gameti e determina un’inattivazione preferenziale dell’X paterno. Quando Xist (long noncoding X-inactivation–specific transcript) è presente in due copie (una per cromosoma omologo) il gene non dimostra l’espressione specifica paterna nell’embrione femmina, mentre quando è presente in una sola copia il gene che non ha un partner appaiato alla meiosi ha una forte espressione imprinting.

An insight into the natural history of spinocerebellar ataxias. Lancet Neurology 2015;14:1067. Le Atassie spinocerebellari sono un gruppo di malattie neurodegenerative geneticamente e clinicamente eterogenee trasmesse con modalità autosomica dominante. Le più comuni (oltre il 50% dei pz) sono SCA1, SCA2, SCA 3 e SCA 6 da espansione trinucleotidica (CA) della regione codificante dei rispettivi geni e per questo chiamate poliglutaminopatie. Non c’è cura per queste condizioni che sono a comparsa in età adulta (<20 anni o >40 anni) e progressive. Il lavoro commentato (Long-term disease progression in spinocerebellar ataxia types 1, 2, 3, and 6: a longitudinal cohort study.Pg. 1101), un gruppo di lavoro (molti AA italiani) del consorzio EUROSCA, presenta i risultati di un studio di coorte longitudinale nel periodo 2005-2013 di 526 pz con una delle 4 SCA su riportate, di cui l’88% visti in follow-up almeno una volta e seguiti annualmente nei primi 3 anni e poi irregolarmente nei successivi 8 anni, di età >18 anni, valutati presso 17 centri europei, per contribuire a conoscerne la progressione e i fattori contribuenti la progressione di queste condizioni (ClinicalTrials.gov, number NCT02440763). La progressione è più rapida per la SCA1, intermedia per SCA2 e SCA3, lenta per SCA6. Come fattori di progressione per SCA1 l’età alla inclusione nello studio e l’espansione della tripletta mentre per SCA2 la progressione dipendeva solo dall’età dell’inizio della sintomatologia. L’aumento del numero di segni non atassici si stabilizza col tempo per SCA1, SCA2 e SCA3, mentre per SCA6 cresce linearmente, ma più lentamente. Non è stato approfondito se vi sia una relazione nel tempo tra progressione clinica e neuroimmagini per verificare gli effetti delle modificazioni morfologiche sulla progressione. Questi risultati eccellenti, ottenuti con la collaborazione di un gran numero di centri costituisce un modello di network adottabile per molte malattie, e consentono di migliorare la caratterizzazione dello stadio prodromico e lo sviluppo di biomarcatori.

Acting on incidental findings in research imaging. BMJ 2015;351:h5190. Gli incidental findings (IF) non riguardano solo noi genetisti medici ma anche i radiologi. Infatti IF con implicazioni per la salute si trovano nel 3% di partecipanti a ricerche sottoposti a neuroimmagini (aumentano al  30% per partecipanti di età >70 anni). Per accertamenti del torace e addome gli IF si trovano nel 14%-50% di pz e nel 29%-94% di volontari, particolarmente per immagini cardiache e del colon. Da aggiungere poi gli artefatti che vengono scambiati per anomalie da ricercatori con poca esperienza clinica. In questa analisi vengono discusse le implicazioni personali, etiche, mediche ed i costi e come evitare di trasformare soggetti sani in pz ansiosi appesantendo il sistema sanitario con eccessi diagnostici (da leggere bene perché l’analisi affronta alcuni aspetti in comune con la gestione dei pz con IF al test esomico).

Nature Outlook: Big data in Biomedicine. Nature November 2015:527:S1. Costa meno sequenziare i tre miliardi di paia di basi del DNA del genoma di una persona che una risonanza magnetica. Ma come tradurre questa gran quantità di dati raccolti con l’analisi del genoma umano conservati nei vari laboratori in tutto il mondo e nelle cartelle cliniche dei pz in una possibilità di cura? In questa Outlook alcune proposte:
Big Data. The power of petabytes. Searching for meaning in the data. S2. Le difficoltà di raccogliere, gestire ed analizzare milioni di gigabite.
Q&A. National genomics. UK approach to big data. S5.
Proteomics. High-protein research. The challenge of ‘practical genetics’. S6.
Collaborations. Mining the motherlodes. International projects dig for data. S8.
Cancer. Reshaping the cancer clinic. A personalized approach to disease. S10.
Mobile Data. Made to measure. Sensing a health revolution. S12.
Deep Phenotyuping. The details of disease. Deep data leads to precision medicine. S14.
Perspective. Sustaining the big-data ecosystem. Evolving models to access information. S16.
Q&A. Better insights, better drugs. Drug discovery. S18.
Research Challenges. 4 big questions. Puzzles facing the drive for data. S19. Le difficoltà nell’accedere alle cartelle cliniche.

Discovery and functional characterization of a neomorphic PTEN mutation. PNAS 2015;112:13976. Con il sequenziamento dell’intero genoma di un tumore prostatico è stata trovata una mutazione di PTEN (p.A126G) che conferisce a PTEN un’acquisizione di funzione enzimatica, mutazione che ricorrendo a studi computazionali ed in vitro produce un effetto di aumentata migrazione cellulare diversa dalle classiche perdite di funzione del gene ed il cui effetto può essere mitigato ricorrendo ad inibitori chimici di PI3K. Quanto osservato ha implicazioni dirette in oncologia ma lo segnalo anche perché si dimostra che la mutazione non annulla la nota funzione di oncosoppressione del gene ma fa invece acquisire una funzione protumorale (Ndr: utile da tenere presente in Genetica Clinica il meccanismo patogenetico e anche il fenotipo che può cambiare a seconda delle mutazioni, come ad es. Ionic leakage underlies a gain-of-function effect of dominant disease mutations affecting diverse P-type ATPases. Nature Genetics 2014;46:144)(Articoli Febbraio 2014).

A 3untranslated region variant in FMR1 eliminates neuronal activity-dependent translation of FMRP by disrupting binding of the RNA-binding protein HuR. PNAS 2015;112:E6553. La s. X Fragile è una frequenta malattia genetica con disabilità intellettiva dovuta alla mancanza o alla disfunzione della proteina FMRP, codificata da FMR1, molto espressa nei neuroni. E’ noto, ma non si sa bene come, che vi è una fondamentale tappa del mantenimento della dinamica sinaptica costituita da un’aumentata regolazione della sintesi di FMRP in risposta a specifici segnali neuronali. In questo studio, ricorrendo a tecniche genetiche biochimiche e di biologia cellulare, viene descritto l’impatto funzionale di una variante al 3’ UTR di FMR1 (c.*746T>C) che determina la perdita di tale risposta e che può essere correlata al ritardo di sviluppo presente in chi ne è portatore. Questo allele, che si trova in 1:160 maschi con ritardo dello sviluppo, può costituire una base genetica sinora non nota del ritardo di sviluppo tramite una sregolazione di FMR1.

Peroxisomes Get Loud: A Redox Antidote to Hearing Loss. Cell 2015;163:790. Commento di un lavoro sullo stesso fascicolo (Hypervulnerability to Sound Exposure through Impaired Adaptive Proliferation of Peroxisomes. Pg. 894) in cui è stata studiata una proteina identificata grazie a studi in famiglie pachistane con ipoacusia neurosensoriale che regola la dinamica dei perossisomi e la difesa antiossidante provocata dall’esposizione ai rumori nelle cellule ciliate e nei neuroni uditivi dell’orecchio interno. I perossisomi, organelli cellulari contenenti enzimi ossidativi, saranno quindi in primo piano nella ricerca relativa alla sordità. La patologia uditiva è dovuta a mutazione d PJVK, che codifica la proteina chiamata pejvakin, a funzione non nota e presente solo nei vertebrati, che quando mutata causa la sindrome con ipoacusia a trasmissione AR DFNB59 (MIM #610220). Vi è una certa correlazione genotipo-fenotipo con i pz con mutazioni troncanti, rispetto a quelli missenso, che hanno un’assenza delle emissioni otoacustiche, anche se alcuni con missenso hanno lo stesso fenotipo. Varia anche l’entità dell’ipoacusia (media-grave), che può anche essere progressiva facendo pensare all’influenza di fattori esterni. Nel lavoro, ricorrendo a modelli murini, si conclude che l’attività antiossidante dei perossisomi protegge il sistema uditivo dal danno prodotto dal rumore.

Glycosylation inhibition reduces cholesterol accumulation in NPC1 protein-deficient cells. PNAS 2015;112:14876. Le lipoproteine plasmatiche con esteri colesterinici si legano ai recettori delle lipoproteine a bassa densità che li localizza nei lisosomi dove il colesterolo è rilasciato e poi esportato ad uso delle cellule. La proteina carente nella m. Niemann-Pick tipo C (NPC1) è necessaria per l’esportazione del colesterolo e la sua carenza causa un accumulo lisosomiale. In questo lavoro si suggerisce un modello in cui la proteina NPC1 aiuta il trasferimento del colesterolo passando la barriera glicocalice che protegge la membrana limitante dall’azione degli enzimi degradativi.

The indispensable genome. Science;2015;350:1028. Commento di 3 pubblicazioni (due sullo stesso fascicolo di Science e una su Cell) che arrivano alla stessa conclusione con tecniche diverse: circa 2.000 geni sono ritenuti indispensabili per la divisione cellulare e la vita delle cellule umane. Questo apre la via alla comprensione del ruolo dei geni essenziali, come questi dipendono dal contesto genetico e tissutale e come evolvono. E a studi, ricorrendo a alleli condizionali (che si esprimono solo in date condizioni) di questi geni, per esplorarne i fenotipi terminali ed i meccanismi molecolari della letalità associata all’alterazione di varie funzioni essenziali.
Gene essentiality and synthetic lethality in haploid human cells. Pg. 1092.
Identification and characterization of essential genes in the human genome. Pg. 1096.
High-Resolution CRISPR Screens Reveal Fitness Genes and Genotype-Specific Cancer Liabilities. Cell 2015;163:1515.

MODELLI ANIMALI E NUOVE TERAPIE
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Reversal of phenotypes in MECP2 duplication mice using genetic rescue or antisense oligonucleotides. Nature 2015;528:123. La sindrome da duplicazione di MECP2 è un comune riarrangiamento che nei maschi è causa di autismo, disabilità intellettiva, disfunzione motoria, ansietà, epilessia, infezioni respiratorie ricorrenti e morte precoce. Un così ampio effetto clinico da sovraespressione di MeCP2 rende difficile pensare al tradizionale approccio terapeutico che ha come obiettivo uno specifico pathway. L’assenza di un processo neurodegnerativo in questa sindrome fa pensare che riportare a livelli normali MeCP2 nel topo adulto con duplicazione MECP2 potrebbe normalizzarne il fenotipo. Per verificare questa ipotesi è stato preparato un modello murino con sovraespressione condizionale di Mecp2 in cui si dimostra che la normalizzazione di espressione di MeCP2 riduce in modo significativo il fenotipo patologico sia comportamentale, che molecolare ed elettrofisiologico. L’iniezione steroetassica cerebrale di oligonucleotidi antisenso, piccole molecole che ibridizzano selettivamente con mRNA trascritto e silenziano il gene, in topi transgenici con duplicazione MECP2 adulti e sintomatici riducono gli effetti fenotipici. In vitro, nelle cellule linfoblastoidi di pz con duplicazione MECP2 correggono i livelli di MECP2 in modo dose-dipendente. Gli AA concludono che il ricorso ad oligonucleotidi iniettati a livello cerebrale potrebbe costituire un approccio terapeutico non solo per la duplicazione di MECP2 ma anche potenzialmente per altre condizioni con sovraespressione di geni come PMP22 nella Charcot-Marie-Tooth, di RAI1 nella s. Potocki-Lupski (dup17p11.2) e di DYRK1A nella s. Down.

Genetic analysis of the contribution of LTBP-3 to thoracic aneurysm in Marfan syndrome. PNAS 2015;112:14012. La s. Marfan è una relativamente frequente malattia autosomica dominante del tessuto connettivo da mutazione del gene codificante la proteina microfibrillare fibrillina-1 MIM #154700). Come noto predispone all’aneurismo aortico toracico e alla sua rottura ed è associato ad un incremento del segnale TGFβ (fattore di crescita trasformante beta), segnale che è secreto dalle cellule come parte di un complesso biologicamente latente (LLC) composto da LTBP (latent TGFβ binding protein). L’ipotesi patogenetica attuale è che la fibrillina anomala causi un’alterata incorporazione nella matrice di LLC che porta ad un’aumentata attività del segnale TGFβ con conseguente patologia aortica. Nel modello murino di Marfan con la soppressione di Ltbp3 (la parte funzionalmente importante di Ltbp) non si sviluppa né aneurisma aortico né rotture dell’aorta suggerendo un ruolo chiave di LTBP-3 nella patogenesi della patologia aortica e una possibile opzione terapeutica per questa grave e comune malattia.

Jagged 1 Rescues the Duchenne Muscular Dystrophy Phenotype. Cell 2015;163:1204. Sono poco efficaci gli approcci terapeutici attuali per la m. Duchenne (DMD). Sappiamo però, grazie a moltissimi studi sui meccanismi molecolari in questa grave malattia genetica, che vi sono pathway di segnale sregolati a causa dall’assenza di distrofina nel muscolo degli aggetti affetti che potrebbero costituire bersagli terapeutici. Studiando i modelli animali di DMD, si è osservato che vi sono cani (Golden retriever) con DMD di grado molto lieve e altri invece grave. Il linkage, il sequenziamento dell’intero genoma e lo studio del trascrittoma di questi due fenotipi ha consentito di individuare nei cani con DMD lieve un’aumentata espressione di Jagged 1, che è un regolatore del patwhay di segnale Notch (per inciso nell’uomo mutazioni di JAG1 sono causa della s. Alagille 1, mentre mutazioni di NOTCH2 causano la s. Alagille 2). La sovraespressione di Jagged 1 nel modello di zebrafish, carente di distrofina, normalizza il fenotipo. Quindi due differenti modelli animali ci dicono che potrebbe essere un approccio terapeutico favorire l’incremento di espressione del gene nel muscolo di affetti.

Scaling up phenotyping studies. Nature Biotechnology 2015;33:1150. Commento dell’articolo Analysis of mammalian gene function through broad-based phenotypic screens across a consortium of mouse clinics. Nature Genetics 2015;47:969 con cui si è studiato il fenotipo di geni KO nel topo per decifrare il ruolo dei singoli geni in sistemi biologici complessi. Poco sappiamo infatti del ruolo di gran parte dei nostri geni. In passato sono stati condotti studi sull’effetto fenotipico di mutazioni di singoli geni nel topo, ma la registrazione anche di piccole variazioni del fenotipo, richiede una standardizzazione della metodica, che è stata effettuata in questo lavoro nell’ambito dell’European Mouse Disease Clinic Consortium (EUMODIC) in cui è stata standardizzata la raccolta e la preparazione dei dati fenotipici in 4 differenti centri. Dopo la standardizzazione sono stati identificati i fenotipi di 449 alleli mutanti di 320 geni, di metà di questi non si conosceva l’annotazione funzionale. L’83% delle linee mutanti hanno anomalie fenotipiche e il 65% pleiotropia (effetti fenotipici multipli di un gene, ndr). Con annotazione fenotipica differente tra omozigoti ed eterozigoti. Questa analisi contribuisce a conoscere la funzione dei geni analizzati anche rispetto al loro dosaggio genico e consente un utile confronto tra modelli animali e malattie umane.

EPIGENETICA
The epigenome—a family affair. Science 2015;350:634. Già un affare di famiglia. Perché le alterazioni epigenomiche si possono trasmettere come anomalie di modificazione istonica nello sperma. Sino a 10 anni fa si pensava che i meccanismi genetici e, in particolare, le sequenze di DNA sono responsabili della trasmissione di caratteri da una generazione alla successiva, ma ora sappiamo che anche i meccanismi epigenetici contribuiscono alla trasmissione transgenerazionale. Quindi l’esposizione ad eventi non direttamente mutageni da parte di una persona può alterare il suo fenotipo e quello dei suoi figli e nipoti. Nel lavoro sullo stesso fascicolo (Disruption of histone methylation in developing sperm impairs offspring health transgenerationally. Pg. 651) si dimostra che nel topo anche le alterazioni istoniche da sole, senza che vi siano modificazioni del pattern di metilazione del DNA, possono costituire la base biologica per la trasmissione transgenerazionale di difetti di programmazione epigenetica responsabili di caratteristiche fenotipiche nelle generazioni successive anche se non esposte all’evento modificante iniziale. Condivisibile la conclusione del commento: fino a quando non conosceremo i vari aspetti biologici della trasmissione epigenetica dovremo preoccuparci, come facciamo, non solo del danno del nostro genoma, ma anche del danno ad opera di fattori ambientali del nostro epigenoma, che è molto più “malleabile”, riguardo gli effetti che l’uno e l’altro possono avere sulle successive generazioni.

Children are the guardians of our genome. BMJ 2015;351:h6265. I risultati di numerose ricerche nell’uomo e in altri mammiferi fanno ritenere che l’esposizione in epoca prenatale e prima della loro pubertà possono contribuire a produrre variazioni biologiche e lo stato di salute nella loro prole e che questo effetto nell’uomo può addirittura interessare più di tre generazioni. Abbiamo quindi tutti una grossa responsabilità nel promuovere iniziative in gravidanza, come smettere di fumare, astenersi dall’alcool, dieta equilibrata, che fa bene non solo per la gravida ma anche per la salute dei figli e dei figli dei figli. E non solo in gravidanza ma anche nell’infanzia. Allora ecco il significato del titolo e la fine di questa persona view: New findings in epigenetics and transgenerational evidence demand urgency as we realise the consequences of inaction on future generations.

GENOME EDITING
Outlook: Genome Editing. Nature 2015;528:S1. Il termine “ingegneria genetica” risale agli anni ’70, intendendo con questo modificare il DNA e curare le malattie genetiche o creare il superuomo (qualcuno pensa comunque di esserlo senza ricorrere a tale tecnica, ndr). Ma è stata fino a pochi anni fa un’illusione, poi si è trovata una semplice tecnica che consente di modificare a piacimento sequenze del genoma, facilmente, con una modesta esperienza e a basso costo (anche meno di 65 US$) con ordine per posta. Il successo è stato enorme in vari campi.
Genome Editing: Three techologies that changed genetics. S2.
Research. Biology’s big hit. S4.
Perspective. Embryo editing needs scrutiny. S6.
Perspective. Encourage the innovators. S7.
Disease. Closing the door on HIV. S8. Una terapia già in fase molto avanzata “chiude la porta” delle cellule immunitarie al virus HIV.
Medicine. Expanding possibilities. S10. Sono fiorite compagnie di biotecncologia per sviluppare nuove cure basate su questa tecnologia, anche se alcune malattie sono più facilmente trattabili di altre.
Epigenetics. The genome unwrapped. S12.
Q&A. Cocktail maker: Tim Lu. S14.
Agriculture. A new breed of edits. S15.
Genome editing. 4 big questions. S17. Quanto possiamo ridurre l’editing genomico in sede non voluta? Per quali malattie? Si possono prevedere gli effetti fenotipici dell’editing genomico? Dobbiamo applicarlo anche nelle linee germinali?  
Vedi anche:
Recasting Asilomar’s lessons for human germline editing. Nature Biotechnology 2015;33:1132.
UK funding agencies weigh in on human germline editing. Nature Biotechnology 2015:33:1118. La possibilità di ricorrere al genome editing negli embrioni è diversa da paese a paese, in USA la ricerca in questo campo non può essere finanziata con fondi pubblici ma non è del tutto bandita, in UK ci sono richieste in tal senso e vari organismi di ricerca e associazioni mediche stanno valutandone l’opportunità, in altre nazioni è bandita, tra cui alcune europee.
The landscape for human genome editing. Nature 2015;526:310. They are meeting in China; they are meeting in the United Kingdom; and they met in the United States last week. Around the world, scientists are gathering to discuss the promise and perils of editing the genome of a human embryo. Should it be allowed — and if so, under what circumstances? Bellissima mappa mondiale dei paesi in cui l’editing genomico degli embrioni umani è bandito (per legge o per line guida), è limitato ad alcune condizioni, non ben precisato se sì o no, e dove non si sa.

Precision Medicine. Nature 2015;526:335. Nature Insight della Medicina di precisione che è (bellissima definizione, ndr) “.. a natural extension that integrates research disciplines and clinical practice to build a knowledge base that can better guide individualized patient care”. Vengono presentate in questa raccolta review che ne presentano l’implementazione in vari campi.
Building the foundation for genomics in precision medicine Pg 336 in cui si prospetta la necessità di una nuova organizzazione sanitaria che metta insieme ricercatori, laboratori clinici, clinici e pazienti chiamato “precision-medicine ecosystem”. Pharmacogenomics in the clinic, Pg. 343, nuovi sviluppi in farmacogenetica e Gene therapy returns to centre stage. Pg 351 (autore italiano) nuovi sviluppi nella terapia genica e infine Patient-centric trials for therapeutic development in precision oncology. Pg. 361 con la necessità di ridisegnare le sperimentazioni cliniche “to match the right trial to the right patient”.

CARATTERI-MALATTIE COMPLESSE/STUDI ASSOCIAZIONE
La Genetica in Sardegna:
Small island, big genetic discoveries. Nature Genetics Pg. 1224 (News & Views) e A new genomic island. Nature Genetics 2015;47:1221 (editoriale) Commenti (il primo è un complimento che sicuramente inorgoglisce gli AA, tutti italiani, ndr) quello di 3 lavori che hanno identificato nuovi geni e nuove varianti di sequenza implicate nel metabolismo dei lipidi ematici, marcatori infiammatori livelli emoglobinici e nelle variazioni staturali in Sardegna. Il commento sottolinea l’utilità, peraltro ben nota, del sequenziamento dell’intero genoma in isolati genetici per analizzare fenotipi complessi.
Genome-wide association analyses based on whole-genome sequencing in Sardinia provide insights into regulation of hemoglobin levels. Pg. 1264.
Genome sequencing elucidates Sardinian genetic architecture and augments association analyses for lipid and blood inflammatory markers. Pg. 1272
Height-reducing variants and selection for short stature in Sardinia. Pg 1352.

Partitioning heritability by functional annotation using genome-wide association summary statistics. Nature Genetics 2015;47:1228. Nuovo metodo statistico per l’interpretazione dei risultati con GWAS (genome-wide association study).

An atlas of genetic correlations across human diseases and traits. Nature Genetics 2015;47:1236. L’applicazione di GWAS non consente di individuare correlazioni genetiche comuni di caratteri o malattie differenti. In questo studio applicando una nuova metodologia (cross-trait LD Score regression) è stata trovata una correlazione genetica tra anoressia nervosa e schizofrenia, tra l’anoressia e l’obesità e tra successo formativo e molte malattie.

Trans-ancestry genome-wide association study identifies 12 genetic loci influencing blood pressure and implicates a role for DNA methylation. Nature Genetics 2015;47:1282. Analisi GWAS dei fenotipi della pressione arteriosa di 320.251 persone di diversa discendenza (asiatica, sud asiatica ed europea). Identificate 12 nuovi loci associati alla pressione a., molti già noti da studi GWAS come associati ad altri fenotipi cardiovascolari e metabolici. Come IGFBP3, KCNK3, PDE3A e PRDM6 che hanno un ruolo nella biologia cellulare della muscolatura liscia vascolare e nella funzione renale (ARHGAP24, OSR1, SLC22A7 e TBX2). Si è osservato anche che gli SNP che influenzano la pressione sanguigna sono associati alla metilazione a livello di siti CpG e che la metilazione del DNA è associata ai valori di pressione sanguigna. 

Population genetic differentiation of height and body mass index across Europe. Nature Genetics 2015;47:1357. Dall’analisi con GWAS di 9.416 persone di 14 paesi europei si osserva che molti loci indipendenti contribuiscono alle differenze di altezza e di BMI. Le differenze relative all’altezza tra le popolazioni riflettono le previste medie di ogni popolazione, mentre le differenze ambientali nei vari paesi europei mascherano la differenziazione genetica del BMI. 

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