mercoledì 30 dicembre 2015

Articoli di Genetica Clinica/Umana Ottobre 2015. R. Tenconi



Scelta di articoli di Genetica Clinica/Umana pubblicati in Ottobre 2015 nelle seguenti riviste: British Medical Journal, Lancet, Lancet Neurology, Nature, Nature Biotechnology, Nature Genetics, Nature Medicine, Nature Neuroscience, Nature Reviews Genetics, Nature Reviews Neuroscience, NEJM, PNAS, Science & Cell.

ARTICOLI DA NON PERDERE
Alcune utili letture sul NGS in clinica (soprattutto il primo):
The clinical application of genome-wide sequencing for monogenic diseases in Canada: Position Statement of the Canadian College of Medical Geneticists. Journal Medical Genetics 2015;52:
431. Position statement di genetisti clinici e di laboratorio, genetic counselor, ricercatori e giuristi
sull’uso del sequenziamento genomico per la diagnosi clinica. Il documento è stato fatto circolare e commentato tra i membri del Canadian College of Medical Geneticists (CCMG), organizzazione che ha il compito della  certificazione per i genetisti clinici e di laboratorio e di fornire standard professionali ed etici per i servizi canadesi di Genetica Clinica. Le raccomandazioni: 1. il sequenziamento del genoma clinico è un appropriato approccio diagnostico per pz con sospetta malattia monogenica geneticamente eterogenea o quando i test applicati non hanno individuato la causa. 2. Fino a quando non saranno chiariti i benefici di riportare gli “incidental findings” (IF) non si ritiene opportuno favorire l’approfondimento clinico per geni malattia che non sono correlati all’indicazione iniziale (primaria) dell’esame. Interessanti le considerazioni su cosa dire per IF nei bambini per malattie per le quali non ci sono procedure preventive/terapeutiche nell’età infantile o a comparsa in età adulta. 3. I clinici devono fornire la consulenza genetica ed ottenere il consenso informato prima del test. La consulenza deve includere (non solo i vantaggi, ndr) le limitazioni del test, la probabilità e le implicazioni della diagnosi e i possibili IF, informando anche della possibile necessità di ulteriori analisi per facilitare l’interpretazione clinica, compreso il ricorso a studi nell’ambito della ricerca (giustissimo, va detto subito prima del test, ndr).  Queste istruzioni fatte per il Canada, concludono gli AA, potrebbero anche essere utili da tenere presente in altre nazioni.

Next-generation sequencing-based genome diagnostics across clinical genetics centers: implementation
choices and their effects. EJMG 2015;23:1042. L’introduzione in clinica del NGS comporta molti più problemi nella diagnostica routinaria rispetto a quelli avuti con il microarray genomico. In questo lavoro si è voluto verificare e confrontare i risultati dell’applicazione di NGS nella pratica clinica ottenuti in 8 diversi centri olandesi di Genetica Clinica facendo eseguire a tutti l’analisi mediante NGS di un campione di DNA di 9 pz in cui era stata diagnosticata prima una cardiomiopatia ereditaria ricorrendo a tecniche genetiche tradizionali. Non per sviluppare una procedura diagnostica standard su base nazionale o di confronto di performance tra centri o tra piattaforme usate, ma per studiare la variabilità di approccio diagnostico adottato dai vari centri e stabilire una base di partenza per futuri miglioramenti delle prestazioni.
I risultati: diagnosi concordante per tutti casi ad eccezione di un caso in cui un centro non ha trovato varianti causative, mentre un altro ha fornito una diagnosi alternativa (m. Fabry) avendo trovato una variante considerata causativa. Oltre ai vari risultati di sequenza viene sottolineato che sono state osservate considerevoli differenze di interpretazione  di risultati simili, come ad es. appunto la variante del gene della s. Fabry considerata da altri come VUS. Le procedure per il consenso informato, in base agli aspetti etici e legali, sono state adeguate per lo studio di un limitato numero di geni, mentre non è risultato adeguato per l’esoma o l’analisi dell’intero genoma. Vengono proposte modifiche per migliorare e uniformare le procedure, anche tenendo conto dell’ambiguità talora riscontrata tra esame clinico e ricerca e suggerendo un counseling specifico per le analisi più complesse come WES e WGS.
 (Ndr. Una frase della conclusione mi è particolarmente piaciuta: Obtaining a high-quality diagnosis can thus no longer be the sole responsibility of clinical geneticists, but requires intensive interaction between laboratory specialists, clinical geneticists, other medical specialists and bioinformaticians/data analists).

The human gene damage index as a gene-level approach to prioritizing exome variants. PNAS 2015;112:13615. Come filtrare le circa 20.000 varianti prodotte dall’analisi dell’esoma, di cui il 58% delle varianti rare sono localizzate in solo il 2% dei geni. Gli AA sono partiti dalla semplice considerazione che i geni frequentemente mutati nella popolazione generale raramente possono essere causa della malattia rara ereditata che ha motivato l’analisi e costituiscono un buon contributo al pool delle varianti segnalate dall’esame del pz, mentre le mutazioni di geni raramente o mai mutati nella popolazione sana sono probabilmente quelle più facilmente associate alla malattia. Per filtrare il maggior numero di falsi positivi è stato messo a punto un programma a cui accedere gratuitamente chiamato Gene damage index (GDI) che misura il carico di mutazioni non sinonime in ogni gene codificante una proteina nella popolazione generale (http://lab.rockefeller.edu/casanova/GDI). GD1 risulta un sistema efficiente per escludere nel filtraggio le varianti false positive di geni che nella popolazione sono frequentemente interessati da mutazioni dannose.

Experiences with Obtaining Informed Consent for Genomic Sequencing. AJMG 2015;167:2635. Studio basato su interviste a Genetic counselor americani su cosa focalizzare nella raccolta del consenso informato per eseguire il sequenziamento genomico a scopi clinici. L’esperienza dice che piuttosto che soffermarsi sui vari punti classici del consenso e sugli aspetti tecnici è meglio focalizzare bene i punti che possono essere malinterpretati dai consultandi aiutandoli a valutare realisticamente le loro attese sui tipi e sulle implicazione dei possibili risultati, inclusi i risultati secondari.

Incidental Findings with Genomic Testing: Implications for Genetic Counseling Practice. Curr Genet Med Rep 2015;3:166. Vengono considerati i vari aspetti ancora controversi che riguardano l’identificazione e la comunicazione dei risultati ‘‘incidental’’ o ‘‘secondary’’ applicando in clinica il sequenziamento genomico e le implicazioni nella consulenza genetica in base ai vari modelli di consenso e al loro impatto sulle decisioni prese dai consultandi. Viene sottolineato che c’è la necessità del “clinico di prossima generazione” , pronto per usare al meglio la complessità dei risultati del sequenziamento genomico che sarà parte integrante dell’assistenza sanitaria e di una preparazione adeguata di tutta la popolazione anche perché è prevedibile che il ricorso a tali tecniche non riguarderà solo il momento del raccogliere il consenso per l’esecuzione dell’esame ma l’intera vita delle persone. 

MALATTIE NEUROLOGICHE/NEUROMUSCOLARI/NEURODEGENERATIVE/ PSICHIATRICHE
Dementia—not all about Alzheimer’s. Lancet 2015;386:1600. Editoriale di commento a 3 articoli sullo stesso fascicolo dedicato alle varie malattie con demenza, clinica, genetica e terapia. Frontotemporal dementia. Pg. 1672, termine clinico “ombrello” che comprende alcune malattie neurodegenerative con progressivo deficit comportamentale, di funzioni esecutive e di linguaggio. E una forma comune di demenza soprattutto nelle persone sotto i 65 anni. Lewy body dementias. Pg. 1683, nuovo termine che comprende la Demenza con corpi Lewy e il Parkinson con demenza, per frequenza la seconda patologia di demenza degenerativa in soggetti oltre i 65 anni. Ambedue queste patologie condividono infatti la stessa fisiopatologia e si prevede che il successo terapeutico dipenderà non tanto dall’intervento sui sintomi quanto sui meccanismi patogenetici prima che compaiano i segni clinici della malattia. Il terzo gruppo è costituito dalla Vascular dementia. Pg. 1698, che è la più comune causa di demenza dopo l’Alzheimer (15% dei casi), ma per la quale, a differenza dell’Alzheimer,  non è disponibile alcuna terapia. Una delle patologie di questo gruppo è costituita dalla Demenza vascolare ereditaria arteriopatica autosomica dominante (CADASIL)(MIM #125310) con infarti sottocorticali e leucencefalopatia da mutazione frameshift del gene Notch.

Dementia prevention: call to action. Lancet 2015;386:1625. Correspondence. C’è stata nel Marzo 2015 la WHO Ministerial Conference on Global Action Against Dementia per intensificare la ricerca delle cause e delle cure delle malattie con demenza. Dato che ormai si ritiene irraggiungibile l’obiettivo che era stato fissato di trovare una cura per il 2025, ora si punta all’obiettivo più raggiungibile di ridurre almeno il rischio di demenza (ad es. stimolando l’uso del computer per gli anziani- PLoS One 2012; 7: e44239- e correggendo deficit uditivi) con la riduzione di nuovi casi e cercando di posticipare la comparsa dei primi segni clinici. C’è necessità, dice la lettera, di ampi studi multicentrici internazionali e ben controllati sugli interventi sullo stile di vita, che è diverso da nazione a nazione, per verificarne l’effetto, come ad es. Healthy Ageing Through Internet Counselling in the Elderly (HATICE). Questa nota vuol essere uno stimolo per WHO e per World Dementia Council di favorire anche economicamente tali studi internazionali.

ALZHEIMER
Reduced grid-cell–like representations in adults at genetic risk for Alzheimer’s disease. Science 2015;350:430. Nelle malattie neurodegenerative l’identificazione di biomarcatori che precedono l’inizio della sintomatologia potrebbe consentire di applicare una terapia prima che si producano danni cerebrali irreversibili. In questo lavoro sono state studiate con fMRI in soggetti normali e in soggetti a rischio genetico di Alzheimer (portatori di APOE-e4) le basi neurologiche nella corteccia entorinale (parte dell’ippocampo, una delle prima parti dell’encefalo ad essere interessata nell’Alzheimer) coinvolta nella cognizione spaziale.
Nei soggetti a rischio sono presenti importanti disfunzioni entorinali correlate a deficit di memoria spaziale molto tempo prima del potenziale inizio di malattia. Queste anomalie, osservate alla fMRI, possono costituire un marcatore prognostico, aiutare nello stabilire il periodo dell’inizio della terapia e costituire un bersaglio terapeutico.

PARKINSON
A diagnostic algorithm for Parkinson’s disease: what next? Lancet Neurology 2015;14:971. Editoriale di un lavoro sullo stesso fascicolo (Diagnosis of Parkinson’s disease on the basis of clinical and
genetic classification: a population-based modelling study. Pg. 1002) sullo sviluppo e sull’uso di un algoritmo che potrebbe distinguere i partecipanti con Parkinson dai controlli sani senza basarsi sulla patologia motoria. Gli AA sperano che tale algoritmo, applicato alla popolazione generale, consenta di individuare coloro che hanno probabilmente i prodromi della malattia. Il principale segno prodromico individuate in questo studio è la riduzione dell’olfatto. E’ noto che il coinvolgimento del tronco encefalico e del sistema periferico nelle fasi precoci comporta oltre alla riduzione dell’olfatto anche costipazione, disturbi del sonno (REM e sonnolenza diurna), alterazioni visive, disfunzione autonomica e dolori. Ma questi sono frequentemente presenti nella popolazione generale, e quindi una previsione potrebbe basarsi non sul singolo sintomo ma su una combinazione di essi. E’ quello che viene considerato nell’algoritmo integrando i dati con il rischio sulla base di varianti genetiche (30 varianti in base a studi di associazione genome-wide). Applicando il modello su pz e controlli si è ottenuta una sensibilità dell’83% e una specificità del 90%. La specificità sembra alta ma in realtà in una popolazione di ultra sessantenni con una prevalenza di malattia del 2% il valore predittivo positivo è solo del 15% (85 persone su 100 con test positivo non hanno il Parkinson). Il deficit olfattivo ha un forte impatto sulla corretta discriminazione tra le due popolazioni (affetto non affetto), mentre il contributo del rischio genetico è modesto. Altri studi dovranno confermare questi risultati, importanti per individuare coloro che hanno la malattia in fase prodromica e quindi facilitare l’identificazione di biomarcatori e la terapia.

Multitarget disease-modifying therapy in Parkinson’s disease? Lancet Neurology 2015;14:975. Editoriale dell’articolo (Insights from late-onset familial parkinsonism on the pathogenesis of idiopathic Parkinson’s disease. Pg. 1054) sulla conoscenze dei meccanismi molecolari alla base del Parkinson che si possono ottenere studiando le forme familiari ad insorgenza tardiva (geni SNCA e LRRK2 della trasmissione sinaptica, geni VPS35 e DNAJC13 del riciclo e maturazione endosomiale, gene CHCHD2 del metabolismo mitocondriale). L’editoriale sottolinea i risultati clinici e preclinici nella comprensione della malattia. Il primo gruppo di studi riguarda la ricerca di terapie a vari livelli molecolari che si sono però rivelate inefficaci, ma questi hanno portato importanti informazioni sui pathway coinvolti nella patogenesi del Parkinson sporadico e familiare. Un secondo gruppo ha riguardato la clinica con l’individuazione di prodromi non motori della malattia (vedi articoli precedenti). Il terzo ha focalizzato la fisiologia dei gangli basali con l’individuazione di due pathway genetici interconnessi. Su questo si è basato lo studio commentato (Personal View) i cui risultati suggeriscono che le forme familiari di Parkinson ad insorgenza tardiva hanno meccanismi molecolari simili al Parkinson idiopatico e che in aggiunta ai trattamenti sintomatici non vada trascurata la neuroprotezione, applicata senza successo in varie sperimentazioni probabilmente per aver avuto come target solo uno dei più pathway coinvolti nella malattia.

AUTISMO
Low load for disruptive mutations in autism genes and their biased transmission. PNAS 2015 October:E5600. In questi ultimi anni l’autismo è stato oggetto di numerosissimi studi che hanno confermato la teoria genetica “ unificata”, proposta nel 2007, che sostiene che buona parte dei casi di autismo sono dovuti a nuove mutazioni talora come mutazioni germinali o trasmesse da un genitore, soprattutto di femmina, portatrice di una variante recente senza significativo impatto clinico. Questa teoria si basa sul fatto che l’autismo nelle femmine è meno frequente, che nelle forme familiari si trasmette nei bambini maschi in modo apparentemente dominante e che nelle forme non familiari vi è una maggiore incidenza delle varianti del numero di copie de novo nei bambini con autismo rispetto ai fratelli. Nei bambini con autismo le mutazioni de novo dei geni dell’autismo hanno minor impatto rispetto alle mutazioni distruttive che si trovano tipicamente nei geni umani, fatto che suggerisce che queste mutazioni siano sotto selezione negativa e che i geni dell’autismo sono particolarmente vulnerabili alle mutazioni. Vi è quindi una trasmissione alterata delle varianti distruttive di questi geni, che sono più frequentemente trasmesse nei figli affetti e più spesso dalle madre rispetto ai padri. I risultati di questo lavoro portano a concludere che esista una correlazione tra gravità di effetto della mutazione sulla funzione del gene e fenotipo e, in base a questo, viene presentata una lista di geni ritenuti causa di autismo (elencati 239, vedi Dataset S2), ordinati per probabilità di esserne la causa.

Leo Kanner, Hans Asperger, and the discovery of autism. Lancet 2015;346:1329. Recensione del libro NeuroTribes: The Legacy of Autism and How to Think Smarter about People who Think Differently.
Steve Silberman. Allan and Unwin, 2015.Pp 544. £16·99. Nel 1943 Leo Kanner, Neuropsichiatra infantile, dell’Università medica di Baltimora ha descritto per la prima volta in un articolo 11 bambini disinteressati ai contatti sociali e ai cambiamenti ed interessati solo ossessivamente a oggetti e a ripetere le stesse cose. Diede il nome a questa condizione di autismo infantile. Nel libro recensito ne viene descritta la storia. Solo 1 anno più tardi il pediatra Hans Asperger dell’Università di Vienna descrisse, in tedesco, un gruppo di bambini con lo stesso atteggiamento dei bambini descritti da Kanner, ma per i successivi 40 anni l’articolo di quest’ultimo è stato ampiamente citato nella letteratura anglosassone mentre quello di Aspenger per molti anni non è stato citato (non mi suona nuovo, ndr). Ma c’è un particolare, scoperto da Silberman, che fa pensare che Kanner nel 1938 fosse a conoscenza del gruppo di bambini che venivano studiati a Vienna con un disturbo comportamentale simile a quella del suo gruppo di bambini di Baltimora e che abbia voluto segnalarli come una sua scoperta. Silberman non è l’unico ad avere sospettato che in realtà il primo a diagnosticare quello che poi sarebbe stato chiamato autismo fu Aspenger, ma a differenza di altri Silberman porta un buon argomento in questo senso (lascio a voi la curiosità di scoprire come, sorprendente in quegli anni, ndr).

GENETICA UMANA/CLINICA
Germline duplication of ATG2B and GSKIP predisposes to familial myeloid malignancies. Nature Genetics 2015;47:1131. Buona parte delle malattie mieloidi maligne sono sporadiche. Le poche forme familiari sono rare ma estremamente informative perché possono farci capire le mutazioni iniziali delle leucemie sporadiche. Le mutazioni germinali note riguardano il gene RUNX1, causa di una forma familiare di malattia piastrinica che predispone alla AML o FDP/AML, i geni CEBPA2, GATA2 e ANKRD26 al 5’UTR (vedi anche Articoli Febbraio 2015 (Germline ETV6 mutations in familial thrombocytopenia and hematologic malignancy. Nature Genetics 2015;47:1809). La loro trasmissione è usualmente AD con penetranza incompleta, la comparsa in età adulta e la presenza di anomalie genetiche acquisite simili a quelle trovate nei casi sporadici. L’acquisizione in pz con la forma sporadica di parecchie anomalie (hit) genetiche fa pensare che in alcuni sia presente una mutazione germinale predisponente allo sviluppo della patologia ematologica. In questo articolo viene descritta una variazione del numero di copie (CNV) che predispone a varie malattie mieolidi, in particolare una trombocitemia essenziale che può progredire verso la mielofibrosi o la leucemia. Sono state identificate due famiglie con una neoplasia familiare mieloproliferativa (MPN) atipica rispetto alle MPN familiari con leucemia mielomonocitica cronica e leucemia mieloide acuta (AML) trasmessa in modo AD. In 22/33 affetti inizialmente era presente trombocitopenia essenziale e metà di questi poi hanno avuto mielofibrosi o AML. Con analisi linkage, SNP array e RT-PCR è stata identificata una duplicazione in tandem interstiziale di 700 kb del cromosoma 14 in tutti gli affetti, duplicazione che contiene i geni TCL1A, GSKIP, ATG2B, BDKRB1, BDKRB2 e il primo esone di AK7. Mediante RT-PCR identificate altre due famiglie nella stessa area geografica, con la stessa clinica e con la stessa duplicazione. Ricorrendo all’uso di cellule staminali si è dimostrato che la sovraespressione di ATG2B e GSKIP stimola la differenziazione dei progenitori ematopoietici aumentandone la sensibilità alla trombopoietina. Questi due geni cooperano con mutazioni acquisite di JAK2, MPL e CALR nello sviluppo della malattia mieloproliferativa. Questi risultati sono utili per aumentare le nostre conoscenze sui fattori genetici che promuovono l’espansione di cellule mutate e sono poi causa di malattie mieloproliferative.

Dysregulation and restoration of translational homeostasis in fragile X syndrome. Nature Reviews Neuroscience 2015;16:595. La sindrome Fragile X, una delle più frequenti malattie monogeniche che causano disabilità intellettiva e autismo, è dovuta alla mancanza della proteina legante l’RNA (FMRP), codificata da FMR1, che ha la funzione di reprimere la traduzione. Nel modello murino della sindrome il ricorso a diversi farmaci o a riduzione genetica che hanno come bersaglio recettori, proteine dello scaffolding (impalcatura), chinasi e proteine di controllo della traduzione (ne sono elencate 13 in Tab. 1 ) può normalizzare la morfologia neuronale, la funzione sinaptica e annullare il fenotipo comportamentale tramite la riduzione a valori normali dei livelli di traduzione neuronale. In questa Review sono presentate tali strategie che potrebbero portare all’individuazione di mRNA critici per la fisiopatologia della sindrome.

MODELLI ANIMALI E NUOVE TERAPIE
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A new therapeutic effect of simvastatin revealed by functional improvement in muscular dystrophy. PNAS 2015;112:12864. La Distrofia muscolare Duchenne (DMD) è una malattia muscolare degenerativa letale per la quale non c’è un’efficace terapia. A livello muscolare la malattia causa un’infiammazione cronica, stress ossidativo e fibrosi. Le statine utilizzate da tempo come farmaci che riducono i rischi cardiovascolari legati all’eccesso di colesterolo hanno anche un effetto benefico sull’infiammazione, stress ossidativo e fibrosi. Da qui l’idea di verificarne l’efficacia in un modello murino di  DMD (mdx). In questi topi trattati con simvastatina si è osservato un netto miglioramento della forza muscolare e della resistenza alla fatica e, nel muscolo di animali di una certa età con degenerazione muscolare, una normalizzazione dei livelli di creatinchinasi (che è una noto segnale di danno muscolare) e una significativa riduzione dell’infiammazione e della fibrosi. Questi miglioramenti sono stati accompagnati da un’attivazione dei meccanismi di autofagia, che sono un recente bersaglio terapeutico per la DMD, e un minor stresso ossidativo. Quindi la simvastatina è un nuovo e promettente approccio terapeutico non solo per la DMD ma anche per altre simili malattie muscolari. E’ importante sottolineare che la simvastatina è un farmaco approvato dalla FDA anche in età pediatrica.

Lack of Neuronal IFN-β-IFNAR Causes Lewy Bodyand Parkinson’s Disease-like Dementia. Cell 2015;163:324. Si dimostra che topi con mancanza di citochina immunoregolatoria interferone-β (IFN-β)(topi Lfnb-/-) hanno una neurodegenerazione spontanea che assomiglia alla demenza con corpi Lewy e Parkinson dell’uomo e che è dovuta a difetti dell’autofagia neuronale. Questo indica che IFN-β ha un ruolo di regolatore della degradazione proteina mediata dall’autofagia.

CMT2D neuropathy is linked to the neomorphic binding activity of glycyl-tRNA synthetase. Nature 2015;526:710. Contrariamente alle aspettative nelle malattie neurodegenerative mutazioni di geni espressi in vari tessuti causano una perdita neuronale selettiva. Le m. Charcot-Marie-Tooth (CMT), le più comuni neuropatie ereditarie del SN periferico, sono caratterizzate clinicamente da progressiva debolezza ed atrofia delle mani e dei piedi e per le quali non c’è alcuna terapia. La forma CMT tipo 2D è dovuta a mutazioni dominanti di GARS che codifica la glicil-t-RNA sintetasi (GlyRS) ubiquitaria, necessaria per la sintesi proteica in tutte le cellule e la cui carenza determina una degenerazione selettiva degli assoni periferici con conseguente deficit della funzione motoria distale. Non è noto come questo conduca ad una vulnerabilità dei motoneuroni. In questo lavoro in vitro e in vivo si dimostra che molte mutazioni di MT2D causano un’apertura conformazionale anomala dell’enzima che antagonizza l’interazione VEGF (vascular endothelial
growth factor)-Nrp1 (neuropilin 1). Nel modello di topo di CMT2D con deficit genetico di Nrp1 si osserva un peggioramento della sintomatologia neurologica, mentre con l’aumento di espressione di VEGF si produce un miglioramento della funzione motoria. L’azione antagonizzante delle mutazioni responsabili di CMTD2 dell’interazione VEGF-NRP1 indica che questo sistema di segnale sia un possibile bersaglio per una terapia per la malattia.

Downsizing neurons. Nature Reviews Neuroscience 2015 October;16. Commento di un articolo (Neuronal atrophy early in degenerative ataxia is a compensatory mechanism to regulate membrane excitability. J Neuroscience 2015;35:11292) in cui si dimostra che l’atrofia dei neuroni Purkinje che si osserva nel modello murino dell’Atassia spinocerebellare (SCA1) è una risposta compensatoria all’alterata depolarizzazione di membrana.

Consequences of zygote injection and germline transfer of mutant human mitochondrial DNA in mice. PNAS 2015;112:E5689. La neuropatia ottica ereditaria Leber (KHON) è una patologia della retina e del nervo ottico da mutazione di geni del DNA mitocondriale. Le principali difficoltà nell’individuare una terapia sono dovute al fatto che non ci sono adeguati modelli animali. In questo lavoro è stato introdotta con un vettore virale (AAV) una mutazione umana del gene della subunità 4 del NADH ubiquinone oxidoreductase nei mitocondri di un embrione di topo. L’incrocio di femmina transgenica con maschio non transgenico ha prodotto in diverse generazioni più di 200 topi transgenici che hanno le caratteristiche fenotipiche della LHON e un aumentato stress ossidativo e una riduzione della respirazione cellulare nel nervo ottico. Il fenotipo è stato parzialmente corretto con l’iniezione nell’occhio del mtDNA normale. Viene suggerito che il metodo applicato potrebbe essere adattato per produrre modelli animali per altre malattie e come promettente terapia genica per queste malattie.
TERAPIA GENICA
Adeno-associated virus finds its disease. Nature Genetics 2015;47:1104. News & Views di un articolo sullo stesso fascicolo (Recurrent AAV2-related insertional mutagenesis in human hepatocellular carcinomas. Pg. 1107) che riporta un dato preoccupante per la terapia genica che usa come vettori virus adeno-associati (AAV)(parvovirus a singola elica di DNA che non sono in grado di determinare un’infezione produttiva, wiki). Il carcinoma epatocellulare umano (HCC) si produce in genere nel contesto di una cirrosi epatica e di un’infiammazione cronica frequentemente associata ad un’infezione del virus B dell’epatite. E’ noto che in tale tumore vi è la sovraespressione di molti proto-oncogeni, ritenuta causa dello sviluppo del tumore e che alcuni di questi geni (soprattuttoTERT, ma anche CCNE1e KMT2B) sono associati ad inserzioni di HBV. In questo lavoro il sequenziamento di campioni di HCC umano dimostra che l’integrazione di AAV, sierotipo 2, è causa del tumore in un modo quindi molto simile all’integrazione del HBV, ma a differenza del HCC associato al HBV il tumore con inserzioni di AAV non è associato a cirrosi, e questo fa pensare che l’infiammazione indotta dal AAV non sia il principale meccanismo oncogenetico.
Questo è un risultato del tutto inatteso perché AAV è sempre stato considerato non patogeno, addirittura con proprietà anti-oncogeniche. Quindi AAV2 è un virus a DNA associato a mutagenesi inserzionale oncogenica nel carcinoma epatocellulare umano. E allora c’è rischio di tumore epatico per la terapia genica con l’uso di AVV? Va sottolineato che i vettori AAV usati nella terapia genica sono diversi come struttura delle inserzioni di AAV selvatico. Ma comunque sarebbe opportuno, suggerisce la nota, migliorare la sicurezza dei vettori AVV e tenere presente, quando si vuole applicare la terapia genica, che ci sono fattori di rischio di tumore: l’integrazione AAV avviene più frequentemente nelle cellule che si dividono (quindi quando c’è un’attiva proliferazione epatocitica e allora specialmente nei bambini), la presenza di infiammazione epatica o cirrosi, l’obesità che comporta una cronica infiammazione epatica. La raccomandazione ovvia è di un attento follow-up dei pz trattati con vettori AAV e la stimolazione di ulteriori ricerche sulla loro potenziale oncogenicità.

Successful arrest of photoreceptor and vision loss expands the therapeutic window of retinal gene therapy to later stages of disease. PNAS 2015;112:E544. Le malattie retiniche degenerative ereditarie causano una perdita dei fotorecettori portando alla cecità. Buona parte delle terapie geniche che si stanno testando sembrano efficaci ma se applicate in epoca precedente il processo degenerativo o, se applicate nel periodo intermedio della neurogenerazione, sono comunque in grado di rallentarne lo sviluppo. Effetti questi che, sia nell’uomo (come nella Amaurosi congenita Leber II da mutazione del gene RPE65, MIM #204100) che nei modelli animali, non si osservano se la terapia è applicata tardivamente rispetto alla neurodegenerazione. In questo lavoro ricorrendo al modello canino (migliore per questa malattia del murino) della grave e comune forma di Retinite pigmentosa 3 XL da mutazione di RPGR (MIM #300029) si dimostra che allo stadio intermedio della malattia la terapia genica con vettore AVV blocca la morte dei fotorecettori, migliora la struttura delle cellule retiniche e previene la perdita di visione per più di 2 anni. E’ particolarmente interessante la dimostrazione che la finestra temporale per una cura efficace di questa malattia sia più ampia di quanto pensato.

CARATTERI-MALATTIE COMPLESSE/STUDI ASSOCIAZIONE
Class II HLA interactions modulate genetic risk for multiple sclerosis. Nature Genetics 2015;47:1107. Gli studi di associazione hanno consentito di identificare l’influenza di variazioni dei geni HLA sul rischio di sclerosi multipla. Ma non è noto se gli effetti dei classici alleli HLA siano influenzati da interazioni con altri loci nella regione HLA o in altre sedi. Applicato GWAS su 17.465 casi e 30.385 controlli di 11 coorti di persone di discendenza europea. Sono stati trovati alleli a rischio di classe II, nuovi e confermati, e alleli protettivi di classe I, con evidenza di due possibili interazioni che riguardano alleli di classe II. Non sono state osservate interazioni tra alleli HLA e varianti a rischio non HLA. Si documenta un modesto contributo delle interazioni sulla variazione di rischio genetico, fatto che suggerisce che nella sclerosi multipla l’epistasi (fenomeno per cui un gene influenza l’espressione fenotipica di un altro gene) interessante i classici alleli HLA non contribuisce in modo significativo alla “missing heritability”.

Genetic variance estimation with imputed variants finds negligible missing heritability for human height and body mass index. Nature Genetics 2015;47:1114. Viene proposto un metodo (GREML-LDMS) per stimare l’ereditabilità di caratteri complessi in persone non correlate ricorrendo al GWAS in 44.126 soggetti. Applicata all’altezza e al BMI viene stimato che le varianti individuate in 44.126 persone non correlate spiegano il 56% (SE 2.3%) della varianza per l’altezza e il 27% (SE 2.5%) di BMI. La stima dell’ereditabilità è del 60-70% per l’altezza e il 30-40% per BMI. In conclusione per ambedue questi caratteri la “missing heritability” è ritenuta molto bassa. La conclusione: per la scoperta dei geni associati a caratteri complessi è più economico ricorrere alla tecnica SNP array con successiva elaborazione dei dati rispetto al sequenziamento dell’intero genoma.

A comprehensive 1000 Genomes–based genome-wide association meta-analysis of coronary artery disease. Nature Genetics 2015;47:1121. La malattia delle arterie coronariche (CAD) è in tutto il mondo la principale causa di morte e di morbilità e rappresenta un modello di comune malattia complessa con componente sia genetica che ambientale. Tramite GWAS sono stati sinora individuati 48 loci associati. In questo lavoro mediante una meta-analisi di ca. 185.000 casi di CAD e controlli e la valutazione di 6.7 milioni di varianti comuni e 2.7 di bassa frequenza è stato possibile confermare le più note varianti associate a CAD (particolarmente significativo il locus ABO associato con l’infarto miocardico e il locus HDAC9, regolatore dell’espressione genica, è in preferenza associato con malattia coronarica stabile). Ed individuare 8 nuovi loci che contengono geni candidati causativi implicati in processi biologici della parete dei vasi sanguigni. E’ stata quindi caratterizzata l’architettura genetica di questa comune malattia mostrando che la suscettibilità genetica è in gran parte dovuta a SNP comuni, ciascuno con un piccolo effetto.

Genetic association analyses highlight biological pathways underlying mitral valve prolapse. Nature Genetics 2015;47:1206. Il prolasso della valvola mitrale (MVP) è una comune (1:40 persone) valvulopatia cardiaca degenerativa che può comportare rigurgito mitralico, insufficienza cardiaca e morte. In gran parte sporadica ma con una complessa componente ereditaria che, almeno per la forma isolata, non è nota (vedi anche Mutations in DCHS1 cause mitral valve prolapse. Nature 2015;525:109, selezione Articoli Agosto 2015). Questa è una meta-analisi di 2 studi GWAS di 1.412 MVP casi e 2.439 controlli. Sono stato identificati 6 loci confermati in un altro studio (1.422 casi e 6.779 controlli) compatibili per funzione per essere nuovi geni candidati. In particolare LMCD1(LIM and cysteine-rich domains 1), codificante un fattore di trascrizione, il cui KO morfolino-mediato nello zebrafish determina insufficienza valvolare. Lo stesso fenotipo, sempre nello zebrafish, lo si ottiene con KO dell’ortologo di TNS1, che codifica la tensina 1, una proteina di adesione focale coinvolta nell’organizzazione del citoscheletro. Il topo Tns1-/- ha lembi valvolari posteriori ispessiti. Quindi sono stati identificati nuovi meccanismi patogenetici del rigurgito valvolare mitralico, che è la principale indicazione per l’intervento cardio-chirurgico.

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