Scelta di articoli
di Genetica Clinica/Umana pubblicati in Settembre
2015 nelle seguenti riviste: British
Medical Journal, Lancet, Lancet Neurology, Nature, Nature Biotechnology, Nature
Genetics, Nature Medicine, Nature Neuroscience, Nature Reviews Genetics, Nature
Reviews Neuroscience, NEJM, PNAS, Science & Cell.
ARTICOLI DA NON PERDERE
Fluent in DNA. Nature 2015;526:151. Commento molto
personale a questa nota: al termine del liceo volevo iscrivermi a Biologia, ma
mia cugina, chimica, mi ha detto “se vuoi fare il biologo, iscriviti a Medicina
e poi, se vorrai, potrai soddisfare questo tuo desiderio”. L’altro giorno, dopo
aver letto questa nota, ho ripetuto questo consiglio al figlio di un amico che
mi aveva chiesto un parere su quale facoltà scegliere. Il sottotitolo della nota è As genomics migrates to the clinic, job
options are emerging for genetic counsellors to explain the meaning in
mutations. Aggiungo, ancora come nota personale, che sarebbe
auspicabile che vi fossero anche in Italia lauree brevi di Genetic counseling,
magari sul modello inglese più che americano (conosco sufficientemente ambedue
i sistemi), ma comunque oltre alle job options si tratta di un nuovo
modo di esercitare la medicina con un’occupazione affascinante, varia e
stimolante, che richiede un lungo training medico, biologico e comunicativo
perché è verissimo che “It is exquisitely important how you deliver that
information”.
Return
of genetic testing results in the era of whole-genome sequencing. Nature
Reviews Genetics 2015;16:553. Quale risultati comunicare dopo l’esecuzione di WGS, che
fornisce un’impressionante quantità di dati, alcuni di questi di difficile
interpretazione di impatto clinico? Il ricorso a pannelli di geni riduce
significativamente le difficoltà interpretative anche se non elimina gli
incidental findings (IF), che possono essere validati ed avere significato
clinico, o validati senza la possibilità di adozione di misure terapeutiche o
preventive o possono avere un significato clinico non chiaro o non precisabile.
Da qui la necessità di sapere quando, a chi e come riportare questi risultati
ed anche i riscontri accidentali. Ma come sappiamo vi sono anche altri aspetti
da definire come la possibilità di informazioni rilevanti ai familiari e altri
aspetti etici.
Per alcuni di questi già
prima del NGS erano state preparate linee guida nazionali o di società
scientifiche ma il WGS ne ha posti alcuni molto specifici. In questa
Perspective vengono discussi i diversi approcci di comunicazione dei risultati
ottenuti dall’applicazione del WGS in ricerca e nella sua applicazione clinica.
Vengono fornite le linee guida proposte nei vari paesi per l’esecuzione di WGS
in clinica e/o ricerca (Tab. 1/2), in Europa quelle di ESHG per la clinica ed
anche per la ricerca per Germania e Danimarca, oltre a quelle del Regno Unito.
Alcuni paesi hanno anche legiferato sulla comunicazione di WES in ricerca
(Estonia, Finlandia, Spagna e Taiwan). Interessante la Tab. 3 che riassume le
varie posizioni a proposito della comunicazione dei risultati di WES, con la
generale possibilità di opt-out di
ricevere gli IF, con eccezione per i minori e per alcune condizioni. In questa
panoramica delle direttive internazionali e delle leggi nazionali che
riguardano l’applicazione di questa tecnica viene sottolineato che mancano
linee comuni non solo tra i vari paesi ma anche nella stessa nazione (vedi ACMG
e AJHG per opt-out da parte di
genitori di minori per condizione con “childhood medical actionability”) nella
comunicazione dei risultati e che vi è necessità di armonizzare quelle
esistenti. Considerazione finale: con la crescente
applicazione sia in ricerca che in clinica di WGS dalle domande che ora ci
facciamo (“how to return, who should return and when
to return”) si passerà rapidamente a “what should we not return?”.
Interessante l’ipotesi di
cui si discute da qualche anno di introdurre NGS in sostituzione dell’attuale
test di screening dei neonati asintomatici per condizioni immediatamente
trattabili. Dice la Perspective che ogni iniziativa in questo senso non deve
essere guidata dalla tecnologia ma da quello che riteniamo possa essere
l’impatto sulla salute pubblica e l’interesse del bambino. Quindi Sì, ma
targeted o con sequenziamento di specifici geni per evitare IF e consentire
l’identificazione di varianti di alto rischio per condizioni trattabili o
prevenibili, il cui trattamento deve iniziare nel periodo neonatale o nella
prima infanzia (http://dx.doi.org/10.1038/ejhg.2014.289).
Medicina di precisione non a parole,
nella pratica.
Genetics and neonatal diabetes: towards precision medicine. Lancet 2015;386:934. Commento di uno studio internazionale sui vantaggi, terapia,
prevenzione e prognosi, dovuti ad una precoce diagnosi genetica di screening
per il diabete neonatale (The effect of early, comprehensive genomic testing
on clinical care in neonatal diabetes: an international cohort study. Pg. 957).
Mutazione di geni codificanti glucochinasi (HNF1A e HNF4A) sono causa di
diversi tipi di diabete giovanile con esordio nella maturità con penetranza e
gravità variabile. Il diabete neonatale è raro (1:100.000 nati), diagnosticato
entro i primi 6 mesi di vita ed è dovuto a mutazione di più di 20 geni. Come per
molte malattie monogeniche è stata documentato che la diagnosi genetica
consente di indirizzare la specifica terapia migliorandone il decorso come ad
esempio un adeguato follow-up senza necessità di trattamento insulinico. In
questo studio internazionale (79 nazioni) sono state impiegate prima la sola analisi
Sanger e poi NGS mirato ai 21 geni noti del diabete ed anche l’analisi di
metilazione del cromosoma 6 (6q24) di 1.020 bambini di età < 6 mesi la cui
diagnosi di diabete era stata posta poco prima del reclutamento, analisi
genetica offerta gratuitamente in quanto nell’ambito di un progetto di ricerca
(che bello, ndr). Trovate mutazioni nell’82% dei bambini, più frequentemente in
geni del canale del potassio (390 bambini). A seconda del gene si applica la
specifica terapia e soprattutto si verifica la presenza di anomalie
extra-pancreatiche. Nel commento si sottolinea che il NGS targeted può valere non
solo per il diabete neonatale, ma anche per altre forme di diabete, se ritenute
monogeniche. Ma per queste sarebbe opportuno il NGD dell’intero genoma (porta
esempi).
MALATTIE NEUROLOGICHE/NEUROMUSCOLARI/NEURODEGENERATIVE/
PSICHIATRICHE
Parkin loss leads to PARIS-dependent
declines in mitochondrial mass and respiration. PNAS 2015;112:11696. Mutazioni o inattivazione di Parkina sono una delle cause
del Parkinson. In questo lavoro si sottolinea il ruolo di Parkina nel regolare
i molti meccanismi di controllo di qualità mitocondriale e si suggerisce che il
mantenimento della biogenesi mitocondriale sia critico per la sopravvivenza dei
neuroni dopaminici. Vedi anche CHCHD2 mutations in autosomal dominant late-onset Parkinson’s disease: a
genome-wide linkage and sequencing study. Lancet Neurology 2014;14:274 (Articoli Marzo 2015). La proteina codificata da CHCHD2 è localizzata nei
mitocondri.
Expanding the
prion disease repertoire. PNAS 2015;112:11748.
E’ ormai accertato che i prioni infettanti si replicano mediante un
malripiegamento autocatalitico di proteine normali dell’ospite (PrPC)
nella conformazione PrPSc causando un gruppo di encefalopatie
spongiformi trasmissibili (TSE), tra cui la m. Creutzfeldt–Jakob. Ma il
meccanismo prionico è causa di altre malattie. I depositi di una α-sinucleina
malripiegata nei neuroni o nelle cellule gliali sono un aspetto neuropatologico
comune a differenti malattie (Parkinson, demenza con corpi Lewy, Insufficienza
autonomica pura e l’Atrofia multisistema -MSA). Nel lavoro sullo stesso fascicolo (Evidence for α-synuclein prions causing multiple system atrophy in
humans with parkinsonism. Pg. E5308)
si dimostra che l’α-sinucleina malripiegata agisce come prioni causando MSA. A
differenza della MSA estratti cerebrali di pz con Parkinson non hanno
comportato una trasmissibilità in vitro se iniettati in cellule o in topi
ingegnerizzati nonostante il comune accumulo di α-sinucleina in ambedue le malattie
neurodegenerative. Questo suggerisce che i ceppi (o varianti) di α-sinucleina
nella MSA e nel Parkinson sono differenti.
Vedi
anche precedenti selezioni di articoli Giugno/Agosto 2015: Propagation of prions causing synucleinopathies in cultured cells. PNAS 2015;112:E4949. α -Synuclein
strains cause distinct synucleinopathies after local and systemic
administration. Pg. 340. Alzheimer’s and
Parkinson’s diseases: The
prion concept in relation to assembled Aβ, tau, and α-synuclein. Science 2015;349:601
ALZHEIMER
Alzheimer’s
fear in hormone patients. Nature 2015;525:165. News in focus sugli effetti sul SNC della terapia
con ormone della crescita (GH) ottenuto da ghiandole ipofisarie di cadavere:
non solo, come noto, la malattia neurodegenerativa Creutzfeldt–Jakob
(CJD), ma anche alcuni aspetti neuropatologici tipici dell’Alzheimer (Evidence
for human transmission of amyloid-β pathology and
cerebral amyloid angiopathy. Pg. 247
e Amyloid-β pathology induced in humans. Pg 193). Prima del 1985 sono stati trattati 30.000 bambini con deficit di GH con ormone
estratto da cadavere e dopo un periodo molto variabile (5-40 anni) il 6.3% di
questi hanno sviluppato CJD (dopo il 1985 si usa il GH umano ricombinante). Ora
sappiamo che nell’estratto di ipofisi che ha causato la m.
neurodegenerativa erano presenti prioni, una proteina normalmente prodotta che
diventa infettante e neurotossica quando adotta una configurazione anomala che
è in grado di provocare la stessa conformazione nelle altre proteine prioniche.
La caratteristica patologica nell’Alzheimer è costituita da aggregati insolubili
di proteina β-amiloide (Aβ), chiamate placche, tra
i neuroni. Ma è oggetto di ricerca se persone con diffusi depositi cerebrali di Aβ
svilupperanno l’Alzheimer. Ed è noto che negli animali di laboratorio si
ottengono aggregati di Aβ se nel loro encefalo vengono iniettate proteine Aβ
malripiegate, che sembrano comportarsi con meccanismo simile a quello dei
prioni. In questo lavoro è stato studiato l’encefalo di 8 persone decedute per
CJF all’età 36-51 anni trattate 30 anni prima con GH da cadavere. Oltre alle
lesioni della CJD sono stati trovati considerevoli diffusi aggregati Aβ in 4 di
questi e in quantità meno rilevante in 2. Da sottolineare che questi pz non
avevano mutazioni dei geni associati all’Alzheimer, che tali aggregati molto
raramente si trovano nelle persone di questa età e che non si trovano
nell’encefalo di casi di CJD non trattati con GH estratto. Questo lavoro conferma
che nelle ghiandole ipofisarie di pz con Alzheimer sono presenti depositi di Aβ
e suggerisce che nelle persone trattate con GH estratto da cadavere gli
aggregati sono provocati da una disseminazione di
Aβ. I risultati di questo lavoro sono uno stimolo a studiare i meccanismi di
formazione, la trasmissibilità e la tossicità delle proteine malripiegate nelle
malattie neurodegenerative.
A
proposito di propagazione transcellulare di aggregati di proteine malripiegate
nelle m. neurodegenerative.
Transcellular spreading
of huntingtin aggregates in the Drosophila brain. PNAS
2015;112:5427. In questo studio si è ricorsi al monitoraggio
della diffusione di aggregati di huntingtina umana con espansione
poliglutaminica nell’encefalo della
Drosofila, come modello della m. Huntigton. Si dimostra, ricorrendo anche a
controlli con huntingtina non espansa, che gli aggregati si diffondono
rapidamente con perdita di neuroni vulnerabili. E’ possibile impedire la
diffusione degli aggregati e la perdita neuronale bloccando l’esocitosi o
l’endocitosi sinaptica. L’impiego di farmaci modificatori potrebbe portare ad
una correzione della diffusione degli aggregati proteici nelle malattie neurodegenerative.
Phospholipid
dysregulation contributes to ApoE4-associated cognitive deficits in Alzheimer’s
disease pathogenesis. PNAS 2015;112:11965.
L’allele apoproteina E4 (ApoE4) è un importante fattore di rischio di Alzheimer
sporadico: nella popolazione generale il 20% della persone è portatrice di
questa variante con un 60% dei pz con Alzheimer che ne è portatore. Non chiari
i meccanismi patogenetici, suggerito tra gli atri un meccanismo di ridotta
clearance di β-amiloide (Aβ). In questo lavoro si mette in relazione il
genotipo ApoE4, che comporta specifiche alterazioni dell’omeostasi
fosfolipidica, con l’aumentata suscettibilità all’Alzheimer legata a tale
genotipo. Sono stati trovati livelli ridotti di fosfoinotisolo bifosfato (PIP2)
in tessuti cerebrali autoptici di pz con Alzheimer associato a ApoE4,
nell’encefalo di topi ApoE4 knok-in e in neuroni primari con espressione di
ApoE4, confrontati con i livelli dei controlli. I ridotti livelli di PIP2 erano
dovuti ad un’aumentata espressione dell’enzima degradante PIP2 (synj1). La riduzione di espressione di synj1 in topi ApoE4 porta a valori normali
i livelli di PIP2 e, ancor più importante, normalizza le capacità cognitive
legate all’Alzheimer presenti in questi topi. Possibili opzioni terapeutiche
per questa comune e devastante malattia dell’uomo.
AUTISMO
***
A molecular tightrope. Nature
2015;526:50. Commento di
un lavoro su un’altra rivista (An
Autism-Linked Mutation Disables Phosphorylation Control of UBE3A. Cell
2015;162:795) sul legame esistente tra autismo (sindrome
dup15q) e s. Angelman dovuto l’uno ad una duplicazione dell’allele materno di
UBE3A e l’altro a una sua inattivazione mediante differenti meccanismi
molecolari. Ci devono essere quindi meccanismi preposti ad uno stretto
controllo di espressione di questo gene a livello neuronale durante lo sviluppo
neurologico. Conosciamo alcuni meccanismi di stimolazione di UBE3A come alcuni
virus che tramite la sovraespressione di UBE3A stimolano la degradazione di p53
e quindi favoriscono la sviluppo di cancro o la proteina HERC2 che si lega a
UBE3A e che, quando mutata in omozigosi, riduce l’attività ligasica di UBE3A e
causa deficit intellettivo-autismo (MIM #615516) con lo stesso meccanismo
molecolare della s. Angelman. Ma poco sappiamo sui meccanismi inibitori di
UBE3A. In questo lavoro mediante studi in
vitro di cellule di pz si dimostra che PKA (protein chinasi A) inattiva
UBE3A tramite fosforilazione di un suo residuo treoninico (T485) e nelle cellule normali UBE3A passa da uno
stato inattivo ad uno attivo per assicurare opportuni livelli di attività.
Mutazioni di quel residuo aminoacidico impediscono la fosforilazione
determinando un’attivazione permanente
di UBE3A, causa di autismo, mentre mutazioni con perdita di funzione inattivano
il gene e sono causa di s. Angelman. Per verificare questa ipotesi gli AA hanno
provocato una mutazione del residuo aminoacidico T485 per prevenire la
fosforilazione e come effetto si è ottenuto un’iperattivazione di UBE3A. In vitro neuroni con questa mutazione
mostrano una grave alterazione della formazione delle sinapsi. Recentemente poi
è stato individuato mediante WES in un ampio campione pz con autismo un bambino
con autismo e normale quoziente intellettivo portatore di una mutazione
missenso del residuo T485, ulteriore prova della rilevante funzionale di questo
meccanismo regolatorio. Un dato rilevante quindi per incominciare a capire il
ruolo di questo gene e del pathway di PKA, del delicato equilibrio di
attivazione per il normale neurosviluppo, di come sia possibile che modifiche
di attività di UBE3A possano comportare condizioni cliniche differenti e se sia
ipotizzabile il ricorso ad inibitori della fosfodiestarasi (peraltro già in
commercio per altre patologie), che stimolano il pathway PKA, da usare come
terapia dell’autismo. Ed altre ottime considerazioni del commento.
***
From the genetic
architecture to synaptic plasticity in autism spectrum disorder. Nature Reviews
Neuroscience 2015;16:551.
Conosciamo molti geni regolatori della plasticità sinaptica coinvolti nell’autismo
(ASD), geni che codificano proteine dello scaffolding sinaptico, recettori,
molecole di adesione cellulare o proteine coinvolte nel rimodellamento
cromatinico, trascrizione, sintesi o degradazione proteica o nelle dinamiche dell’actina
del citoscheletro. In questa Review viene presentata l’architettura genetica
del ASD e il ruolo delle varianti comuni e rare in questa patologia, l’effetto
delle mutazioni a vari livelli della plasticità sinaptica e il ruolo nel ASD
dell’omeostasi sinaptica recentemente suggerito dalle più recenti ricerche.
Viene proposto che mutazioni di questi geni possono comportare un’aumentata o
una ridotta efficienza con cui la sinapsi trasferisce l’informazione (forza
sinaptica) o il loro numero e quindi la connettività cerebrale. Oltre a questo
effetto diretto viene discussa l’ipotesi che quando sono insufficienti i meccanismi
compensatori del “genetic buffering”, cioè i network genetici che mantengono costante la funzione e
l’omeostasi sinaptica, le mutazioni causano un’atipica connettività e la
comparsa dei segni della malattia. La grande variabilità fenotipica del ASD
potrebbe allora dipendere dal gran numero di differenti mutazioni causative e
dalla capacità del background genetico della persona di tamponare l’effetto
della mutazione. Interessante
la Fig. 1 con il rischio relativo di sviluppare ASD in base alla percentuale di
genoma condiviso con un pz con autismo (da lezione, ndr). Come interessanti i
database dei geni dell’autismo (https://gene.sfari.org/autdb/Welcome.do oppure https://gene.sfari.org/autdb/Welcome.do)
che presentano i geni associati al ASD, più di 400 con mutazioni rare, de novo e altamente penetranti. In ogni
modo il 10-25% dei pz con ASD ha una alterazione genetica, CVV o SNV. Poco si
conosce invece dell’effetto delle varianti comuni suggerite dall’analisi con
GWAS, che potrebbero essere coinvolte nel causare un insufficiente “genetic
buffering”. Interessante anche l’ipotesi patogenetica: le mutazioni comportano un’anomalia
di gemmazione e/o di sfoltimento delle sinapsi poco usate durante lo sviluppo
cerebrale, responsabile di una anomala coordinazione e competizione tra i
network neuronali e di conseguenza un’alterata integrazione delle informazioni
attraverso diverse modalità sensoriali, come succede appunto nel ASD.
GENETICA UMANA/CLINICA
***
Exome
sequencing identifies recurrent mutations in NF1 and RASopathy genes in
sun-exposed melanomas. Nature Genetics 2015;47:996. L’applicazione del NGS nei melanoma ha confermato la
frequente presenza in questi tumori di mutazioni somatiche della superfamiglia
RAS (BRAF, NRAS e RAC1). In questo lavoro l’analisi WES di 213 melanomi ha
identificato mutazioni inattivanti di NF1 con l’effetto di attivazione RAS.
Quindi la perdita biallelica di questo oncosoppressore è un’anomalia genetica
frequente nel melanoma che se è associata a mutazioni di altri geni delle
RASopatie potenzia la formazione di melanomi. Da qui l’interessante possibilità
che i melanomi da mutazione NF1 richiedano ulteriori alterazioni per una forte
attivazione del pathway MAPK. In questo senso potrebbe essere interpretato il
fenotipo Noonan letale o molto grave per mutazioni concomitanti NF1 e PTPN11 e
il caso pubblicato di mutazione NF1 e PTPN11 con glioma bilaterale del nervo
ottico mentre altri membri della famiglia con mutazione NF1 avevano una forma
lieve di NF1 (macchie caffè-latte).
Come
per il retinoblastoma con il tumore polmonare a piccole cellule, la mutazione
costituzionale di NF1 determina il fenotipo classico e mutazioni somatiche
successive accompagnate da altre mutazioni sono causa di una varietà di forme
di cancro (tra cui il melanoma, ndr)(molto interessante, il che vuol dire che
in caso di NF1 o Noonan molto grave non ci si deve accontentare della mutazione
del gene atteso ma applicare con NGS il pannello RAS).
A genetic cause of Alzheimer disease: mechanistic
insights from Down syndrome. Nature
Reviews Neuroscience 2015;16:564. Persone con sindrome Down sono a
rischio di sviluppare l’Alzheimer precoce (AD-DS)(5-10% per pz di età 40-49
anni e >30% per età 50-59 anni), attribuito, almeno in parte, al fatto che
il gene codificante la proteina precursore dell’amiloide (APP) è sul cromosoma
21. Ma altri geni del cromosoma 21 potrebbero contribuire a causare tale
patologia neurologica. In questo Opinion article si vuole presentare una
panoramica degli aspetti clinici e patologici di AD-DS con un confronto con
altre forme di Alzheimer, in particolare quelle indotte da duplicazione di APP (Dup-APP)(piccola
CNV familiare con Alzheimer e cerebropatia cerebrale amiloide, con dimensioni
molto variabili della dup nei 20 pz
pubblicati e differenti i geni coinvolti)(Fig. 2). Capire perché nella Trisomia
21 vi sia rischio significativo di Alzheimer potrebbe aiutarci ad identificare i
meccanismi (geni e pathway) della demenza nella popolazione generale. Viene confrontata
la clinica e la neuropatologia dei soggetti AD-DS e Dup-APP). Nella AD-DS l’età
di insorgenza è più avanzata e sono minori i rischi di emorragia
intracerebrale, che invece è frequente (20-50% dei casi) nella Dup-APP. L’ipotesi
formulata è di un effetto protettivo di un gene (geni) triplicato nel cromosoma
21. Le anomalie neuropatologiche, con la riserva dei pochi dati disponibili per
Dup-APP, sembrano simili nelle due condizioni.
Vengono presentati (Fig. 3) i
meccanismi ed i geni ritenuti importanti per lo sviluppo della demenza in pz
AD-DS. Da chiarire comunque con ulteriori studi il motivo del ritardo nei casi
AD-DS, rispetto ai casi Dup-APP, di comparsa della demenza, di come si
producono le anomalie del neurosviluppo e l’identità dei geni con locus sul
cromosoma 21 che svolgono un certo effetto protettivo.
Gli AA, pur consci che possono esserci
problemi etici (consenso informato) nello studiare ed eventualmente trattare le
persone con DS per la prevenzione o cura dell’Alzheimer, sottolineano che la
Trisomia 21 potrebbe aiutarci a capire i processi della neurodegenerazione ed
eventualmente insegnarci strategie terapeutiche che possono beneficiare chi è a
rischio di Alzheimer (Trisomia 21 come
esperimento naturale? Ndr).
Nav1.9: a sodium channel linked to human
pain. Nature Reviews Neuroscience 2015;16:511. Il canale del sodio voltaggio
dipendente Nav1.9, codificato dal gene SCN11A, è espresso preferenzialmente nei nocicettori e nei
modelli murini svolge un ruolo importante nel dolore infiammatorio e
neuropatico. Da qui l’idea di una terapia del dolore che agisca selettivamente
su Nav1.9 senza provocare effetti sfavorevoli sul SNC, come
sedazione e confusione. In questo aggiornamento sono riassunti gli studi
funzionali di Nav1.9 che hanno consentito di far luce sulle
peculiari caratteristiche di questo canale e sul suo contributo alla risposta
dei neuroni sensori in condizioni normali e patologiche. In base a studi
nell’uomo di malattie genetiche con dolore da mutazione di SCN11A (Dolore
episodico familiare SCN11A‑correlato, Neuropatia
periferica dolorosa e Insensibilità al dolore con automutilazioni) si conclude che
Nav1.9 è importante nel regolare l’eccitabilità dei neuroni sensori
e nel segnale del dolore. Questo canale costituisce un buon potenziale
bersaglio terapeutico del dolore.
Vedi anche ottimo commento e articolo
(selezione Novembre 2013)( No pain, more gain. Nature Genetics 2013;45:1271 e A de novo gain-of-function
mutation in SCN11A causes loss of pain perception. Pg. 1399).
Mitochondrial dysfunction and seizures: the neuronal energy crisis. Lancet
Neurology 2015;14:956. L’ampio ruolo dei mitocondri nelle funzioni
metaboliche e nella sintesi dei neurotrasmettitori, dell’omeostasi del calcio, nella
segnalazione redox, nella produzione di ossigeno reattivo e nella morte
neuronale spiega perché la disfunzione mitocondriale sia un’importante causa di
epilessia. Sono noti infatti 165 geni coinvolti nella funzione mitocondriale (geni
nucleari e geni mitocondriali) e causa di tale patologia. In questa review
vengono riassunte le conoscenze sulle varie forme di epilessia genetica
dimostrando che tutte le disfunzioni mitocondriali possono produrre epilessia.
Vengono anche prese in considerazione le alterazioni secondarie di funzione
mitocondriale nell’epilessia acquisita e discussi i potenziali meccanismi che
legano la disfunzione mitocondriale all’epilessia (bella la Fig. 3 con i
possibili meccanismi patogenetici delle cause genetiche, geni mitocondriali e geni nucleari, ed acquisite).
Si sottolineano anche le prospettive terapeutiche delle epilessie legate a
disfunzione mitocondriale e, importante, e la necessità di evitare per gli
effetti collaterali che comportano in queste epilessie mitocondriali i farmaci
che interferiscono con la funzione mitocondriale come la gentamicina e le tetracicline,
agenti antivirali, composti che interferiscono con la biosintesi del coenzima Q10,
come gli inibitori della β-HMGCoA reduttasi e l’acido
valproico, per i noti effetti sul fegato, nella s. Alpers-Huttenlocher, (sindrome
da deplezione mitocondriale 4A MIM #203700) con encefalopatia epilettica ad
insorgenza precoce spesso con insufficienza epatica.
The
dynamics of mitochondrial DNA heteroplasmy: implications for human health and
disease. Nature Reviews Genetics 2015;16:530. Varianti genetiche comuni del mtDNA aumentano
il rischio di gravi malattie tra cui anche quelle neurodegenerative. In questa
Review si spiega come si producano tali varianti e come si diffondano da
cellula a cellula e accumularsi negli organi causando le malattie comuni legate
all’età.
Plasma DNA
tissue mapping by genome-wide methylation sequencing for noninvasive prenatal, cancer,
and transplantation assessments. PNAS 2015;112:E5503. Il plasma è costituito da proteine rilasciate da vari
tessuti. Queste proteine sono identificabili ed è possibile conoscerne la
relativa proporzione ricorrendo ad una tecnica che tiene conto della
metilazione del DNA caratteristica do ogni tessuto.
Tale
tecnica è stata applicata in gravide, in pz con cancro e in chi ha ricevuto un
trapianto ed ha consentito di identificare il tessuto di provenienza di
anomalie genomiche presenti nel DNA plasmatico. In particolare in 5 gravide con
feto con trisomia 21 è stato osservato un incremento del contributo placentare
di marcatori del cromosoma 21 e non del contributo di altri cromosomi. Tecnica
applicabile in ricerca e in clinica e in vari campi, dalla diagnosi prenatale, all’oncologia
e nel monitoraggio dei trapianti.
Twenty-five
years of big biology. Nature 2015;526:29. La storia e la celebrazione di Human Genome
Project, con le foto dei pionieri e attuali.
Mendel,
Mechanism, Models, Marketing, and More. Cell 2015;163:9. Ricorre il 150° anniversario della presentazione degli studi
sull’ibridazione delle piante da parte di Mendel alla Brunn Natural History
Society. La storia di Mendel e di come è stata accolta la sua geniale osservazione
e deduzione, avvenuta prima della scoperta della meiosi e di altri aspetti
allora del tutto sconosciuti, come gli elementi trasponibili. Immaginando di
portarla ai nostri tempi se Mendel avesse mandato il suo lavoro ad una rivista
ad alto impatto non sarebbe stata accettato perché descrittivo, prematuro e
senza aver approfondito i meccanismi alla base delle sue osservazioni. Solo
che, dice l’A., tutta la scienza è descrittiva, varia solo del livello e della
grandezza dei dettagli.
Experts
back genome editing in human embryo research. BMJ 2015;351:h4874.
Un gruppo internazionale di ricercatori, bioeticisti e di esperti di salute
pubblica si sono riuniti (Settembre 2015) per produrre un documento sul genome
editing in epoca embrionale precoce nella specie umana: i ricercatori possono
manipolare il genoma in embrioni o nelle cellule germinali solo per capire
meglio i processi biologici dello sviluppo, ma non per scopi clinici o
riproduttivi.
Hinxton
Group. Statement on genome editing technologies and human germline genetic Modification
(www.hinxtongroup.org/Hinxton2015_Statement.pdf).
Special Section Science:
Hunting mutations, targeting disease. Science 2015;349:1471. Introduzione generale
sulle nuove tecniche genetiche, che termina con una frase molto condivisibile:
“While some mutations are easier to
target than others, which can cause frustration at the pace of (quando si vuole) translating genetic information into medical help, enormous progress
has arguably been made in the decade since the first human genome was
decoded—and there’s the promise of even more clinical applications in the
future”.
Can 23andMe
have it all? Pg. 1472. La compagnia che vende ai
consumatori test genetici ha ora una banca di DNA di oltre un milione di persone
ed è orientata a cercare farmaci per la terapia delle malattie genetiche.
Who has your
DNA—or wants it. Pg. 1475. Science ha fatto un elenco di
17 biobanche che hanno o programmano di avere dati genomici di più di 75.000
persone. I dati vanno dai SNP ad esomi e all’intero genoma. Citate biobanche
USA, Inglesi, una cinese ed una dell’Arabia Saudita, nessuna italiana.
Reviews:
The origins,
determinants, and consequences of human mutations. Pg. 1478. Nuove conoscenze del tasso,
dello spettro e delle cause di mutazioni genomiche e come queste ci aiutino
nella comprensione delle malattie mendeliane e complesse.
Somatic mutation
in cancer and normal cells. Pg. 1483.
Genetics and
genomics of psychiatric disease p.
1489. Nonostante i considerevoli risultati ottenuti con gli
studi genomici di larga scala nella comprensione dei fattori che contribuiscono
a causare le principali malattie psichiatriche (da varianti comuni con un
relativo piccolo contributo a varianti rare con maggior contributo) vi sono ancora
alcuni ostacoli nella loro individuazione, difficoltà dovute alla eterogenicità
e alla loro complessità genetica (poligenicità) di queste patologie e alle
difficoltà di integrare i vari livelli (molecolare, cellulare, dei circuiti
neuronali) di azione.
Mutations
causing mitochondrial disease: What is new and what challenges remain? p. 1494. Anche per le malattie
mitocondriali, da mutazioni di geni dei mitocondri e geni nucleari, si sono
ottenuti insperati risultati nella diagnosi e nella prevenzione. Ma la terapia
di queste malattie è ancora lontana. In questa Review vengono presentati i
progressi fatti e le sfide che ci attendono.
Serie di articoli sulle varianti
genomiche:
****
Can the impact
of human genetic variations be predicted? PNAS 2015;112:11426. Nel genoma umano di ciascuno di noi vi sono circa 20.000
varianti di singolo nucleotide di geni codificanti proteine in genere in
eterozigosi. Quando queste sono presenti in >1% in una certa popolazione si
dicono comuni, le altre rare e alcune addirittura “private”. In ogni persona
almeno due SNV possono essere causa di una malattia monogenica. Si ricorre
allora a sistemi bioinformatici che consentano di ridurre drasticamente il
numero di varianti per arrivare a una priorizzazione (termine italiano usato da
quasi di due secoli, Accademia Crusca) delle varianti per arrivare a varianti
candidate nell’esoma di pz o per ricerca. Si è così arrivati alla visione utopica
(o addirittura distopica, che è l’estremo negativo) di una medicina genetica
che si basa solo sul laboratorio per trarre conclusioni dal sequenziamento
genomico. Idealmente i metodi di filtraggio usati dovrebbero avere un basso
tasso di risultati falsi positivi, filtrare il maggior numero di varianti
irrilevanti (un pagliaio il più ridotto possibile) e un basso tasso di falsi
negativi (l’ago non deve essere rimosso dal pagliaio). Nel lavoro pubblicato
sullo stesso fascicolo (Comparison of
predicted and actual consequences of missense mutations. Pg. E5189) si
dimostra sperimentalmente che i software usati normalmente comportano un basso
tasso di falsi negativi ma un alto tasso di falsi positivi. In topi esposti a
un mutageno (ENU) è stata posta attenzione a 30 missenso di 33 geni
dell’immunità e si è osservato che solo il 20% delle variante classificate come
patogene con i vari sistemi (SIFT, Poly-Phen-2, CADD) avevano in vivo il fenotipo “nullo” e che nessuna di quelle stimate benigne aveva
alcun fenotipo. Quindi risultati differenti tra metodi in
silico (molti falsi positivi) e in modelli animali in vivo. Effetto di ipo- o iper-mofismo delle varianti che non
causano il fenotipo dell’allele nullo? Sembra di no, perché è stato studiato in vitro l’impatto biochimico di 2.314
missenso del gene TP53 umano (le cui mutazioni somatiche sono comuni nel cancro):
in solo il 4% delle varianti risultate in
silico benigne sono risultate in
vitro patogene, mentre ben il 40% delle varianti patogene in silico come patogene avevano uno
scarso o nullo impatto biochimico in vitro,
quindi ancora un eccesso di falsi positivi con la predizione da software. Da
non sottovalutare però che il metodo in
silico comporta almeno pochi falsi negativi, perché “the worst-case
scenario is to miss the good mutation”. E per le mutazioni non sinonime e non
missenso? Non sempre per queste c’è effetto deleterio della mutazione. Nel
commento vengono fatti numerosi esempi del perché e le metodologie da adottare,
non ultima quella della genetica classica. Alla fine del commento si conclude
che questo studio ci ricorda che sarà necessario validare sperimentalmente con
studi funzionali tutte le predizioni computazionali di patogenicità.
Soprattutto nel caso di nuova mutazione candidata ad essere la causa di un
fenotipo anomalo o quando si trova una mutazione causa di malattia in un pz con
fenotipo diverso da quello noto, ricorrendo in futuro alla tecnologia iPSCs and
CRISPR/Cas9.
The end of the start for
population sequencing. Nature 2015;526:52. Sottotitolo: In the final phase of a seven-year project, the genomes of 2,504 people
across five continental regions have been sequenced. The result is a compendium
of in-depth data on variation in human populations.
A global reference for human genetic variation. Nature 2015;526:68. Report del The
1000 Genomes Project Consortium: analizzato il genoma di 2.500 persone di 26
differenti popolazioni con WGS a bassa copertura, WES ad alta copertura e
microarray. Viene presentata la distribuzione delle varianti trovate e vengono
discusse le implicazioni relative alle malattie complesse.
An integrated map of structural variation in 2,504
human genomes. Nature 2015;526:75. Catalogo utile per
futuri studi demografici delle varianti strutturali, del loro impatto funzionale
e della loro associazione a malattie.
Global
diversity, population stratification, and selection of human copy-number
variation. Science 2015:349:1191.
Le varianti del numero di copie genomiche possono essere diverse da popolazione
a popolazione ed essere causa di malattia. In questo studio veramente multicentrico
(nessuno italiano, ndr) sono state esaminate le CNV di 236 genomi di 125
diverse popolazioni. Si è visto che le delezioni erano maggiormente sotto
selezione mentre le duplicazioni, meno soggette alla pressione selettiva
rispetto alle delezioni, interessavano più frequentemente geni indicando che
erano sedi a maggior selezione adattativa ed erano maggiormente popolazione
specifiche.
Strength in small numbers. Science 2015;349:1282. Perspective
che commenta un lavoro sullo stesso fascicolo
(Greenlandic
Inuit show genetic signatures of diet and climate adaptation. Pg. 1343) che applicando uno studio di associazione GWAS in una
piccola popolazione indigena è stato possibile chiarire le varianti genetiche
che contribuiscono alla statura e al peso della persona e come gli uomini
moderni si sono adattati a diversi climi e diete. Lo studio è stato condotto in
circa 4.500 inuit che vivono da
migliaia di anni nell’Artico (uno dei due gruppi principali degli Eschimesi,
wiki) e che sono esposti al freddo per una buona parte dell’anno e si cibano di
alimenti ricchi di grasso di animali marini. Sono state individuate regioni
genomiche che contengono geni che codificano le desaturasi degli acidi grassi
(FADS), importanti modulatori della composizione degli acidi grassi, e geni che
hanno un ruolo nella distribuzione dei grassi e nello sviluppo del muscolo e
del cuore. In questa coorte alcune varianti vicine ai loci FADS sono risultate
associate a piccole dimensioni corporee e statura più bassa. In una coorte di
europei (170.000) due di queste varianti sono risultate solo lievemente
associate a una riduzione di statura, probabilmente perché rare in questa
popolazione. Nel corso dell’evoluzione l’adattamento ad ambienti molto diversi
può determinare la comparsa di fenotipi ai due estremi della distribuzione di
quel carattere che possono essere dovuti a pochi geni con considerevole
effetto. Condizione ideale per studi di associazione di piccoli campioni di
soggetti. Analoga metodologia che è stata adottata, sempre per la statura, in
Africa centrale come adattamento all’ambiente tropicale, o l’adattamento alle
alte stature in America del sud, in Tibet e in Etiopia (vedi bella figura del
commento). Questi studi sono complementari e di aiuto interpretativo degli
studi di associazione nelle aree urbane popolazioni. Ma non sempre attuabili
per la resistenza delle popolazioni isolate, per cultura e perché temono uno
sfruttamento commerciale. E’ auspicabile un dialogo tra popolazioni indigene e
ricercatori per trovare vantaggi per tutti.
The UK10K project identifies rare variants in health
and disease. Nature 2015;526:82. Report dei primi
risultati del UK10K Consortium applicando WGS a
bassa copertura e WES ad alta copertura su 10.000 persone della popolazione
inglese e pazienti. Sono stati identificati nuovi alleli associate ai livelli
di trigliceridi (APOB), adiponectina (ADIPOQ) e colesterolo a bassa densità
(LDLR e RGAG1).
A tree of the human brain. Science 2015;349:37.Commento di un articolo (Somatic
mutation in single human neurons tracks developmental and transcriptional
history. Pg. 94). Come
noto i neuroni sopravvivono allo stato postmitotico per decine di anni e il
loro genoma è soggetto a danni. In questo studio di varianti SNV neuronali nel
cervello umano si dimostra che a differenza delle cellule germinali e del
cancro, dovute spesso a errori di replicazione di DNA, le mutazioni neuronali riflettono
un danno nel corso della trascrizione attiva. Queste mutazioni somatiche del
singolo neurone costituiscono quindi una traccia delle mutazioni avvenute e
dello sviluppo dell’encefalo.
MODELLI ANIMALI E NUOVE TERAPIE
Disease-proportional proteasomal
degradation of missense dystrophins. PNAS 2015;112:12414. Circa il 10% dei pz con distrofinopatia (Duchenne/Becker) ha
una mutazione nonsenso e tutti sono candidati per la terapia con farmaci che promuovono
il superamento in fase di traduzione (read-through) delle mutazione nonsenso
con codone di stop. Il 7% di pz ha una piccola inserzione o delezione (indel) che
causano uno scivolamento di lettura e sono curabili con strategie di skipping
esonico (Rectifying RNA splicing errors
in hereditary neurodegenerative disease. PNAS 2015;112:2637)(articoli Marzo
2015). I portatori di una missenso (1% dei pz con DMD/MMD) rappresentano una sotto
popolazione orfana di terapie. In questo lavoro si dimostra che in vitro è possibile prevenire la
degradazione della distrofina mutata con piccole molecole che agiscono sul
sistema di degradazione cellulare.
Bacteria yield new gene
cutter. Nature 2015;526:17. La tecnica di
editing genico CRISPR/Cas9 ha rivoluzionato la
ricerca ed ha reso possibile la sua applicazione in vari campi e specie dai
batteri all’uomo, inclusi gli embrioni umani, e ha prospettive di diventare per
la sua praticità ed economicità la tecnica della nuova terapia genica. Ora (25
Settembre 2015) è stato annunciato da uno dei suoi inventori la scoperta di una
proteina che renderebbe più facile e più conveniente ancora la sua applicazione
evitando alcune delle sue limitazioni attuali.
Knocking down disease: a progress report on siRNA
therapeutics. Nature
Reviews Genetics 2015;16:543. L’interferenza dell’RNA con siRNA silenzia
il gene mutato tramite KO dell’RNA bersaglio ma può non reprimere completamente
l’espressione del gene mutato, può essere inefficace quando si richiede la sua
completa repressione, ha poca specificità e infine può avere effetti
indesiderati (Therapeutic genome
editing: prospects and challenges. Nature Medicine 2015;21:121)(Articoli
interesse Febbraio 2015).
In questa Review vengono presentati i
risultati delle recenti sperimentazioni cliniche con siRNA che mostrano un
efficiente e durevole knockdown genico a livello epatico con esiti clinici
promettenti e poca tossicità. E vengono presentate le prospettive per un’azione
positiva per l’interferenza RNA in altri organi bersaglio. In Tab. 1 sono presentate
8 sperimentazioni in varie fasi, per le malattie genetiche
l’ipercolesterolemia, emofilia A e B e altre malattie della coagulazione (tutte
in fase I).
CARATTERI-MALATTIE
COMPLESSE/STUDI ASSOCIAZIONE
Whole-genome sequencing identifies EN1 as a
determinant of bone density and fracture. Nature
2015;526:112.
Non nota l’entità del contributo di
varianti rare (MAF 1-5%) o molto rare (≤ 1%) per i caratteri e per le malattie
complesse nella popolazione generale. Il progetto UK10K, con i risultati
ottenuti dal WGS, consente di affrontare l’argomento nella popolazione di
discendenza europea. L’osteoporosi è una comune malattie scheletrica che
predispone a fratture. La densità minerale ossea (BMD) ha un’alta ereditabilità
(circa 85%), sono numerosi geni associati ai valori di BMD, individuati con
GWAS, ma tutti insieme spiegano solo il 5% della varianza genetica di questo
carattere. Ma va sottolineato che GWAS non è in grado di determinare il ruolo
delle variante rare o molto rare. In questo studio sono state identificate con
WGS nuove varianti genetiche non codificanti che hanno un importante effetto
sul BMD e sulle fratture scheletriche in questa popolazione. E’ stata individuate
una variante non codificante vicina al locus del gene EN1 (engrailed homeobox-1)(che
codifica una proteina importante per lo sviluppo della segmentazione, richiesta
per la formazione dei compartimenti posteriori OMIM *131290), con un effetto 4
volte maggiore rispetto a quanto già riportato per il BMD della colonna
lombare, e che è anche associata ad una diminuzione del rischio di fratture. Nel
modello di topo con perdita condizionale di En1 si osserva una riduzione della massa
scheletrica, probabilmente da aumentato turnover osseo. E’ stata anche identificata
un’altra variante genetica non codificante con considerevoli effetti sul BMD
vicina al gene WNT16, (gene della famiglia WNT che codifica molecole di segnale
implicate nella oncogenesi e in numerosi processi di sviluppo tra cui la
regolazione del destino e differenziazione cellulare durante l’embriogenesi,
OMIM *606267). In conclusione le varianti di bassa frequenza hanno un ruolo
importante sulla massa ossea e sulle fratture scheletriche. Un suggerimento per
proseguire con WGS nella popolazione generale per migliorare le nostre
conoscenze sull’architettura genetica dei caratteri e delle malattie complesse.
Association
analyses identify 38 susceptibility loci for inflammatory bowel disease and
highlight shared genetic risk across populations. Nature
Genetics 2015;47:980. La colite ulcerosa e la m. Crohn sono
le principali malattie infiammatorie intestinali (IBD). Il lavoro è il primo
studio di associazione di confronto tra persone di diversa etnia (trans
ancestrale) con dati GWAS o Immunochip di un’ampia coorte di persone di origine
europea e di Immunochip di persone di discendenza sud est asiatica, indiana o
iraniana.
Individuati 38 nuovi loci con direzione e grandezza simile di
associazione tra gli europei e i non europei. Ma tra le diverse popolazioni è
stata osservata eterogeneità genetica per numerosi loci noti per le differenze
di frequenza allelica (NOD2) o per forza di associazione (TNFSF15 e ATG16L1) o
per ambedue (IL23R e IRGM). Utile quindi in questi studi il confronto tra etnie
diverse che ci fanno individuare, per questa e per altre patologie complesse,
l’architettura genetica nelle differenti popolazioni.
FARMACOGENETICA
A coding
variant in RARG confers susceptibility to anthracycline-induced
cardiotoxicity in childhood cancer. Nature Genetics 2015;47:1079. I farmaci del gruppo delle antracicline (tra cui la
doxorubicina e la daunorubicina) sono i più comuni antitumorali, (50% del cancro infantile), ma hanno
frequentemente degli effetti tossici, con disfunzione cardiaca asintomatica nel
57% dei casi e insufficienza cardiaca congestizia nel 16%. Sono noti alcuni possibili loci associati a
tali effetti, ma mancano adeguati studi clinici e funzionali che possano favorirne
l’uso nella pratica clinica. In questo studio di due diverse popolazioni di pz
trattati (una europea e una non europea) si è identificata una forte
associazione della cardiotossicità con una variante non sinonima del gene RARG
(recettore ϫ dell’ac. retinoico) che ne altera la funzione causando una
derepressione (inibizione della proteina repressore) della Topoisomerasi IIβ (TOP2B). Pz con tale variante hanno un significativo (5
volte) rischio di sviluppare cardiotossicità. Questo fornisce informazioni
sulla fisiopatologia di questo grave effetto indesiderato e indica un possibile
test farmacogenetico per le antracicline.
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